Uccise un bimbo di 11 anni a colpi di pietra, si iscrive a Facebook e scoppia la rivolta

Erick Scherztbeger, condannato a venti di carcere, ha fatto il suo debutto sui social. Nel 1998, a Piedimonte San Germano, insieme ad altre persone massacrò il piccolo Mauro Iavarone

Il povero Mauro Iavarone

Uno degli assassini di Mauro Iavarone, il bimbo di undici anni massacrato con trentuno colpi di pietra alla testa, torna libero e si iscrive a Facebook. Una decisione, quella presa Erik Schertzberger, che non è passata inosservata e che a Piedimonte San Germano (provincia di Frosinone), paese dove Mauro era nato e cresciuto, ha scatenato una vera e propria rivolta social. "Con quale coraggio ha deciso di mostrare la sua identità - spiega Giorgio Miveni un caro amico del bimbo ucciso -. Quell'essere ha già beneficiato dell'indulgenza della Legge italiana che lo ha condannato a soli sedici anni ma ne ha scontati la metà. Oggi invece di sparire, di rendersi invisibile, pretende anche di avere una vita normale? E la vita di Mauro? Quella di sua madre Rosa? E della sorella Teresa? E quella di tutti noi che all'epoca eravamo bambini come quel povero ragazzino e ci siamo visti rubare l'infanzia?".

Lo sconcerto del sindaco

Parole che fanno male al cuore e che vengono supportate da quelle del sindaco Gioacchino Ferdinandi. "Leggere quel nome è stato per tutti noi un colpo al cuore. Quella persona, come tutte le altre che hanno partecipato all'omicidio brutale di Mauro, non vive più a Piedimonte da anni ma quanto commesso resterà sempre nella mente di tutti noi. Mauro ed il dolore della sua povera madre continuano ad essere oltraggiati". Piedimonte da due mesi a questa parte, con l'uccisione di Gabriel Feroleto, è tornata a patire il dramma di ventuno anni fa.

L'omicidio

Mauro Iavarone, undici anni compiuti da poco, scomparve la sera del 18 novembre del 1998. La madre Rosa e la sorellina Teresa iniziarono a cercarlo ovunque. Per due giorni l'intero paese si mobilitò per cercare di capire dove potesse essere finito un bambino così piccolo che amava girare con la sua biciclettina, una Graziella rossa, nei dintorni del quartiere popolare dove viveva con la famiglia. A dare un risvolto drammatico alla vicenda fu proprio il rinvenimento dell'amata bicicletta in una zona troppo lontana da casa. I carabinieri iniziarono a raccogliere voci e informazioni tra gli adolescenti e sabato 21 novembre, quattro giorni dopo la scomparsa, il corpicino di Mauro Iavarone venne ritrovato nascosto tra rovi e rifiuti in un bosco di San Giovanni Incarico. Lo uccisero con decine di colpi di pietra alla testa.  

L'arresto

Le indagini dei carabinieri si concentrarono subito su una banda di baby bulli che in paese creava non pochi problemi: dalle molestie ai furti. Mauro venne attirato in una trappola e massacrato di botte forse per vendetta nei confronti di uno zio troppo ingombrante (il boss Libero Forlini all'epoca in carcere ma che in paese era temuto da tutti) o forse perché il bimbo era stato testimone di un qualcosa che poi avrebbe potuto riferire proprio al fratello della madre. Per il suo spietato assassinio vennero quindi arrestati Erik il peruviano, al secolo Erik Schertzberger, Denis Bogdan e suo fratello (assolto in tutti e tre i gradi di giudizio insieme ad un altro rom residente a Frosinone) e il minorenne Claudio T.

Le condanne

In Corte d'Assise (le pene vennero poi ridotte nei successivi gradi di giudizio) ad essere condannati furono Denis Bogdan che si vide infliggere l'ergastolo ed Erik Schertzberger, che si vide infliggere venti anni. Sette anni di reclusione furono inflitti dalla Procura dei Minori di Roma a Claudio T, vicino di casa di Mauro. Venne accusato di favoreggiamento. Secondo i giudici, Denis Bogdan ed Erik Schertzberger hanno compiuto l'omicidio "in concorso con una o più persone non identificate". A far condannare Denis all'ergastolo furono le aggravanti della premeditazione, dei motivi abietti, delle sevizie e crudeltà. Per Erik invece venne tenuto conto della sua confessione che consentì agli investigatori di ritrovare il corpo martoriato del povero bambino.

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