Cronaca

Omicidio Gabriel, il 22 maggio inizia il processo per Nicola Feroleto, padre del bimbo

L'uomo, in carcere da oltre un anno, deve rispondere insieme alla compagna Donatella Di Bona, della morte per soffocamento del loro unico figlio, avvenuta nell'aprile del 2019 a Piedimonte San Germano

Il 22 maggio, salvo ulteriori rinvii, avrà inizio nell'aula di Corte d'Assise del tribunale di Cassino, il processo a carico di Nicola Feroleto, padre di Gabriel, il bimbo di soli 28 mesi assassinato il 17 aprile del 2019 in una strada di campagna a Piedimonte San Germano. A finire in carcere con la gravissima accusa di infanticidio sono stati i genitori del piccolo: Nicola Feroleto e Donatella Di Bona. Nicola Feroleto è difeso dall'avvocato Luigi D'Anna.

Il grido di innocenza

L'uomo, che aveva riconosciuto il bambino ma che non viveva a casa della compagna in quanto già sposato e già padre di due ragazzi, ha sempre dichiarato ai carabinieri ed ai magistrati Valentina Maisto e Roberto Bulgarini Nomi, di essere estraneo ai fatti e per questo ha rifiutato alternativi riti di giudizio. Secondo la sua ricostruzione l'amante Donatella  Di Bona avrebbe ucciso il bambino in un momento di rabbia e poi avrebbe accusato il padre per vendetta.

La confessione di Donatella

Di tutt'altro tenore la versione fornita dalla ventottenne nelle ore successive all'arresto avvenuto per mano dei Carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Cassino che hanno risolto il caso in brevissimo tempo. In un primo momento la giovane mamma ha raccontato che lei ed il bimbo erano stati investiti da una macchina pirata. Una volta arrivata in caserma per formalizzare alcune incongruenze ha invece iniziato a raccontare un'altra, drammatica, scioccante verità. Il bambino era stato ucciso, soffocato con una mano, da lei e dal compagno perché irrequieto. Donatella Di Bona ha scelto il rito abbreviato dinanzi al Gup

L'assurdo movente

'Ci eravamo appartati nella macchina di Nicola con Gabriel che dormiva nel sedile posteriore. Stavamo consumando un rapporto sessuale. Lui si è svegliato ed ha iniziato a piangere, voleva scendere, voleva andare dalla nonna. L'ho scosso, l'ho afferrato e lui piangeva di più e allora gli ho messo la mano davanti la bocca per farlo tacere. Nicola era davanti a me e non ha fatto nulla"

Lo stato di choc

Quando Donatella venne notata dai passanti lungo via Volla, alla periferia di Piedimonte San Germano, stringeva il bimbo in braccio che pareva dormisse. In realtà Gabriel era già morto. Poi la richiesta di aiuto ai vicini sostenendo che il bimbo fosse stato investito da una macchina poi fuggita. Gli investigatori del capitano Ivan Mastromanno e del tenente Massimo Di Mario hanno impiegato meno di 12 ore per ricostruire quello che realmente era successo in quel viottolo di campagna lontano da occhi indiscreti. 

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