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Piedimonte, muore dopo un volo con la macchina dal cavalcavia, nei guai il direttore dell'Asi di Frosinone

A finire sotto indagine era stato anche il sindaco Gioacchino Ferdinandi per il quale invece la Procura di Cassino ha chiesto l'archiviazione

Il tragico volo dal cavalcavia di Piedimonte San Germano costato la vita al 58enne Antonello Gerilli di Villa Santa Lucia, poteva essere evitato. A sostenerlo è stato il sostituto procuratore della Repubblica di Cassino, il dottor Eugenio Rubolino che ha concluso le indagini e chiesto il rinvio a giudizio a carico del direttore del consorzio Asi, Claudio Ferracci al quale compete la verifica dell'avvenuta manutenzione delle strutture in carico. Il magistrato ha invece chiesto l'archiviazione a carico del sindaco di Piedimonte San Germano, Gioacchino Ferdinandi. Il direttore Ferracci in una breve nota stampa dichiara: "Abbiamo fiducia nella magistratura così come nella correttezza del nostro operato".

La morte di Gerilli, che ha lasciato la moglie e due figli, si è verificato il 27 ottobre del 2019. L'uomo stava percorrendo il cavalcavia quando ha perso il controllo della sua Fiat Grande Punto finendo contro il guardrail, sfondandolo e precipitando di sotto da un’altezza di oltre dieci metri: un volo che non gli ha lasciato scampo. Un decesso istantaneo come ha concluso Fabio De Giorgio, docente di Medicina legale dell’Università Sacro Cuore di Roma, il consulente tecnico incaricato dal magistrato di effettuare l’autopsia.I familiari della vittima, che per fare piena luce sui fatti e sulle responsabilità, attraverso il responsabile della sede di Roma, Angelo Novelli, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha immediatamente effettuato un sopralluogo con i propri tecnici. Ispezionando il tratto in questione, transennato dai carabinieri di Piedimonte, è emerso chiaro che le barriere erano sì fissate con un perno ai sostegni piantati a terra sul cemento, ma che i fascioni non erano collegati tra di loro con i relativi bulloni di fissaggio, mancanti quasi del tutto, specie sul lato dove la vettura è precipitata. Criticità, e relativi pericoli, non sfuggite neanche ai carabinieri e alla polizia locale, che le hanno riferite al sindaco di Piedimonte, Gioacchino Ferdinandi. Il quale, il 29 ottobre, ormai troppo tardi per Gerilli, ha emanato un’ordinanza “contingibile ed urgente” disponendo il divieto di transito a veicoli e pedoni sul ponte ferroviario “per salvaguardare la sicurezza stradale sia veicolare che pedonale”, e imponendone la messa in sicurezza “a Rfi, Rete Ferroviaria Italiana, quale esecutore dell’opera”, e “ad ASI Frosinone in qualità di Ente proprietario dell’area”. L’Asi, per inciso, ritenendo che spettasse al Comune intervenire, ha impugnato l’atto avanti il Tar di Latina, che ha rigettato l’istanza cautelare, ed è giunto fino al Consiglio di Stato, che tuttavia ha respinto anche l’appello.

Già questo aveva certificato le perplessità dei familiari della vittima e di Studio3A. Ma poi a fugare ogni dubbio è arrivato il deposito della perizia cinematica affidata dal Pm al prof. ingegner Lucio Pinchera. Il perito ha sì accertato che la causa tecnica dell’innesco dell’incidente va ascritto alla condotta di guida e alla perdita di controllo dell’auto da parte della vittima, ma ha altresì sottolineato come “concorre sul profilo dell’esito la condotta omissiva egli organi apicali che hanno appaltato e non verificato il progetto, il Consorzio Asi di Frosinone, nonché concesso l’agibilità al traffico e preso in carico il tratto per il collegamento tra aree interne, il Comune di Piedimonte San Germano”. “L’installazione originaria della barriera - prosegue la perizia - è manifestamente irregolare e contraria non solo alle norme tecniche costruttive delle strade ma anche alle più elementari regole dell’arte e della buona tecnica. Non collegando tra loro i nastri della barriera guardrail è venuta a mancare sia la tenuta in sé che la contiguità strutturale dell’intero sistema, presupposti basilari perché un siffatto dispositivo possa assolvere la sua funzione. Numerosi ed estesi tratti risultano privi dei serraggi finanche nel numero massimo di otto. Lo stesso stato di rinvenimento del reperto proiettato nel sottostante piano erboso unitamente al veicolo dimostra che lo specifico tratto di nastro della lunghezza di 4 metri non era stato stato agganciato agli elementi precedente e successivo ovvero ai paletti di sostegno”.

Per il Ctu, dunque, si configura “a carico del direttore dei lavori della ditta costruttrice Di Lieto Costruzioni Generali Spa (che però nel frattempo è deceduto e quindi non è procedibile, ndr), dei responsabili apicali del Consorzio Asi quale organismo appaltante nonché del Comune di Piedimonte (…) il reato di omicidio colposo stradale”. Questi ultimi due soggetti “possono essere chiamati a rispondere di inadeguata realizzazione, verifica, collaudo e custodia del bene: la mancata contiguità della protezione stradale si è concretizzata come un’insidia non visibile per l’utente, ma prevedibile per i suoi potenziali effetti per chi ha realizzato l’opera, non verificato il collaudo, concesso l’apertura al traffico e rilasciato il permesso di agibilità”. Una fuoriuscita stradale, infatti, non è una circostanza “abnorme” ma un evento del tutto prevedibile, sottolinea il prof. Pinchera, che conclude con l’affermazione forse più pregnante di tutte: “l’analisi incidentologica ha dimostrato che la presenza della barriera correttamente collegata nel suo sviluppo avrebbe reindirizzato il veicolo evitandone la precipitazione”. Il Sostituto procuratore ricorda altresì, come già detto, che “l’analisi incidentologica ha dimostrato che la presenza della barriera correttamente collegata nel suo sviluppo avrebbe reindirizzato il veicolo evitando la precipitazione e quindi il decesso di Gerilli”. Ora si attende il riscontro dell’istanza da parte del Gip del Tribunale di Frosinone e la fissazione dell’udienza preliminare.

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