Piedimonte, i segni sulle schede elettorali apposti da un'unica mano, due indagati

Colpo di scena nelle indagini sui presunti brogli nelle urne. La perizia della Procura conferma che 51 schede sono state 'segnate' dalla stessa grafia. A finire nei guai alcuni rappresentanti di lista

La polizia in Comune a Piedimonte

Due persone iscritte nel registro degli indagati della Procura per aver violato, secondo quanto ipotizzato dal magistrato Roberto Bulgarini Nomi, l'articolo 90, comma 2, del dPR n. 570 del 1960. In sintesi non avrebbero rispettato le regole della Legge Elettorale. E l'inchiesta sui presunti brogli al comune di Piedimonte si arricchisce di altri colpi di scena. Indagati quindi due rappresentanti di lista. Il magistrato e gli investigatori che stanno seguendo la vicenda ritengono che i due possano aver preso parte all'apertura, illecita, delle buste contenenti le schede. Ed è in questo frangente che il sostituto procuratore Bulgarini Nomi, attraverso una perizia precisa e inconfutabile, ha fatto un'altra scoperta. Le cinquantanove schede sequestrate, nel corso del riconteggio in Prefettura, sarebbero state 'segnate' da un'unica mano. Il perito che ha eseguito l'esame calligrafico è stato in grado di stabilire che 51 dei 59 disegni sono stati apposti dalla stessa persona. 

La ricostruzione

E in quale frangente sarebbe avvenuto il rituale del 'segno'? Le buste, di norma, una volta aperte non posso essere richiuse. E anche su questo punto la Procura ha disposto accertamenti. Da una prima verifica e da informazioni assunte dal personale del vice questore Carlo Bianchi, dirigente del commissariato di Cassino, sembrerebbe che le buste, una volta manomesse, possano essere richiuse. Esisterebbe un metodo che, se dovesse essere vero, potrebbe mettere in crisi l'intero sistema elettorale italiano.

Le indagini

Nella prima fase investigativa la Procura ha iscritto nel registro degli indagati anche il responsabile dell'ufficio elettorale, Luigi Spiridigliozzi, difeso dall'avvocato Francesco Malafronte. Da indiscrezioni trapelate, sembrerebbe che, l'avviso di garanzia notificato al funzionario sia un atto dovuto e che, a suo carico, non sarebbe emersi elementi concreti. La sua posizione quindi potrebbe essere archiviata a breve. 

I fatti

A far scattare l'inchiesta parallela a quella del tribunale amministrativo sono stati i segni di riconoscimento rinvenuti sulle cinquantanove schede riconteggiate in Prefettura. Un fatto anomalo che ha indotto il vice prefetto Ernesto Raio a informare la Procura. Per questo motivo il Procuratore capo Luciano d'Emmanuele ha voluto l'apertura di un procedimento. La fase degli accertamenti è iniziata con l'acquisizione delle schede in Prefettura e con l'ascolto, come persone informate sui fatti, di diversi testimoni. Tutte le dichiarazioni sono state secretate.
 

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