Piglio, Festa della Repubblica Italiana con i settantenni

In occasione delle celebrazioni relative al 70° anniversario della Repubblica Italiana, nata col referendum del 2 Giugno 1946, a Piglio il sindaco avv. Mario Felli, l’Assessore alla Cultura Domenica Celletti e padre Onofrio, che ha sostituito il...

In occasione delle celebrazioni relative al 70° anniversario della Repubblica Italiana, nata col referendum del 2 Giugno 1946, a Piglio il sindaco avv. Mario Felli, l’Assessore alla Cultura Domenica Celletti e padre Onofrio, che ha sostituito il parroco don Gianni, si sono ritrovati davanti alla Collegiata Santa Maria, dove, alla presenza di un’ampia partecipazione di settantenni e delle numerose associazioni di Piglio (Centro Anziani, Protezione civile, Croce Rossa, Donatori Sangue, Guardie Zoofile, Centro Diurno Arcobaleno, ecc), sono state benedette due corone di alloro e successivamente un corteo con il gonfalone di Piglio si è mosso alla volta della Lapide sita nell’Arco della Fontana, dove è stata posta la prima corona di alloro in ricordo dei caduti della guerra del 1915-1918 e successivamente un’altra corona è stata posta davanti al Monumento dei caduti, dove il sindaco Mario Felli ha letto tutti i nomi delle persone cadute durante i conflitti del 1915 -1918 e del 1943-1944. Subito dopo c’è stato il canto dell’inno Fratelli d’Italia. Il corteo, successivamente, ha raggiunto la sala Consiliare del Comune dove il Sindaco Felli ha voluto ricordare ai presenti i valori che hanno contraddistinto la nascita della Repubblica italiana.

La manifestazione storico-culturale, dopo la commovente relazione di Giorgio Alessandro Pacetti, si è conclusa con il dono non solo ai settantenni ma anche alle associazioni presenti di una pergamena, di una copia del documento storico nel quale veniva proclamato eletto sindaco Francesco Spirito e di una copia del Periodico di cultura civile-religiosa e storico-archeologica dal titoloCapitulum Hernicorum”, stampato dalla Tipografia Poliglotta Vaticana, che il Direttore Responsabile Mons. Adelmo Loreti, pubblicò per la prima ed ultima volta nel 1946.

La cerimonia del 70° anniversario della nascita della Repubblica Italiana è terminata con un brindisi e con un ricco buffet.

Giorgio Alessandro Pacetti.

Qui di seguito riportiamo la relazione dello storico Giorgio Alessandro Pacetti ai settantenni di Piglio e non solo.

Ringrazio il Sindaco Mario Felli e l’Assessore alla Cultura Domenica Celletti per l’invito a ricordare oggi la nascita della Repubblica a 70 anni dall’evento.

“La nascita della Repubblica Italiana –ha esordito Pacetti- avvenne a seguito dei risultati del referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946, indetto per determinare la forma di governo da dare all'Italia dopo la seconda guerra mondiale e che vide il 54,3% cittadini favorevoli alla repubblica e il 45,7% cittadini favorevoli alla monarchia. I risultati furono proclamati dalla Corte di Cassazione il 10 giugno 1946, mentre il giorno successivo tutta la stampa dette ampio risalto alla notizia. La notte fra il 12 e 13 giugno, nel corso della riunione del Consiglio dei ministri, il presidente Alcide De Gasperi, assunse le funzioni di Capo provvisorio dello Stato Repubblicano. L'ex re Umberto II lasciò volontariamente il paese il 13 giugno1946, diretto a una città nel sud del Portogallo, senza nemmeno attendere la definizione dei risultati e la pronuncia sui ricorsi, che saranno respinti dalla Corte di Cassazione il 18 giugno 1946; lo stesso giorno la Corte integrò i dati delle sezioni mancanti, dando ai risultati il crisma della definitività. I presunti brogli elettorali e altre supposte azioni “di disturbo” della consultazione popolare, pur avendo costituito un tema di rivendicazione da parte dei sostenitori della causa monarchica, non sono stati mai confermati dagli storici non di parte. Subito dopo il referendum non mancarono scontri provocati dai sostenitori della monarchia, durante i quali si verificarono alcune vittime, come ad esempio a Napoli. Il 2 giugno 1946, i cittadini italiani comprese le donne, che votavano per la prima volta in una consultazione politica nazionale elessero anche i componenti dell'Assemblea Costituente che doveva redigere la nuova carta costituzionale. Risultarono votanti 12.998.131 donne e 11.949.056 uomini. Alla sua prima seduta, il 28 giugno 1946, l'Assemblea Costituente, al primo scrutinio, elesse a Capo Provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, con 396 voti su 501. Con l'entrata in vigore della nuova Costituzione della Repubblica Italiana, il 1º gennaio 1948, De Nicola assunse per primo le funzioni di Presidente della Repubblica. L’entrata in vigore della nostra Costituzione grazie ai Padri Costituenti che “riuscirono a scrivere la Carta in un momento in cui l’Europa ed il mondo intero chiedevano di respirare un’aria nuova in un momento in cui si voleva chiudere con il passato”, rappresentò un passaggio di grande importanza per la storia dell'Italia contemporanea dopo il ventennio fascista, il coinvolgimento nella seconda guerra mondiale e un periodo della storia nazionale assai ricco di eventi. Significativo fu il discorso tenutosi nel 1956 a Milano da Piero Calamandrei che invitava i giovani studenti di allora di “essere sentinelle della libertà perché Essa è come l’aria, si comincia ad apprezzarla quando inizia a mancare”. Nella Carta Costituzionale rinveniamo il pensiero di Mazzini (art. 1,2,10,11), di Cattaneo e Gioberti (artt 5 e 7), di Cavour (artt. 7 e 8), di Beccaria (art. 27), di Garibaldi (art. 52, di Papa Leone XIII con la sua formidabile Rerum Novarum ecc. Ora a distanza di 70 anni occorre riflettere se la nostra Costituzione ancora è attuale. Domandiamoci, però, prima di tutto, se la nostra Costituzione sia stata del tutto attuata. Per fare ciò, però, dobbiamo verificare chi ha scritto la Costituzione dove, quando, come e perché è nata la nostra Carta fondamentale. Se guardiamo le firme sulla Carta Costituzionale troviamo quella di Enrico De Nicola, capo Provvisorio dello stato, di Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea Costituente e di Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio. Tre uomini che rappresentano l’emblema dei partiti e delle tre correnti di pensiero che realizzarono la Costituzione: pensiero liberale, pensiero socialista e quello cattolico.

La Costituzione Repubblicana, infatti, è proprio il frutto di questo momento storico, complesso e delicato in cui i Padri Costituenti riuscirono a trovare, per il bene del Paese, anche fra posizioni molto divergenti e distanti fra loro, quella sintesi straordinaria che ciascuna ideologia portava, donando a noi, figli di questa generazione, il profumo ed il gusto al gioco della vita, che viene così ad essere illuminata da un principio cardine della democrazia e cioè quella della forza del diritto che nobilita e costituisce, mentre il diritto della forza mortifica e distrugge. Per capire ancora perché è stata fatta la Costituzione possiamo riprendere il pensiero espresso dal nostro Presidente emerito, Giorgio Napoletano, che ha indicato la Costituzione: “patrimonio comune di comprovata validità, al quale tutti devono accostarsi per valutarne le opportunità e le indicazioni di revisione. Un patrimonio che non può essere rivendicato da nessuno come proprio e da cui nessuno può reclamare l’eredità in via esclusiva. Le forze politiche possono solo, tutti insieme, affrontare i problemi di ogni sua specifica possibile revisione”. L’avvento del fascismo portò al disastro ed alla sciagura della seconda guerra mondiale, conflitto che è stato devastante anche per la nostra bella Terra di Ciociaria, soprattutto in quel periodo terrificante che va dal settembre 1943 al maggio 1944, come attestano le tantissime medaglie d’oro, d’argento e di bronzo che adornano i Gonfaloni di tantissimi Comuni, soprattutto del Basso Lazio, devastati dalla furia di questa guerra. Le bandiere d’Italia si inchinarono ai caduti, ai mutilati, ai superstiti che compirono il loro dovere. Gli abitanti ripresero la calma fra le lacrime per la perdita delle persone care, tanti erano gli orfani, tante le vedove, tante le salme, eppure si ricominciò a lavorare, a seminare i campi, a curare le vigne, a ricostruire, si ballava il saltarello nelle strade e nei vicoli al suono degli “organetti” in un’atmosfera popolare piena di calore, poiché la gente semplice come era non si poteva ancora immaginare quale fase di svolgimenti politici e sociali la Seconda Guerra Mondiale lasciava dietro di sé. Venne il 1945 e la speranza della liberazione diventò realtà. Anche Piglio fu libera dopo che ebbe il suo cumulo di rovine e di morti a seguito dei tre bombardamenti dell’8 Aprile, del 12 e del 27 Maggio 1944. Da questa immane tragedia che ha portato la Storia a farsi notte, notte buia, è nata anche una luce: infatti anche la notte più buia ha le sue stelle. Le stelle che hanno illuminato quelle persone della generazione dei nostri genitori che sono riuscite a trovare il bagliore della speranza nel 2 Giugno 1946, riuscendo a cambiare e girare la pagina della storia del nostro Paese. Il 2 Giugno 1946, infatti, circa 40 milioni di italiani andarono a dormire la sera da sudditi risvegliandosi la mattina da cittadini”. Una giornata di rievocazione storica da non dimenticare

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