Piglio, il Santuario della Madonna del Monte è tornato agli antichi splendori

Terminati i lavori per togliere l'umidità sopra le pareti

Il grido d’allarme lanciato tramite due mesi fa da Giorgio Alessandro Pacetti ex Ispettore della Soprintendenza dei beni monumentali del Lazio è stato recepito immediatamente dal parroco don Gianni Macali che ha provveduto alla manutenzione straordinaria del Santuario della Madonna del Monte. 


Nel sopralluogo del 25 Giugno 2017 effettuato dal Pacetti insieme al Sindaco avv. Mario Felli il sacro edificio si presentava con le pareti interne perimetrali della chiesa danneggiate dall’umidità proveniente dal confinante terrapieno mentre le acque piovane provenienti dal tetto avevano interessato le suppellettili materassi, rivestimenti delle pareti interne  in legno ed altro e si era quindi deciso di intervenire. I lavori sono stati fatti durante l'estate ed in quetsi giorni sulle mura non vi è più l'umidità.

Un po’ di storia

Il complesso intitolato alla Madonna del Monte, comprendente chiesa ed antico romitorio, era uno dei luoghi più suggestivi dell’intera Ciociaria passaggio intermedio dei pellegrini. Il Santuario domina le zone circostanti: Altipiani di Arcinazzo, Fiuggi, Subiaco, Piglio in una atmosfera di serena ieraticità che rimanda ai tempi del suo splendore.

Le prime notizie di questo complesso si hanno a partire dal XIV sec. . Il documento risale al 1328-1329 e riguarda il pagamento della “decima annuale corrisposta agli esattori della curia romana da “Berardo Tyberii” per l’importo di soldi 5. La notizia è stata pubblicata nel 1946 tra le “Rationes Decimare”… del Battelli dalla Collana “Studi e Testi” della Biblioteca Apostolica Vaticana pag. 62.

Subito dopo la morte dei tre eremiti  che si sono succeduti dal 1941 al 1960  nelle persone di Raffaele Mazzucchi, di Nazzareno Germani ed infine di Giuseppe Colavecchi  questo ultimo già eremita nel Santuario della Madonna delle Rose, il Santuario aveva perso progressivamente la sua importanza a causa della disaffezione da parte di tutti, si presentava fatiscente con i tetti crollati,  con le pareti interne ricoperte da volgari graffiti e la chiesa era stata adibita per molti anni a ricovero animali (capre, maiali, pecore) al punto che l’ex parroco di Piglio don Bruno Durante fu  costretto a far murare tutti gli ingressi per impedire così un uso aberrante del sacro edificio. Anche la televisione di stato, grazie all’interessamento del dott. Carlo Picone aveva lanciato il 5 Maggio 1985 alle ore 13,15 su rete due, un appello nella rubrica “C’è da salvare” recepito successivamente dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici  e Monumentali del Lazio e dal Comune di Piglio.

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Chiesa più volte restaurata

Nel 1987 il Ministero  per i Beni Culturali ed Ambientali con lettera prot. 1360 del 20 Marzo a firma del Soprintendente Reggente Dott. Arch. Gianfranco Ruggeri  indirizzata al Sindaco di Piglio e per conoscenza al geom. Giorgio Alessandro Pacetti richiedeva per gli eventuali adempimenti di competenza ai sensi della Legge 1089/39 di voler trasmettere la documentazione storica, fotografica, la mappa catastale e notizie in merito del Santuario della Madonna del Monte.
Il Sindaco del Comune di Piglio con lettera del 16 Aprile 1987 chiedeva al geom. Pacetti tutta la documentazione per evadere quanto richiesto dal Ministero al più breve tempo possibile per iniziare il cammino per il recupero del Santuario della Madonna del Monte.
I lavori di risanamento statico-conservativo del Santuario, progettati e diretti dall’Ing. Roberto Passetti, finanziati con il contributo di 100 milioni delle vecchie lire da parte della Regione Lazio, Assessorato Lavori Pubblici, –Legge Regionale del 9 Marzo 1990 n° 27-, appaltati dal Comune di Piglio all’impresa  Mario Cera con Concessione edilizia n° 1635/93,  hanno avuto inizio nel mese di  Luglio del 1996 e terminati nell’anno 2000 con un successivo finanziamento, di 180 milioni delle vecchie lire, stanziato in parte dalla civica amministrazione e dalla Soprintendenza nel 1998.
Dopo il restauro conservativo il Santuario è stato dato in comodato d’uso alla parrocchia di Santa Maria dalla civica amministrazione.

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