Pontecorvo, indagine su un traffico di rifiuti via mare, arrestato Roberto Mattaroccia

Nell'ambito di una maxi inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma

Mattaroccia mentre viene portato via

Manette eccellenti a Pontecorvo. Gli investigatori della Guardia Costiera coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma hanno eseguito un ordine di custodia cautelare nei confronti di Roberto Mattaroccia, classe 1979, residente in via Pontea Teano. L'uomo, unitamente ad altre sei persone sarebbe coinvolto in un traffico di rifiuti pericolosi via mare. Sono in corso arresti e sequestri in tutta Italia da parte del Nucleo speciale di intervento della Guardia Costiera nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. L'inchiesta denominata 'End of waste' è diretta a stroncare un traffico di rifiuti pericolosi diretti, via mare, dall'Italia verso paesi esteri. L'arresto di Mattaroccia è avvenuto in provincia di Arezzo dove vive e dove ha un'azienda che vende e acquista mettalli, A Mattaroccia è stato sequestrato al porto di Civitavecchia un container ritenuto 'sospetto' dagli inquirenti. A trentottenne viene contestato il reato di 'falso'. Avrebbe dichiarato di trasportare 'materiale sottoposto a bonifica'.

I rifiuti tossici smaltiti in Indonesia e Corea

Non solo 7 arresti ma anche 3 stabilimenti sequestrati tra Lazio, Umbria e Toscana. Il presunto traffico internazionale illecito di rifiuti pericolosi, destinati a paesi come Cina, Indonesia, Pakistan, Corea del Sud, dove le normative in fatto di smaltimento di rifiuti potenzialmente pericolosi sono molto meno rigide rispetto all’Europa, aveva prodotto un volume di affari da oltre 46 milioni di euro.

Un'organizzazione internazionale

Secondo gli inquirenti, il meccanismo messo a punto dall’organizzazione, che gestiva il traffico internazionale, puntava a raccogliere scarti di industrie non lavorati e rifiuti tossici di varie industrie italiane, risparmiando sul processo di trattamento tramite false attestazioni di avvenuta bonifica.

I magistrati del procuratore aggiunto di Roma, Giuseppe Pignatone, i sostituti procuratori Alberto Galanti e Michele Prestipino, e gli investigatori della Guardia Costiera hanno scoperto il fiorente mercato illegale grazie a controlli avvenuti su alcuni container di rifiuti provenienti da Orvieto e Viterbo e depositati nel porto di Civitavecchia, accompagnati da certificati di avvenuta lavorazione e bonifica.

Il comunicato ufficiale della Guardia Costiera

Due anni di intensa attività investigativa, coordinata dalla DDA di Roma, hanno portato la Guardia Costiera a sgominare un cartello di imprese dedite al traffico internazionale di rifiuti metallici contaminati che spediti via mare su container da vari porti italiani (Civitavecchia, Livorno, La Spezia, Genova e Ravenna), raggiungevano le destinazioni di Cina, Indonesia, Pakistan e Korea. Le operazioni sono in corso dall'alba di oggi con l'esecuzione di numerosi arresti e sequestri di aziende in varie regioni d'Italia tra Lazio, Toscana e Umbria.

Il sequestro dei beni al fine di confisca

Il G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, ha infatti emesso 7 Ordinanze di custodia cautelare personale e disposto il sequestro preventivo di diversi stabilimenti situati in Orvieto e nel viterbese, oltre a svariati milioni di €uro da sequestrarsi per destinare a confisca, quale recupero sui proventi illeciti. L'indagine, partita da alcuni container sospetti ispezionati dalla Capitaneria di porto di Civitavecchia, coadiuvata dall'Agenzia delle Dogane, ha da subito mostrato profili di rilievo nazionale relativamente alla provenienza dei rifiuti ed internazionale per quanto attiene alle destinazioni. I soggetti arrestati e le loro aziende, mediante vari giri di false attestazioni e certificati, acquistavano rifiuti industriali complessi e contaminati, su tutti da PCB (policlorobifenili – di tossicità equiparata alla diossina), e, dopo aver simulato lo svolgimento di procedure di bonifica in Italia, lo rivendevano tal quale come materiale recuperato e "pronto forno" per un nuovo ciclo produttivo. In realtà i rifiuti, in Italia, subivano solamente una mera macinatura e, fortemente inquinati, venivano spediti via mare nelle destinazioni internazionali, senza nessuno scrupolo per la salute degli operatori in contatto con gli inquinanti.

La trattazione e la bonifica dei rifiuti è disciplinata da un articolato quadro normativo nazionale, europeo ed internazionale che discendono dalla Convenzione di Basilea. Ogni operatore, in ogni fase della filiera, deve poter dimostrare la provenienza e la destinazione dei prodotti, nonché i trattamenti a cui sono stati sottoposti o a cui saranno sottoposti. Gli indagati, mediante un articolato sistema di falsi documenti prodotti da false aziende, esportavano rifiuti dichiarandoli "end of waste" appunto.

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