Domenica, 21 Luglio 2024
La ricostruzione

"Marco Mottola prima dei funerali di Serena era biondo"

Parla in aula a Roma il parrucchiere di Arce, testimone chiave nel processo in Appello per l'omicidio Mollicone

"Ho tagliato i capelli a Marco Mottola prima dei funerali di Serena Mollicone. Lui mi disse che a casa si erano arrabbiati perché non volevano che avesse le meches". Così ha spiegato Ramon Iommi, all'epoca dei fatti barbiere ad Arce, ascoltato come testimone, davanti alla Corte d'assise d'appello di Roma, nel processo di secondo grado per l'omicidio di Serena Mollicone che vede imputati l'ex comandante della caserma di Arce, Franco Mottola, la moglie Anna Maria, il figlio Marco e due carabinieri.

Il teste, sentito per la prima volta per la vicenda della ragazza uccisa 23 anni fa, ha raccontato di avere "fatto spesso i capelli a Marco Mottola. Lui seguiva la moda. Tra aprile e maggio del 2001 gli feci le meches chiare che poi mi chiese di toglierle". Il barbiere ha aggiunto di avere visto Mollicone il primo giugno del 2001, il giorno prima della scomparsa: "La vidi in strada nelle vicinanze di un bar era da sola, era vestita come è stata ritrovata. Con Serena facevamo parte dello stesso gruppo e uscivamo insieme. Marco Mottola e Serena avevano buon rapporto, forse si piacevano ma non li ho mai visti in atteggiamenti da fidanzati. Lei, tra l'altro, in quel periodo si era fidanzata". 

Prima di Iommi a deporre è stato Carmine Belli, il carrozziere di Rocca d'Arce che nella fase iniziale dell'omicidio della studentessa venne ritenuto colpevole e arrestato da innocente. L'uomo è stato assolto in tutti e tre i gradi di giudizio. 

"La mattina del primo giugno davanti al bar delle Chioppetelle c'era un ragazzo con i capelli mesciati biondi a spazzola. Davanti al bar Chioppetelle, proprio vicino al paletto che indica la fermata del Cotral, vidi una ragazza con un ragazzo. Credo fosse Serena. I due erano rivolti verso la strada, di fianco a me, lui la teneva per un braccio come se lei volesse attraversare la strada ma lui la stesse bloccando - ha spiegato Belli, rappresentato dall'avvocato Nicodemo Gentile -. Non avevo focalizzato l'altezza, ma mi erano sembrati più o meno della stessa statura. Tornai anche sul posto per vedere se per caso ci fosse un dislivello sulla strada, perché in giro si diceva che lui fosse più alto". "Non ricordo di aver parlato con il maresciallo Mottola dell'altezza". 

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