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L'udienza shock / Arce

La voce del brigadiere Santino Tuzi riascoltata in aula: "Ho visto una ragazza"

Il militare, morto suicida nel 2008, pochi giorni prima di togliersi la vita viene intercettato dai colleghi mentre dialoga con il luogotenente Quatrale. L'ambientale per anni non è stata mai inserita negli atti ed è ricomparsa misteriosamente nel 2016

"Ho visto una ragazza anche se non l'ho detto a nessuno". Questa è la rivelazione che Santino Tuzi fa al superiore Vincenzo Quatrale, all'epoca della morte di Serena Mollicone, vice comandante della stazione di Arce, nel corso di un'intercettazione ambientale. Il colloquio viene 'creato' dai carabinieri del comando provinciale di Frosinone che insieme alla Procura di Cassino da qualche settimana hanno riaperto le indagini. E' il giorno 8 aprile del 2008 e nella Lancia Libra di Vincenzo Quatrale viene posizionata una microspia. Il sottufficiale sa perfettamente che da quel dialogo dipendente anche la sua posizione lavorativa. 

"Tuzi devi dirmi la verità. Perchè da qualche giorno non mi fanno più salire in Procura. Sei stato ascoltato dalla Perna, che hai detto?" chiede Quatrale al collega. Le risposte di Tuzi sono quasi sempre vaghe, come se avesse ben compreso che dietro quel sollecito al parlare ci possa essere altro. Un'ora di 'non ricordo, forse, boh, non so' e poi il colpo di scena: "Quel giorno ho visto una ragazza ma non l'ho detto a nessuno".

Non dice il brigadiere che ha visto Serena Mollicone. O almeno non lo riferisce al superiore. Lo dirà 24 ore dopo al magistrato Maria Perna, sostituto procuratore. Alla stessa Perna riferisce dettagli, particolari, circostanze che inducono l'inquirente a disporre un confronto tra Santino Tuzi e Franco Mottola. Un faccia a faccia che non avverrà mai perché tre giorni dopo l'intercettazione il brigadiere si toglierà la vita, con un colpo di pistola al petto. 

Un dialogo quello diffuso in aula che è avvolto da una serie di misteri: il primo riguarda la sua 'sparizione', per anni. L'intercettazione, infatti, non viene allegata agli atti ed all'informativa che nel 2011 spinge i magistrati a chiedere l'archiviazione. A conclusione della conversazione tra Tuzi e Quatrale, quando il povero brigadiere va via, si percepisce, seppur non chiaramente, che Quatrale chiede ai colleghi in ascolto la conferma che tutto sia andato per il verso giusto. Il primo collega è Marco Sperati mentre sull'altro, il sostituto procuratore Maria Beatrice Siravo, ha ipotizzato possa essere il luogotenente Salvatore Pletto. Per questo motivo la parte finale del dialogo è stata riascoltata più volte nel corso della mattinata. Questo per fugare ogni dubbio (al momento tale resta) riguardo la posizione di Pletto che ha sempre dichiarato di non essere presente all'ascolto quell'8 aprile del 2008. Il dubbio non è stato chiarito ma il ruolo di Pletto per la Procura resta da definire. Per questo motivo, in apertura di dibattimento, il pm Siravo ha chiesto l'acquisizione di un articolo apparso sul quotidiano L'inchiesta in data 10 dicembre nel quale è stata pubblicata una foto che immortala proprio il luogotenente Pletto che dialoga con Vincenzo Quatrale, Franco e Annamaria Mottola. Con l'acquisizione dell'articolo, il magistrato intende fare piena luce 'ai fini dell' attendibilità di Pletto'. È alquanto inusuale, e certamente istituzionalmente inopportuno, che un inquirente si intrattenga a colloquiare con gli imputati all'ingresso di un'aula di Corte d'Assise. 

"Mio padre dal tono di voce si evince che è deluso, preoccupato, diffidente - spiega Maria Tuzi -. Lui che è sempre stato un uomo pieno di certezze e che trasmetteva certezze, sembra un bambino spaventato e chiaramente non dice tutta la verità al collega- Perchè non si fidava".

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