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Martedì, 28 Giugno 2022
Dolore in aula / Arce

Processo Mollicone, Santino Tuzi aveva paura: "Mi vogliono incastrare"

La rivelazione fatta in aula, nel corso della 44esima udienza in Corte d'Assise, da Renato Rea, allora avvocato del brigadiere morto suicida nell'aprile del 2008

"Santino Tuzi temeva di essere incastrato, me lo disse due giorni prima che venisse trovato morto. Era preoccupato, si capiva da come parlava": l'avvocato Renato Rea è stato per anni il legale di fiducia del brigadiere Santino Tuzi, il carabiniere morto suicida l'11 aprile del 2008. Il sottufficiale dell'Arma da qualche giorno aveva clamorosamente riferito ai superiori di aver visto Serena Mollicone entrare in caserma la mattina di venerdì 1 giugno 2001. 

Un segreto custodito per sette, lunghi anni e che viene rivelato solo con l'apertura di un'indagine da parte della Procura di Cassino. L'inchiesta, dopo l'assoluzione in tutti e tre i gradi di giudizio di Carmine Belli, riprende vita nell'autunno del 2007 con un'informativa del nuovo comandante della caserma dei carabinieri di Arce, il maresciallo Gaetano Evangelista.

In aula, davanti alla Corte d'Assise, ieri ha testimoniato anche l'allora comandante provinciale dei Carabinieri di Frosinone, l'oggi generale Luigi Sparagna. L'alto ufficiale ha restituito, con le sue parole, il giusto equilibrio, per ciò che concerne la figura di Santino Tuzi, ad una vicenda triste e drammatica.

"Tuzi non avrebbe mai potuto uccidere Serena Mollicone semplicemente perchè lui stesso ha rivelato quanto visto quel giorno di giugno nella caserma. Un fatto sconosciuto a tutti e del quale solo lui era a conoscenza e quindi senza un valido motivo per rivelarlo - ha precisato Sparagna -. Era un carabiniere preciso, datato che non aveva mai dato segni di squilibrio".

Il dibattimento prosegue spedito verso la conclusione e domani, mercoledì 22 giugno, sarà chiamato a deporre il criminologo Carmelo Lavorino, del pool difensivo della famiglia Mottola. Il professor Lavorino dovrà smontare la tesi dellì'accusa. Il aula anche la criminologa Roberta Bruzzone che rappresenta insieme al generale Garofano, la famiglia Mollicone che è assistita dagli avvocati Dario De Santis, Sandro Salera, Antony Iafrate e Federica Nardoni. 

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