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Ampliamento discarica Cerreto, il sindaco Sacco chiede la revoca del V° bacino dopo l'arresto di Lozza e Tosini

Il documento, approvato dal consiglio comunale, evidenzia come, dopo l'indagine per corruzione del Noe e della Procura di Roma, sia ipotizzabile una 'forzatura' anche presso dal presidenza del Consiglio dei Ministri da parte della dirigente regionale.

Un atto ufficiale di diciotto pagine con il quale il Consiglio Comunale di Roccasecca chiede la revoca dell'ampliamento del V° bacino della discarica di Cerreto, di proprietà della Mad, l'azienda presieduta da Valter Lozza. Il sindaco Giuseppe Sacco, in una vera e propria cronistoria della vicenda, rivolgendosi alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero della Transazione Ecologica, al Prefetto di Frosinone, Ignazio Portelli ed alla Regione Lazio, evidenza la necessità di annulla le autorizzazioni di ampliamento della discarica alla luce della tante anomalie emerse a seguito dell'indagine che ha portato all'arresto per 'corruzione', l'imprenditore e la responsabile della direzione ambiente della Regione Lazio, Flaminia Tosini.

Le intercettazioni

l sindaco Sacco fa specifico riferimento agli stralci dell'ordinanza di custodia cautelare a firma del Gip Annalisa Marzano e nelle quale viene riportato che: “I due indagati spesso discutono delle questioni afferenti la discarica di Roccasecca, rispetto alla quale in più occasioni il pubblico ufficiale interveniva con atti favorevoli per la società del Lozza: Inquinamento della falda - Diverse conversazioni affrontavano la problematica dei controlli disposti dalla Provincia di Frosinone in merito al possibile inquinamento della falda acquifera causato dalla discarica di Roccasecca e la Dirigente anziché lavorare in sinergia con ARPA Lazio, forniva consigli al Lozza su come difendersi dai controlli - scrive il Gip Marzano -. Nel corso della conversazione del 05/06/2020 la Tosini spiegava al Lozza di essere riuscita a dirottare le determinazioni dell’ingenua Elisabetta Preziosi, ricercatrice dell’istituto  IRSA-CNR cui era stato affidato il compito di effettuare le indagini tecniche per verificare l’inquinamento della falda provocato dalla discarica di Roccasecca di proprietà della MAD srl”.

Inoltre, il GIP così conclude: “L’intero dipartimento della Regione Lazio, cruciale per la salvaguardia dell’interesse ambientale 
del territorio laziale, a causa delle condotte illecite poste in essere dalla Dirigente Tosini Flaminia, è stato totalmente ripiegato sugli interessi privati di Walter Lozza che orientava le determinazioni regionali agli interessi dell’amico imprenditore che gestiva anche le discariche di Civitavecchia e Roccasecca; nel secondo caso riuscendo a manipolare le determinazioni di altri organi dello Stato (la Presidenza del Consiglio dei Ministri) assicurando al Lozza la conferma dell’ampliamento della quota della discarica di Roccasecca”. 

Le motivazioni della revoca

"Il contesto ed il complesso dei comportamenti rappresentati dal GIP, al netto di ogni successivo accertamento giudiziario, ad oggi è tale da far fortemente dubitare della correttezza dell’operato della ex Dirigente regionale in merito al rilascio dei  provvedimenti di VIA e di AIA per il bacino V° della discarica - si legge ancora nella richiesta di revoca redatta dal Comune di Roccasecca -. Neppure può ragionevolmente escludersi che i fatti rappresentati abbiano influito anche sulla decisione assunta dal Consiglio dei Ministri a quanto pare indotto in errore da una  distorta rappresentazione dei fatti prospettata dalla Regione Infatti, sempre dagli stralci dell’Ordinanza del GIP pubblicati dalla stampa emergono altri dettagli:
 
“La Tosini invitava ad intercedere presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per modificare la quota altimetrica del capping del IV bacino della discarica di Roccasecca, già in precedenza deliberato da Palazzo Chigi nella seduta del 07/03/2019 in 10 metri, così riducendo drasticamente quanto invece deliberato un paio di mesi prima dalla Regione Lazio 
(16,70 metri) con la Determinazione n. G00573 del 23/01/2019. Talmente forte era la comunanza d’interessi dei due indagati che addirittura la Tosini si collegava con la Presidenza del CdM in una video conferenza organizzata per affrontare la tematica della discarica di Roccasecca, dalla stessa abitazione del Lozza - viene spiegato sempre dell'ordinanza del Gip -, il quale così partecipava direttamente ad una riunione riservata nella quale si assumevano determinazioni sulle sue discariche. Un elenco indecoroso e sconfortante di atti contrari ai più elementari principi istituzionali e deontologici fondanti la funzione pubblica ricoperta dalla dirigente”.

La richiesta

"Sicchè, la Tosini per ottenere il ripristino dell’altimetria che avrebbe favorito il Lozza con la prosecuzione dell’attività in attesa dell’avvio del V bacino, ricalcava alcune circostanze di fatto, smentite dallo stesso contenuto di alcuni dialoghi, come ad esempio l’aumento della produzione dei rifiuti indifferenziati - scrive il sindaco Sacco -. A tal fine poi di potenziare la necessità e urgenza di provvedere alla revoca in autotutela del DPCM che aveva innalzato il IV bacino di soli 10 metri così ricalcava: 

- che il procedimento per la discarica NGR di Monte Carnevale era stato sospeso dal TAR;
- che nel periodo covid il fabbisogno di volumetria disponibile nelle discariche era destinato ad aumentare a causa della raccolta dei rifiuti differenziati prima destinati al recupero energetico, circostanza smentita da AMA e di cui lei era perfettamente consapevole, come risulta dalle intercettazioni. La pressione della Tosini sortiva l’effetto auspicato tanto che il 20 aprile 2020 in accoglimento dell’istanza della Regione si tornava all’innalzamento del capping a 16,7 metri. Pertanto, il Comune di Roccasecca non può esimersi dal richiedere alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di avviare il procedendo di revoca e/o annullamento in autotutela della Deliberazione del 18/10/2020 ai sensi dell’Art.21 quinques comma 1, e dell’Art.21 nonies comma 2-bis Legge 241/90 smi".

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