Roma, arrestato giovane notaio per fatturazioni false. Aveva evaso oltre 600 mila euro

Nella mattinata odierna, Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, coordinati dalla Procura della Repubblica capitolina, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti

Tribunale

Nella mattinata odierna, Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, coordinati dalla Procura della Repubblica capitolina, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti

domiciliari, emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, nei confronti di un notaio operante nella Capitale (P.D., classe 1972). Il magistrato ha inoltre disposto il sequestro preventivo di disponibilità finanziarie, beni immobili e mobili registrati del professionista - corrispondenti alle imposte evase - in relazione ai reati di utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Il suddetto provvedimento cautelare consegue ad approfondite indagini svolte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, che hanno disvelato il sistematico utilizzo da parte del notaio di fatture emesse da società di fatto inesistenti a fronte di prestazioni del tutto fittizie, riferite per lo più all’effettuazione di visure catastali e ad altre attività preparatorie alla stipula degli atti notarili. Attività, queste, che venivano svolte, in realtà, direttamente dallo studio del professionista, sicché sin da subito è apparsa del tutto irragionevole la loro duplicazione.

I costi sostenuti per tali prestazioni hanno avuto una spropositata incidenza sui compensi percepiti dal notaio, tenuto anche conto degli oneri della specie mediamente contabilizzati dai professionisti del settore. Basti pensare che nel biennio 2013/2014 il costo dei servizi di visura (attività a basso valore aggiunto, di mera natura ausiliaria) è stato pari a circa la metà dei corrispettivi ottenuti dall’attività professionale.

Ulteriore fattore di sospetto era legato all’aspetto esteriore delle fatture utilizzate dal notaio: il formato e il contenuto dei documenti fiscali sono risultati essere identici, così come identica era la descrizione dell’attività oggetto di fatturazione.

La conseguente azione investigativa sulle società che hanno emesso le suddette fatture - svolta anche attraverso perquisizioni, indagini finanziarie e audizioni di persone in grado di fornire elementi utili alle indagini - ha consentito di accertare come le stesse fossero “evasori totali” (non avendo presentato alcuna dichiarazione d’imposta né, tantomeno, versato alcuna imposta), non tenessero le scritture contabili obbligatorie e non avessero una reale struttura organizzativa.

A ulteriore conferma della frode, è stato appurato che i rappresentanti legali delle società in parola erano mere “teste di legno”: persone estremamente giovani o molto anziane, soprattutto di nazionalità straniera, senza alcuna esperienza nel settore (in un caso ci si è trovati di fronte a un muratore di origini rumene che non sapeva scrivere in Italiano), o assolutamente indigenti (uno degli amministratori, formalmente rappresentante di ben 16 società, è un soggetto bisognoso che ha usufruito temporaneamente di un posto letto gratuito presso locali in uso alla comunità ortodossa).

Nel complesso, il notaio P.D., nel periodo oggetto delle indagini, ha utilizzato fatture per operazioni inesistenti per un totale di circa 600 mila euro (IVA inclusa), commettendo il delitto di “Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” (art. 2 del D.Lgs. n. 74/2000), oltre a concorrere in quello di “Emissione di fatture per operazioni inesistenti” (art. 8 del D.Lgs. n. 74/2000).

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Attraverso le suddette condotte sono state evase imposte (IRPEF e IVA) per oltre 320 mila euro, corrispondenti al profitto dei predetti reati.

L’operazione del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma costituisce l’ennesima testimonianza della costante azione della Guardia di Finanza a tutela del bilancio pubblico e dei cittadini, attraverso il contrasto delle più insidiose forme di evasione fiscale.

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