Roma, Bellucci: gli incendi non sono una fatalità ma e’ l’uomo che li provoca e sono le istituzioni che devono impedirli

Ci risiamo; come ogni estate si assiste al doloroso evento del fuoco che incenerisce boschi e colture agricole, pascoli e recinzioni e che minaccia abitazioni, infrastrutture viarie e ferroviarie, quando addirittura non riesce ad aggredirle e...

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Ci risiamo; come ogni estate si assiste al doloroso evento del fuoco che incenerisce boschi e colture agricole, pascoli e recinzioni e che minaccia abitazioni, infrastrutture viarie e ferroviarie, quando addirittura non riesce ad aggredirle e danneggiarle.

Non è una calamità naturale come terremoti ed alluvioni, dietro c’è comunque la mano dell’uomo: sia per dolo o colpa grave quando si incendiano in modo sistematico ettari di terreno che si vorrebbero edificabili in un futuro anche remoto, oppure per creare motivi di piantumazione successiva che comportino lavoro pubblico, ed altri criminosi fatti del genere.

C’è poi l’incuria, la sventatezza di chi accende fuochi per i più vari motivi occasionali e poi o se ne dimentica o non riesce a gestirli.

<Quest’anno la serie di incendi che con l’estate è iniziata a svilupparsi, sembra essere molto seria; ci sono condizioni atmosferiche particolari, come la prolungata siccità, il vento che amplifica la velocità e la forza del fuoco, ma ci sono anche motivi strutturali ormai storicizzabili.” Afferma il Presidente di Uncem Lazio, Achille Bellucci

<Mi riferisco – continua – rivolgendomi alle istituzioni regionali e nazionali, allo smantellamento dei presidi territoriali che erano costituiti dalle Province e soprattutto dalle Comunità Montane. I piccoli Comuni in Italia sono circa seimila, hanno una popolazione complessiva di circa 10 milioni di abitanti, un sesto quindi di quella totale, ma amministrano il 54% della superficie del nostro Paese; cioè manutengono, curano, proteggono, o almeno cercano di farlo con le scarse risorse che hanno, più della metà del territorio italiano. Ebbene oltre 4000 di questi Comuni sono montani e rappresentano con le loro Comunità Montane la forma associativa più diffusa e capillare che abbiamo; sono sette anni che con la legge Calderoli la n°78/2010, si cerca di obbligare i Comuni sino a 5000 abitanti ad associarsi in modo incoerente e contradditorio creando un nuovo ente locale chiamato Unione di Comuni, mentre non si ragiona su ciò che già c’è, cioè le Comunità Montane>.

<Un sistema di prevenzione incendi – conclude il Presidente Bellucci - fatto di punti di segnalazione capillari, di sistemi di controllo diffusi in modo organico nei territori a rischio; piccoli nuclei di pronto intervento collegati con i Vigili del Fuoco e con la Protezione Civile; tutto ciò non sarebbe difficile da organizzare a livello di Regione e coordinare con le 22 Comunità Montane del Lazio. Naturalmente ci vorrebbe una visione delle dinamiche dei vari enti, rispettosa innanzitutto delle prerogative costituzionali di ciascuno a cominciare verso i Comuni e le loro aggregazioni, come le Comunità Montane>.

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<E’ indispensabile parlare dei costi della strategia che affermiamo. Ebbene sarebbero infinitamente inferiori ai danni che gli incendi provocano ed a quanto di spende per domarli; il territorio è da anni abbandonato ed ancora una volta viene dimostrato dai fatti che le politiche di risparmio ad ogni costo sugli enti più deboli sono fallimentari e prima o poi il risparmio conseguito si triplica in nuova spesa; l’auspicio è che l’esperienza serva e che ciascuno faccia la sua parte; l’UNCEM Lazio rinnova il sollecito ad una attenzione istituzionale che renda le Comunità Montane, moderne ed efficienti, dando loro la governance e le risorse che da troppi anni mancano loro>.

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