Roma, due carabinieri offrono un rifugio cibo e vestiti a una richiedente asilo e alla sua bambina di 3 anni

Bellissimo gesto di  solidarietà umana di due giovani carabinieri in servizio a Roma, i quali pur non essendo sposati, ma vista la drammatica situazione in cui viveva una donna richiedente asilo politico, sono intervenuti facendo alloggiare la...

Bellissimo gesto di solidarietà umana di due giovani carabinieri in servizio a Roma, i quali pur non essendo sposati, ma vista la drammatica situazione in cui viveva una donna richiedente asilo politico, sono intervenuti facendo alloggiare la malcapitata ed hanno comprato con il loro denaro cibo per entrambe

Così, a una pattuglia di Carabinieri nel turno di notte, si sa, può succedere di tutto. Ci sono allarmi per furto o rapina e ci sono le risse, nelle quali è facile prendersi una coltellata.

Capita di rado che a chiamare sia un istituto religioso, per un intervento più umanitario che operativo, ma non per questo meno “di emergenza”.

È accaduto la notte del 29 scorso agli appuntati Andrea Castiello e Salvatore Fontana, della Compagnia Carabinieri di Roma San Pietro.

La madre superiora delle “Suore della Redenzione Villa Mater Admirabilis” di via Pineta Sacchetti, nel quartiere Trionfale, non sapendo cosa fare di fronte a una donna di 33 anni con la sua bambina di 3, che chiedevano assistenza, ha chiamato il “112”.

Si chiama pronto intervento e così è stato: Mireille, congolese che all’Italia ha chiesto asilo politico per la difficile situazione in cui versa il suo Paese, ha visto offrire a sé e alla propria bambina, in una notte particolarmente fredda, un aiuto insperato.

I due Carabinieri non ci hanno messo molto a decidere: in attesa di un supporto dei servizi sociali, che più facilmente sarebbe scattato il giorno successivo, hanno sistemato a loro spese le due bisognose in un albergo vicino.

Poteva bastare, non è bastato. Occupata la stanza, la donna è stata raggiunta qualche minuto dopo dagli appuntati Castiello e Fontana, che le hanno portato un pasto, latte e biscotti per la colazione successiva e vestiti più caldi e puliti.

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La donna li ha chiamati “i miei angeli”. Forse ad Andrea e Salvatore, entrambi 32enni e celibi, che senza essere genitori hanno saputo immedesimarsi nel dramma di una madre, quella definizione sarà sembrata eccessiva. Hanno solo aiutato il prossimo come è loro dovere, avranno pensato. Magari in modo diverso dal solito.

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