Roma, i rischi del nostro comparto agricolo alimentare negli Accordi di libero scambio commerciale tra USA e UE

Nell’ incontro del 24 aprile 2016 avvenuto ad Hannover nel Castello di Herrenhausen tra la Cancelliera Tedesca Angela Merkel ed il Presidente americano Barack Obamasi è convenuto di proseguire i negoziati USA-UEper l'accordo di libero scambio sul...

America-Europa

Nell’ incontro del 24 aprile 2016 avvenuto ad Hannover nel Castello di Herrenhausen tra la Cancelliera Tedesca Angela Merkel ed il Presidente americano Barack Obamasi è convenuto di proseguire i negoziati USA-UEper l'accordo di libero scambio sul “Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti” o TTIP (Transatlantic Trade and Investement Partnership).“Io ed Angela (Merkel) – ha dichiarato il Presidente Obama – abbiamo discusso di come spingere la crescita economica europea esiamo d'accordo sul fatto che gli Stati Uniti e l’Unione europea debbano continuare a portare avanti i negoziati per un accordo commerciale transatlantico". Tuttavia, proprio oggi il Ministro tedesco dell'Economia Sigmar Gabriel ha sostenuto che il Trattato è destinato a fallire se gli Stati Uniti non faranno delle concessioni. Di converso, il Presidente americano ha la ferma intenzione di firmare l’Accordo entro l’estate, sia per non interferire con la campagna elettorale in corso, quanto soprattutto per lasciare un’impronta importante sulla politica economica americana prima di lasciare in novembre la Casa Bianca.Già a fine maggio dello scorso anno, sulle colonne di questo quotidiano, avevamo avvertito in merito alla mancata trasparenza ed assoluta riservatezza delle trattative in corso dal 2013, nonché sui rischi che tale accordo avrebbe comportato in alcuni settori commerciali strategici, sia per l’Europa, che per il nostro Paese. Siamo arrivati alla vigilia del tredicesimo round di negoziati, in agenda a New York da lunedì 25 aprile fino a venerdì 29 aprile 2016, e le parti sono ancora lontane dal trovare una linea di accordo comune su diversi fronti. Un primo fondamentale problema è rappresentato dall’accesso ai mercati. Ma mentre sulle tariffe e sui servizi è stato raggiunto un accordo per la liberalizzazione del 97% dei prodotti, dopo oltre due anni di trattative, le parti si sono scambiate due mesi or sono una sola offerta in tema diappalti pubblici. Un argomento sul quale la Germania si mostra piuttosto indifferente, ma che per la Commissione europea è di fondamentale importanza per creare nuovi posti di lavoro. Gli americani si dicono pronti a riconoscere il libero accesso alle loro gare, ma non hanno intenzione di derogare alla legge sul "buy american": in sostanza chiunque può aggiudicarsi un appalto, a condizione che il 50% dei prodotti utilizzati per i lavori sia rigorosamente americano. In tal modo un'impresa europea per costruire un’autostrada americana dovrebbe utilizzare la metà del cemento e del materiale occorrente con il marchio a stelle e strisce.Una condizioni inaccettabile per Bruxelles perché discrimina i prodotti europei, non crea lavoro nel nostro continente, non alimenta il Pil ed avvantaggerebbe, pertanto, solo le multinazionali. Tesi avvalorata dal fatto che nei 28 Paesi dell’Unione Europea il 99,8% delle imprese (23 milioni) ha meno di 250 addetti (limite fissato per le PMI)ed assorbe il 67,4% dell’occupazione. Il 91,8% di esse conta meno di 9 dipendenti, configurandosi quindi come Micro Imprese; percentuale che in Italia sale al 95% del totale. Di qui la necessità di rafforzare il nostro sistema imprenditoriale delle PMI attraverso la costruzione e lo sviluppo dei nuovi modelli aggregativi delle “Reti di Imprese”; modelli peraltro fortemente sostenuti dalla Commissione europea nell’attuale Programmazione 2014/2020.Sarebbe infatti minacciata proprio l’ossatura industriale del nostro Paese, come di molti altri nell’Europa comunitaria, dal momento che le piccole e medie imprese non sarebbero in grado di reggere la concorrenza dei colossi industriali statunitensi.

Un altro fondamentale problema del Trattato che ci riguarda da vicino è l'agricoltura, l’etichettatura delle carni e la protezione delle denominazioni d'origine. Un tema caro a Italia, Francia, Spagna e Grecia, ma che in Germania, così come nei Paesi nordici, non è così sentito.Per il comparto agricolo, qualora venisse dato il via alle produzioni di Organismi Geneticamente Modificati, l’agricoltura europea, basata essenzialmente su aziende di piccole dimensioni,entrerebbe certamente in crisi se non fosse protetta dai dazi doganali e verrebbe inevitabilmente assorbita dalle grandi multinazionali. Inoltre ci si deve anche interrogare sul dove andrebbero incontro quegli Stati, tra i quali l’Italia, che non accettano la produzione di OGM. Sempre per il nostro Paese spicca la questione dell’etichettatura delle carni, problematica per la quale l’Unione europea aveva già provato a far eliminare anche quella facoltativa. Negli Stati Uniti non è nemmeno obbligatorio riportare il trattamento con ormoni ed antibiotici, tipico dei grandi allevamenti intensivi degli americani. Altro rilevante fattore di rischio per l’Italia è quello dei prodotti DOC, DOP ed IGP. Gli Usa si oppongono alle Denominazioni Geografiche rivendicando la possibilità per chiunque di utilizzare nomi registrati. Il pericolo è che con l’approvazione degli accordi il nostro Paese non potrà più impedire che chiunque possa chiamare i propri prodotti Parma, San Daniele o Parmigiano Reggiano. Il danno di immagine sarebbe decisamente incalcolabile soprattutto in considerazione delle numerosissime ed apprezzate eccellenze del nostro agro-alimentare ambasciatore indiscusso del Made in Italy nel Mondo.

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Giorgio De Rossi

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