Roma, noterelle su Francesco, padre Pio, kirill, family day e altro

di Giuseppe Rusconi In questi ultimi giorni si sono evidenziati alcuni dei maggiori aspetti della personalità di papa Francesco: in politica estera (incontro con il patriarca Kirill), nell’ambito della pietà popolare (padre Pio e padre Leopoldo...

Papa Francesco-2

di Giuseppe Rusconi

In questi ultimi giorni si sono evidenziati alcuni dei maggiori aspetti della personalità di papa Francesco: in politica estera (incontro con il patriarca Kirill), nell’ambito della pietà popolare (padre Pio e padre Leopoldo Mandic a Roma), nel comunicare (vedi la lunga conversazione a Santa Marta con il ‘Corriere della Sera’). E qui entrano in scena i silenzi per il ‘Family Day’, la ‘nomination’ per Emma Bonino, poi il compiacimento di Ivan Scalfarotto alla Stampa Estera

Se si guarda con occhio attento e non turiferario a quanto successo di importante in questi ultimi giorni in relazione ai comportamenti di papa Francesco, non è facile togliersi dalla testa un’impressione (che è più di un indizio): Jorge Mario Bergoglio è una persona in cui a un intuito pastorale di dimensioni universali, caratterizzato da un’ ‘apertura’, una ‘flessibilità’ e una ‘tenacia’ veramente eccezionali, si accompagnano giudizi e silenzi altrettanto singolari e molto sconcertanti per una parte consistente del cattolicesimo militante.

Qui si esagera? No, amici turiferari in servizio permanente: ricordiamo che cosa è accaduto negli ultimi giorni su stimoli provenienti da Santa Marta.

Venerdì pomeriggio ad esempio una folla commossa ha accompagnato le spoglie di padre Pio e di padre Leopoldo Mandic: dalla Chiesa di San Salvatore in Lauro, attraversato il Tevere sul ponte Sant’Angelo, per giungere in via della Conciliazione, infine in San Pietro, diverse decine di migliaia di devoti hanno recitato il Rosario, intonato con le lacrime agli occhi l’Eccomi di Frisina, colloquiato soprattutto con lo spirito del santo frate di Pietrelcina. Come è emerso recentemente per bocca di padre Marciano Morra, per lunghi anni segretario dei gruppi di preghiera di padre Pio, l’arcivescovo e cardinale Bergoglio si interessò seriamente di padre Pio solo in occasione della canonizzazione del 2002: dalle ‘esplorazioni’ dei suoi inviati a San Giovanni Rotondo e dalla successiva ‘trasferta’ in Argentina di padre Morra e monsignor Giuseppe Ruotolo (vicedirettore generale dei gruppi di preghiera), l’arcivescovo di Buenos Aires trasse la convinzione dell’esemplarità di padre Pio nell’ambito della preghiera, della misericordia e della carità. Da Papa, Francesco fino a poco fa non aveva mai citato pubblicamente padre Pio. E tuttavia, l’indizione dell’Anno Giubilare della Misericordia, è stata l’occasione per far riemergere dal profondo la personalità del frate di Pietrelcina. Che l’intuizione sia stata di Francesco o che invece gli sia stata suggerita (magari per motivi di contabilità numerica) dall’arcivescovo Fisichella, poco cambia: la decisione di ‘premiare’ il santo (insieme con l’altro santo cappuccino, molto diverso, padre Leopoldo Mandic) e il filone della religiosità popolare spesso disprezzata dai ‘sapienti’, è stata certo del Papa. E, per quanto ci riguarda, la riteniamo felice, sebbene le espressioni di tale religiosità non sempre siano automaticamente comprensibili da chi è cresciuto in ambienti connotati da un approccio razionale al cattolicesimo. In ogni caso le folle che abbiamo osservato da vicino sia a San Lorenzo fuori le Mura che in via della Conciliazione meritano grande rispetto, anche in quei comportamenti che possono sembrare ‘eccessivi’: se l’albero si giudica dai frutti, quelli dell’apostolato di padre Pio indubbiamente arricchiscono la quotidianità del cattolicesimo.

Lo stesso venerdì 5 febbraio, ma a mezzogiorno e dieci, padre Lombardi (in contemporanea con Mosca) ha dato l’annuncio del prossimo incontro tra papa Francesco e il patriarca Kirill. Un evento certo storico, che avvalora la strategia dell’incontro personale perseguita con volontà dirompente da Jorge Mario Bergoglio. Incontro personale che ha in primo luogo un grande significato simbolico, a breve ancora più importante dei contenuti che durante l’incontro verranno affrontati. In secondo luogo l’incontro rinsalderà il fronte internazionale in difesa dei cristiani perseguitati e sarà probabilmente foriero di passi avanti di qualche consistenza nei rapporti bilaterali – ancora spinosi ad esempio sulla questione ucraina - tra Roma cattolica e Mosca ortodossa. E’ noto che fin da subito il Papa si è dichiarato disponibile all’incontro con Kirill, senza porre nessuna condizione: al momento in cui è maturata la possibilità concreta in tal senso, l’ha subito accettata con gioia. Che sia stato Kirill a proporre la data e la sede (tenendo conto del viaggio papale in Messico e della prossimità del Sinodo panortodosso) non cambia la sostanza: la consolidata ‘diplomazia’ planetaria di Bergoglio (affiancata dalla pazienza e dall’efficienza della Segreteria di Stato) ha ottenuto un nuovo successo (anche se – si deve pur notare - l’anfitrione cubano non è un campione di democrazia e calpesta quella dissidenza anche cattolica, del resto ignorata dal Papa in occasione della visita apostolica del 2015 per motivi ‘superiori’, comprensibili diplomaticamente ma non pastoralmente).

Il comportamento di papa Bergoglio in altri campi suscita però anche smarrimento in vaste cerchie del popolo cattolico militante in Italia (già era successo riguardo alle enormi Manif pour tous francesi, la cui presidente Ludovine de la Rochère per poter anche solo salutare il Papa aveva dovuto intrupparsi nel piccolo gregge mattutino di santa Marta): sono in tanti a essere amareggiati e a sentirsi profondamente feriti dai silenzi di Francesco in relazione alla grande manifestazione del Family Day del 30 gennaio. Nell’occasione precedente del 20 giugno 2015 il Papa si era astenuto non solo dall’incoraggiare, ma anche dal citare pubblicamente la testimonianza di centinaia di migliaia di cattolici a piazza San Giovanni (e si era limitato all’ultimo momento a chiedere al card. Vallini di contattare i vescovi laziali perché ‘spingessero’ la partecipazione). Per l’appuntamento di popolo del 30 gennaio – nel pieno della discussione in Senato del disegno di legge Cirinnà dalla cui approvazione deriverà de facto il riconoscimento dei ‘matrimoni omosessuali’ con tutti i ‘diritti’ connessi – il Papa ha vietato a Kiko Arguello di partecipare, ha richiamato all’ordine il card. Bagnasco per le sue esternazioni pro-Family Day e ancora una volta non ha dedicato neanche una virgola alle centinaia di migliaia di cattolici in piazza. C’è chi dice – non a torto – che questo Papa eccelle sia nelle relazioni internazionali bilaterali che nella demotivazione di larga parte del popolo cattolico. Predica misericordia e dà udienza a tutti, anche a noti esponenti di quel capitalismo da lui deprecato (ma non riceve i cattolici del Family Day… e saremmo lieti di essere smentiti); benedice qualsiasi gruppo, marce (salvo quella per la Vita del maggio 2015) e marcette di ogni genere compreso quello ambientalista, ma le centinaia di migliaia di cattolici in piazza non hanno diritto neanche a una citazione nemmeno alla fine di un Angelus. Niente: forse per lui essi sono come il fratello maggiore della nota parabola, che viene penalizzato dal padre.

Una conversazione curiosa con Massimo Franco per il ‘Corriere della Sera’. Oggi, lunedì 8 febbraio, sotto il titolo in apertura di prima pagina su “Il Papa e i muri che cadranno uno dopo l’altro/le scelte di Francesco, gli ortodossi, l’Europa” , è apparso un lungo resoconto (occupa anche le pagine 2 e 3) di Massimo Franco su “un incontro all’insegna dell’informalità”, avvenuto “nella quiete pomeridiana di Santa Marta”, dopo l’annuncio ufficiale “del faccia a faccia storico” Francesco-Kirill. Nella cronaca - in cui si evoca anche la frase del card. Koch nella nostra recente intervista (vedi www.rossoporpora.org “Card. Koch su visita Sinagoga, ortodossi, luterani e anglicani”) sul “semaforo non più rosso ma giallo” – si riportano dapprima alcune considerazioni peraltro condivisibili sulle ‘primavere arabe’. Ad esempio: “Sulle primavere arabe e l’Iraq si poteva immaginare prima quello che poteva succedere”. Oppure: (sulla Libia) “prima di Gheddafi ce n’era uno solo, ora ce ne sono cinquanta”. A pagina tre però un intertitolo virgolettato ha attirato la nostra attenzione: “Tra i grandi dell’Italia di oggi, Giorgio Napolitano e Emma Bonino”. Sul primo si potrebbe aprire un intero capitolo. Ma è la seconda che ci interessa maggiormente. Della Bonino il papa loda l’impegno ‘africano’ e soggiunge (il tutto tra virgolette): “Mi dicono: è gente che la pensa in modo molto diverso da noi. Vero, ma pazienza. Bisogna guardare alle persone, a quello che fanno”. Qui francamente la giustificazione per la nomination della Bonino appare un vero boomerang: la Bonino non è (e non è stata) la paladina dell’aborto (tanto è vero che si è spesso vantata pubblicamente di averne procurati personalmente migliaia) e di tutti i cosiddetti ‘diritti’ libertari? Per caso non è schierata per l’eutanasia e per il ‘matrimonio gay’? E’ lecito supporre che la nomination della Bonino abbia fatto rivoltare nella tomba papi impegnati contro l’aborto come Paolo VI e Giovanni Paolo II, mentre papa Ratzinger può tacere solo con un eroico sforzo di fedeltà alla parola data (di ritirarsi “sul monte” in preghiera). Un’ultima chicca: l’esternazione su Emma Bonino è avvenuta sabato 7 febbraio, a poche ore dall’inizio dell’annuale “Giornata per la vita” indetta dalla Conferenza episcopale italiana. Un tempismo veramente sconcertante.

Scalfarotto e Paola Concia lodano Francesco. Nel tardo pomeriggio di oggi, lunedì 8 febbraio, il viceministro Ivan Scalfarotto (‘padre’ della controversa legge “contro l’omofobia”) e l’ex-deputata Paola Concia (attivista della nota lobby) hanno incontrato un gruppo di giornalisti presso la Stampa estera. E’ stata un’ora assai movimentata, in cui – tra l’altro – gli ospiti sono stati richiesti di un parere sulla nomination papale di Emma Bonino. Così Paola Concia: “Il Papa è un gran furbacchione. Però è in ogni caso una persona molto lungimirante e si è dato il compito di riavvicinare più persone possibili alla Chiesa. Egli sa che cosa rappresenta Emma Bonino” e la sua nomination “non stupisce, perché si muove nella direzione dell’apertura. Il Papa riapre le porte della Chiesa, anche se all’interno del cattolicesimo c’è chi le vuole richiudere”. Così Ivan Scalfarotto: “La Bonino, al di là di posizioni politiche diverse, ha tracciato un percorso politico alto, ha una grande umanità. Il Papa non l’ha certo voluta santificare, ma ha dimostrato ancora una volta di avere una mente molto aperta”. Per quanto riguarda l’iter del disegno di legge Cirinnà, Scalfarotto spera che si possa chiudere positivamente in Senato entro il 18 febbraio e ha definito il ‘cattolico’ Renzi “uno statista che ha compreso, al di là delle sue posizioni personali, che l’Italia va modernizzata”. Ancora Scalfarotto: “Il disegno di legge Cirinnà rappresenta un punto di svolta per il Paese, poiché questa legge fa cultura e proietta l’Italia nella modernità”. Certamente, passato lo scoglio delle ‘unioni civili’, si rimetterà in moto tutto il carrozzone: legge sull’eutanasia, legge “contro l’omofobia”, ecc… come ha detto il viceministro. Da Scalfarotto un pensiero grato anche per la ministra ‘cattolica’ Maria Elena Boschi: “Senza di lei, senza il suo impegno, non saremmo mai arrivati dove siamo oggi”. Infine: “E’ vero che il Governo ha dichiarato di ritirarsi sul disegno di legge, lasciando campo libero al Parlamento… però Renzi non è solo presidente del Consiglio, ma anche segretario del maggior partito, quello su cui si fonda la maggioranza. E allora…”.

Ancora su padre Pio. Ci piace infine segnalare un libretto interessante (a firma di Raffaele Iaria, Tau editrice) dal titolo “Padre Pio – ‘Quei’ giorni a Pietrelcina. ‘Quei’ giorni ovvero il lasso di tempo dal 10 agosto 1910, quando Francesco Forgione fu ordinato sacerdote, al settembre dello stesso anno, quando il frate ricevette le prime stimmate, tanto invisibili quanto dolorose. Nel testo di Iaria si ricostruiscono poi la partenza da Pietrelcina (17 febbraio 1916) e i rapporti tra padre Pio e i Papi (qui si scivola un po’ sulle persecuzioni di cui il frate fu oggetto a più riprese, anche ai tempi di Giovanni XXIII). Preziose le indicazioni sui ‘luoghi’ di padre Pio a Pietrelcina, dove nacque il 25 maggio 1887.

Per saperne di più segui su: www.rossoporpora.org

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Neve a Frosinone "quando nevicherà?" Cosa dicono le previsioni meteo

  • Giovane infermiera muore nel sonno, familiari e colleghi sotto choc

  • Coronavirus, la Ciociaria ed il Lazio in zona arancione: indice Rt e ricoveri oltre la soglia. Cosa cambia

  • Tanta acqua e poco carburante nelle cisterne: denunciato titolare di un distributore (video)

  • Coronavirus in Ciociaria: il bollettino di giovedì 14 gennaio. Lazio ormai avviato alla zona arancione

  • Frosinone ancora una volta sotto i riflettori nazionali a livello enogastronomico: la Rai spiega il "metodo Dolcemascolo"

Torna su
FrosinoneToday è in caricamento