Roma, pomeriggio di panico sulla linea B. Il macchinista ferma la metro, si sfiora la rissa

Ennesimo disagio sulla linea B, l'ultimo di una lunga serie che da un mese a questa parte sta mettendo a dura prova la pazienza degli utenti della Capitale. Il nostro viaggio inizia alla fermata

 

Ennesimo disagio sulla linea B, l'ultimo di una lunga serie che da un mese a questa parte sta mettendo a dura prova la pazienza degli utenti della Capitale. Il nostro viaggio inizia alla fermata Roma PalaEur, sono le 17,45 di giovedì 23 luglio, tempo di attesa sulla banchina in direzione Rebibbia, oltre 10 minuti per il primo treno disponibile. La vettura arriva in stazione già carica di persone stanche e accaldate. Si procede con un filo di aria condizionata, fino alla fermata Tiburtina, poi il macchinista apre le porte. E non le chiude più. All'interno delle carrozze, circola la voce dell'ennesimo guasto che stoppa l'agognata corsa: in pochi istanti gli utenti, chiamati ad uscire dalla vettura, montano la protesta "Non si tratta di guasti" - è la voce unanime dei viaggiatori irritati. E infatti, da oltre un mese, è in corso una sorta di "sciopero bianco": alcuni macchinisti e addetti alla linea, protestano contro la proposta dell'Azienda di aumentare le ore di lavoro e di introdurre il badge a timbratura del turno. Ma stavolta, gli utenti della metro B non ci stanno. Mentre i passeggeri si accumulano in banchina, cominciano i cori di protesta contro il macchinista e il sindaco di Roma, Ignazio Marino. Sono parole di strazio e vergogna per le condizioni in cui i pendolari, ma anche i turisti, sono costretti a viaggiare ogni giorno. Sul fatto intervengono le Forze dell'Ordine. La Polizia cerca di sbloccare la situazione, ma se da un lato il conducente - ancora blindato in cabina - continua a sostenere la tesi del guasto, dall'altro la gente non molla e rimane a presidiare il treno. I disagi continuano e si ripercuotono sulle vetture in coda. Giungono anche i Vigili del Fuoco ma in un'ora la situazione rimane invariata. Decidiamo quindi di affidarci ai mezzi di superficie e fuori dalla stazione Tiburtina cominciano a marciare le navette sostitutive della Metro B. Ovviamente strapiene. Non ci resta che affidarci al vecchio metodo: incamminarci a piedi. La stessa sorte spetta ad un ragazzo greco, che dalla fermata del bus, spezza il ghiaccio commentando così la sua odissea: "noi siamo messi male, ma in Grecia, i mezzi pubblici ancora funzionano". (vietata la riproduzione delle nostre foto e del video senza previa autorizzazione)

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