Ciampino Bene Comune, iniziativa pubblica: «Si applichi la Costituzione e il vincolo al Muro dei Francesi»

Il Sindaco e l’Assessore all’Urbanistica sono intervenuti durante il dibattito

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Il Sindaco e l’Assessore all’Urbanistica sono intervenuti durante il dibattito

Lo scorso venerdì 18 marzo, nella sala Pietro Nenni, si è tornati a parlare di luoghi storici, in un’iniziativa pubblica organizzata da Ciampino Bene Comune. Il tema è stato il futuro del Muro dei Francesi, con la proposta di creare un parco pubblico archeologico in grado di ristabilire equilibrio alla città, nata come “città giardino” ma divenuta una delle zone con più alta densità abitativa in Italia, con scarsità di parchi, luoghi di ritrovo, e un alto tasso di inquinamento, causato da Aeroporto e traffico incontrollato. Un convegno animato e partecipato, che ha visto presenti anche il Sindaco Giovanni Terzulli e l’Assessore all’Urbanistica Marco Pazienza, oltre a realtà associative, movimenti politici come il M5S, SEL e cittadini che hanno partecipato al dibattito.

L’incontro è stato aperto da Marina Veneri di Ciampino Bene Comune, che ha ricostruito l’impegno portato avanti in questi anni, da quando nel marzo 2012 sono state proiettate le immagini degli scavi a quando, nell’ottobre 2015, la Soprintendenza ha posto il vincolo di tutela paesaggistica sull’intera area. «Quelle immagini hanno fatto il giro del mondo – spiega Marina Veneri – e hanno dimostrato che il progetto città-giardino non è l'unica memoria storica della città. Purtroppo si è diffusa la convinzione che il patrimonio archeologico sia diventato un "servo sciocco" della vita moderna, un intralcio all'edificazione sfrenata che caratterizza questi anni. I reperti stanno pian piano crollando e la proprietà si sta totalmente disinteressando del luogo. Noi di Ciampino Bene Comune, assieme con il Forum Nazionale Salviamo Il Paesaggio e il giurista Paolo Maddalena, stiamo lavorando affinché il bene pubblico vinca sul privato, richiamando l'articolo 42 della Costituzione, che riconosce la proprietà privata nella sua funzione sociale. Chiediamo dunque al Sindaco di impugnare l'area, che è di proprietà dei cittadini, facendo rispettare la Costituzione e attuare il vincolo di tutela della Soprintendenza».

Anche secondo Cristiana Mancinelli Scotti, del Forum Nazionale Salviamo Il Paesaggio, «il privato deve rispettare gli obblighi sociali, che sono pubblici, sulla sua proprietà, benché privata. Paolo Maddalena sostiene che una proprietà privata debba svolgere un ruolo reale e sociale, non si può in alcun modo lasciare abbandonato alle intemperie un sito come il Muro dei Francesi, che proprio a causa dell'incuria si sta deteriorando». Ma nella battaglia portata avanti dalle associazioni, il ruolo delle istituzioni deve essere tutt'altro che marginale. «Stiamo parlando di un pezzo di città e di memoria storica – sostiene Lucinia Speciale dell’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli – e anche se c'è stata molta distrazione, si deve ripartire dai cittadini. In questo caso, tutelare il Muro dei Francesi significa tutelare il futuro di Ciampino». Parole queste, sono condivise anche dall’archeologo Manlio Lilli del Forum Salviamo Il Paesaggio, secondo cui «lo scarso riguardo che ha avuto la scoperta di questi luoghi nella città la dice lunga sulla distrazione urbanistica e sulle scelte di Piani Regolatori, poco accorti nei confronti della memoria storica. Lo sbaglio è stato procedere per aggiunte, senza avere chiaro cosa realizzare. Dobbiamo uscire dall'idea che l'archeologia non faccia parte della nostra vita quotidiana».

È Officine Civiche a lanciare un nuovo appuntamento, domenica 3 aprile davanti l'IGDO, per coinvolgere la città in un altro dibattito pubblico. «Questa è un'occasione che va colta. Finora – dice Lorenzo Natella – è sembrato che i poteri forti si organizzassero per perseguire interessi particolari, ora ci stiamo riunendo dal basso per perseguire interessi collettivi». Dello stesso parere sono anche Alessandro Porchetta di Città in Comune e Alessandro Tonucci di Rifondazione. «Raccogliamo la sfida di Officine Civiche. Non possiamo assistere alla rinuncia della funzione pubblica e sociale dell'urbanistica, favorendo invece interessi privati e procedendo per Varianti senza pianificazioni. Abbiamo bisogno di momenti collettivi in grado di mutare le logiche politiche». Per Guglielmo Abbondati di SEL questa sarebbe un’occasione storica, «perché si avrebbe la possibilità, con la creazione del Parco dei Casali e l’acquisizione dell’IGDO, di cambiare le scelte che sono state messe in atto finora».

Il Sindaco Terzulli è intervenuto al dibattito, fornendo delle precisazioni sull’IGDO. «È rimasto come un corpo morente al centro della città, e non siamo mai stati in grado di cambiare la situazione. È però merito nostro se oggi se ne torna a parlare». Per quanto riguarda i Piani Regolatori, Terzulli dichiara di non poter «entrare in merito delle scelte che sono state fatte negli anni ’70, ma certamente qualcosa è mancato». Infine, sul Muro dei Francesi, «abbiamo approvato il vincolo – sostiene Terzulli – e non abbiamo fatto ricorso, come invece hanno fatto i privati. Ho accolto l’iniziativa di Ciampino Bene Comune andando con loro alla Soprintendenza, ma ho posto vincoli di determinatezza, per quanto riguarda il costo della realizzazione e cosa vogliamo veramente fare dei Casali. Se ci sono buone proposte possiamo andare avanti».

L’Assessore all’Urbanistica Marco Pazienza, dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi, è tornato a parlare dell’IGDO. «Le scorse amministrazioni hanno fatto l’errore di non ascoltare movimenti e associazioni. Ma si parla dell’IGDO in maniera troppo superficiale. È evidente che l’acquisto sarebbe un’ottima cosa, ma non è possibile sostenere oggi i lavori di ristrutturazione. È passato il messaggio che basti un milione e mezzo di euro, ma non è cosi. Dobbiamo parlare in termini di fattibilità. Io sono disponibile e chiedo la disponibilità delle associazioni per strutturare un progetto per l’IGDO, qualora ci fossero le condizioni per l’acquisto. Non è una chiusura, ma dobbiamo muoverci in modo concreto, con proposte reali. Apriamo un dibattito pubblico».

Sara Marazza

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