Ciampino, dipendenti comunali in rivolta. I sindacati dichiarano lo stato di agitazione

L'Amministrazione non ha ancora erogato il salario accessorio 2015, ne avviato la contrattazione per il 2016 Per i dipendenti pubblici del Comune di Ciampino quelle appena trascorse sono state giornate di fuoco. Martedì e mercoledì infatti, i...

Ciampino Comune

L'Amministrazione non ha ancora erogato il salario accessorio 2015, ne avviato la contrattazione per il 2016

Per i dipendenti pubblici del Comune di Ciampino quelle appena trascorse sono state giornate di fuoco. Martedì e mercoledì infatti, i lavoratori si sono ritrovati nel piazzale del Municipio a protestare insieme alle loro sigle sindacali, a causa della mancata applicazione del contratto decentrato 2015 e della contrattazione per il 2016, ancora del tutto assente. I lavoratori avrebbero in questo modo già perso gran parte del salario accessorio per l’anno trascorso, e non avrebbero alcuna garanzia per il 2016. A protestare, oltre alla Rappresentanza Sindacale Unitaria, che già dallo scorso anno lamentava le condizioni sfavorevoli dei dipendenti comunali, e che non aveva firmato il contratto decentrato del 2015, sono state anche la CISL e la CGIL che invece il contratto dello scorso anno l’avevano firmato.

Una situazione insostenibile per i lavoratori, che lamentano una netta disparità di trattamento tra la dirigenza e i dipendenti, la mancata riorganizzazione della struttura, che viene invece ulteriormente svuotata di personale, e l’assenza di verifiche sui risultati e gli obiettivi raggiunti dai dirigenti. Inoltre, c’è la questione del salario accessorio, non ancora erogato per l’anno 2015 e a rischio per il 2016. Francesco Gioiosi, Coordinatore della RSU locale, dichiara che «siamo già nel 2016, a giugno inoltrato, e finora i lavoratori hanno già perso gran parte del salario accessorio 2015. Senza l'avvio della nuova contrattazione non avranno alcuna certezza neanche per quello del 2016. Le progressioni orizzontali per il personale che ne ha diritto non sono state ancora attuate e non c’è stata l’erogazione di alcun compenso di produttività nonostante gli impegni sottoscritti con il contratto».

«Questa situazione – dichiara ancora la Rappresentanza Sindacale Unitaria – ignora le carenze e le necessità di una riorganizzazione della macchina comunale, depauperata di strutture e personale, che continua a decurtare il salario accessorio dei lavoratori e ad aumentare invece quello dei dirigenti, ai quali il Sindaco riconosce sempre maggiori prebende senza alcuna effettiva verifica dei risultati raggiunti. Un'altra protesta – continua RSU – c’è stata per la richiesta, rimasta finora senza alcun esito, di verificare i compensi di risultato della dirigenza, che raggiungono da anni cifre di circa 80.000,00 euro annui pro-capite oltre il normale stipendio, tutti ancorati a obiettivi risibili e inconsistenti, ma che i dirigenti raggiungono sempre al 100%. Abbiamo chiesto anche il controllo e la regolamentazione dell’erogazione dei buoni pasto ai dirigenti, effettuata a forfait in modo difforme dalle indicazioni di legge, che impongono il controllo dell’orario come per gli altri dipendenti».

Una richiesta di sorveglianza dunque, da portare avanti sia per i dipendenti che per i dirigenti del Comune, ai quali RSU imputa la mancata supervisione nell'erogazione dei buoni pasto, dell’orario di lavoro e dei premi di produzione elargiti rispetto a obiettivi qualitativi minimi. «Siamo qui per farci notare da un’Amministrazione fin troppo austera e distante dai dipendenti – conclude Gioiosi – e vogliamo che l’Amministrazione prenda provvedimenti e finisca di gestire l’Ente come se fosse una azienda privata. Noi dipendenti comunali siamo il motore di una giovane città al fine di garantire, alla comunità, una ottimale prestazione lavorativa per la gestione dei servizi».

L’Assemblea ha chiesto che il Sindaco si impegni direttamente e concretamente a rispettare gli impegni contrattuali 2015 e le norme di legge per tutte le indennità dovute ai lavoratori, con la promessa di continuare la protesta qualora la voce dei dipendenti non fosse ascoltata.

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Sara Marazza

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