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convento di san Lorenzo-2

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Colleferro, Chiude la chiesa dell’Immacolata, Cave, chiude San Carlo. Piglio, chiude Convento San Lorenzo

Il Capitolo dei Francescani, che si è tenuto ad Assisi nei giorni scorsi, sotto la guida dell’attuale Ministro Provinciale padre Vittorio Trani, ha deciso di chiudere non solo il Convento di Piglio, ma anche il convento e la chiesa dell’Immacolata...

Il Capitolo dei Francescani, che si è tenuto ad Assisi nei giorni scorsi, sotto la guida dell'attuale Ministro Provinciale padre Vittorio Trani, ha deciso di chiudere non solo il Convento di Piglio, ma anche il convento e la chiesa dell'Immacolata di Colleferro, e il convento e chiesa di San Carlo di Cave, per fare comunità a Roma.

I religiosi convenuti da ogni parte del Lazio hanno discusso sui principali problemi della Provincia, che sta vivendo in questi ultimi tempi, uno dei suoi periodi più difficili, caratterizzato dall'elevata età media dei religiosi, da una persistente crisi vocazionale con la conseguente chiusura di numerose dimore storiche dell'ordine nella nostra Ciociaria, in primo luogo gli insigni conventi di Alatri ed Anagni.

La chiusura toccherà ora all'ultimo "superstite" convento francescano della provincia di Frosinone, quello cioè di San Lorenzo di Piglio, custode della tomba del frate esorcista Beato Andrea Conti (1240-1302), quella del servo di Dio padre Quirico Maria Pignalberi (1891-1982), l'attuale cappellina di San Massimiliano Maria Kolbe che, venuto nel convento di san Lorenzo a trovare P. Quirico Pignalberi confondatore insieme a lui della Milizia dell'Immacolata dormì nella stanza ora adibita a cappella interna del convento.

Il convento e l'annessa chiesa di San Lorenzo, costruiti otto secoli fa, erano diventati un punto di riferimento per la divulgazione del Verbo cristiano e centro di aggregazione per una numerosissima comunità in una zona altamente sviluppata in questi ultimi tempi con l'insediamento abitativo. E' questo un luogo di pace di meditazione, di preghiera, perché ogni pietra, ogni pianta, ogni elemento del creato parla dell'Altissimo,, dell'umiltà francescana, dell'opera santa di molti frati, della bellezza della natura, della preziosità del ritiro, del silenzio interiore della preghiera del cuore, come eco impercettibile della spiritualità del Poverello di Assisi che, recandosi a Subiaco da San Benedetto, passò in questo luogo e vi fondò un eremo.

Non si è ancora spenta l'eco della chiusura dell'altro convento dei frati minori di San Giovanni, avvenuta il 22 Settembre 1996, dove poi successivamente si è insediata la "Comunità Nuovi Orizzonti", sotto l'egida di Chiara Amirante, quando un'altra tegola si è abbattuta sulla testa della comunità pigliese.

C'è da ricordare, per la cronaca, che proprio nel Luglio del 2009, il Capitolo dei francescani che si era tenuto sempre a Piglio, aveva deciso di chiudere il convento per mancanza di frati. La notizia provocò una grande mobilitazione del popolo pigliese e lo sdegno del Beato Andrea che esorcizzò il cielo con nubi dense, con pioggia torrenziale e con vento, facendo così annullare persino la processione con il trasporto della statua programmata per Domenica 23 Agosto 2009 in suo onore. Il convento, poi, rimase aperto grazie a padre Taddeo Mikoda, di origine polacca, che diede la sua disponibilità.

Ora una domanda sorge spontanea: perchè chiudere i conventi e le chiese di Colleferro di Cave e di Piglio per trasferire i frati a Roma? E ancora : E' così che si rispetta l'insegnamento di Gesù che disse ai discepoli: "andate e divulgate il mio Verbo"?

Correva l'anno del Signore 1240 quando il Beato Andrea Conti, zio di Bonifacio VIII , ideatore del I° Giubileo, lasciando la natia Anagni, decise di ritirarsi in una grotta nei pressi del complesso francescano nella terra di Piglio, ed ora a distanza di 800 anni padre Angelo Di Giorgio, superiore del convento e Rettore della chiesa di San Lorenzo, chiuderà definitivamente la porta per andare a Roma, dopo secoli di opere fattive, di opere di bene, prodigato da questi umili servi di Dio nel territorio pigliese.

Questo luogo, santificato dalle orme di San Francesco, del Beato Andrea, del servo di Dio p. Quirico Pignalberi, di San Massimiliano Kolbe, di San Giovanni Paolo II è veramente un'oasi di pace, di spiritualità, di invito al raccoglimento: è un patrimonio di sacre memorie da conservare, tutelare e onorare. Rimarrà solo un prete per cinquemila abitanti: don Gianni Macali.

Solo qualche tempo addietro, il paese di Piglio poteva vantare uno stuolo di frati e di suore, che nelle contrade sorridevano ai bambini: un retaggio antico che questa pia terra ha coltivato e che ha dato sempre buoni frutti spirituali donando alle generazioni quello spirito di fede e di tradizione che è tipico della zona. Già nel 1656 in una lettera l'arciprete Domenico Gianardi si lamentava di essere rimasto solo, senza l'aiuto di frati e di preti, ma allora a Piglio, come nel resto d'Italia, la peste mieteva migliaia di vittime.

La colpa era da addebitarsi al morbo. Oggi a distanza di 359 anni, la storia si ripete, a causa della crisi delle vocazioni, don Gianni si troverà da solo a seguire una comunità di 4684 anime raccolte in due parrocchie e a organizzare ben 13 processioni. Un appello da queste colonne è rivolto a Papa Francesco per far retrocedere quanto è stato deciso al Capitolo di Assisi. Chi saranno i nuovi inquilini dei conventi Colleferro, di Cave e di Piglio?

Giorgio Alessandro Pacetti

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