Colleferro, Il Sin è alle strette finali dopo la riunione al ministero

Il 20 Ottobre 2016, presso l’Auditorium del Ministero dell’Ambiente, alla presenza dei tecnici del Ministero, della Regione, dei Comuni della Valle del Sacco e le associazioni produttive e di categoria, si è svolto uno dei tavoli tecnici...

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Il 20 Ottobre 2016, presso l’Auditorium del Ministero dell’Ambiente, alla presenza dei tecnici del Ministero, della Regione, dei Comuni della Valle del Sacco e le associazioni produttive e di categoria, si è svolto uno dei tavoli tecnici conclusivi della procedura di ridefinizione del perimetro del Sito di Interesse Nazionale, SIN, della Valle del Sacco.

A detta del Ministero, i lavori, durati 3 anni, hanno visto una partecipazione da record da parte degli enti e le associazioni rispetto agli altri 40 SIN presenti sul territorio nazionale. Il risultato è uno dei più estesi e complessi SIN d’Italia.

Le aree inserite nel SIN non sono necessariamente tutte inquinate. Applicando il principio di precauzione, si sospetta che, a seguito di attività antropiche, possano essere stati prodotti degli effetti negativi sull’ambiente tali da rendere applicabile l’articolo 252 del Testo Unico dell’Ambiente (Decreto Legislativo 152 del 2006). Tra le caratteristiche necessarie ad essere inseriti in un SIN ci sono la necessità di attuare la bonifica su aree e territori, compresi i corpi idrici, di particolare pregio naturale, rischi sanitari e ambientali derivanti dal superamento di determinati valori di inquinamento ed un rilevante impatto socio economico causato dall’inquinamento.

Le aree contenute nel perimetro del SIN saranno soggette ad attività di caratterizzazione, ovvero di analisi delle sostanze contenute, nei terreni e nelle acque. A questo punto, in base all’esito delle analisi, le singole zone presenti verranno rimosse dal sito in mancanza di superamenti delle soglie degli inquinanti o avviate procedure di messa in sicurezza o bonifica in caso di contaminazione riscontrata.

Per quanto riguarda Colleferro le aree interessate saranno quelle del sito industriale e le aree limitrofe oltre le fasce di esondazione del Fiume Sacco. Il nostro è un caso particolare. Mentre i territori degli altri comuni sono stati storicamente gestiti dal SIN, nel nostro comune le attività di bonifica vennero condotte da un Ufficio Commissariale. Con la creazione di questo SIN la gestione passa definitivamente al Ministero. Il nostro sito industriale fu interamente caratterizzato e molte aree risultarono non compromesse. I lavori condotti sul nostro territorio dall’Ufficio Commissariale non verranno persi. Il Ministero si è impegnato ad acquisire quei dati, valutarne la correttezza ed a rimuovere dal SIN le aree non contaminate.

Per le aree contaminate i lavori procedono. Nei pressi del sito Arpa 1, i cui suoli sono stati bonificati, è in fase di accensione il barrieramento idraulico che avrà il compito di rimuovere gli inquinanti presenti in falda. Questo è costituito da una serie di pozzi a differenti profondità che pompano l’acqua dal sottosuolo e la inviano a dei filtri a carbone attivo che la depurano dagli inquinanti. Il barrieramento funzionerà per almeno 20 anni in attesa che gli inquinanti spariscano dalla falda. Tempi così lunghi non ci devono spaventare. Le prime analisi condotte dimostrano sostanziali riduzioni delle concentrazioni degli inquinanti ed i tempi ipotizzati potrebbero ridursi. Nel sito Arpa 2, invece, sono iniziati i lavori di bonifica e di costruzione di un sito di stoccaggio permanente e sicuro dove portare gli altri inquinanti presenti nel sito. Tutti questi lavori dovrebbero concludersi nel giro di 2 o 3 anni rendendo di nuovo fruibili gran parte delle aree presenti nel sito industriale

Occorre precisare che essere inseriti nel SIN non ha ripercussione alcuna sulle attività produttive. Infatti attività lavorative, ristrutturazioni e nuove costruzioni saranno soggette alle norme vigenti su qualsiasi area, anche non contaminata, e non verranno interrotte se non saranno presenti rischi evidenti che ad oggi sono poco probabili. L’unico aspetto da tenere a mente è che l’interazione con le cosiddette matrici ambientali (aria, acqua e suolo) saranno soggette al parere del ministero. Ad esempio, indipendentemente che ci si trovi in un SIN o meno, in Italia la realizzazione di scavi è soggetta all’applicazione delle direttive contenute nel decreto terre e rocce da scavo (Decreto Ministeriale 161 del 2012). Questo decreto prevede la caratterizzazione delle terre da movimentare che andranno ricollocate opportunamente in base alle sostanze rinvenute al loro interno. Ad esempio, delle terre che avranno dei valori tipici dei terreni industriali, una volta rimosse, non potranno essere collocate su terreni agricoli; terre inquinate andranno invece bonificate. Essere inseriti in un SIN significa semplicemente che il Ministero dovrà essere a conoscenza dell’esito delle analisi, in base alle quali verranno attivate le procedure descritte sopra (esclusione dell’area dal SIN o bonifica).

Nel nostro sito industriale, come in tutti gli altri presenti nel SIN della Valle del Sacco, sarà possibile fare sviluppo occupazionale e rilanciare le attività produttive. Il SIN è la garanzia che se ci fossero problemi dovuti all’inquinamento passato i comuni e le regioni, oltre che i privati non colpevoli, non verranno lasciati da soli. Ciò è dovuto al fatto che il nostro è un territorio caratterizzato, oltre che da episodi di inquinamento, da un contesto socio-economico delicato che prevede quindi l’intervento dello Stato per risolvere eventuali problemi.

Le ultime fasi che il Ministero e la Regione dovranno condurre riguardano la convocazione di una conferenza dei servizi per approvare il perimetro del SIN e quindi produrre il decreto ministeriale che il Ministro Galletti dovrebbe firmare entro la fine dell’anno.

Da quel momento in poi inizieranno le fasi vere e proprie di caratterizzazione o acquisizione di informazioni sui terreni già caratterizzati, come nel nostro caso, e quindi le attività successive. La Regione sta studiando le migliori modalità operative per una gestione efficiente dei fondi a disposizione, tenendo conto della priorità associata alla presenza di eventuali attività produttive.

In seguito anche la gestione del superamento del parametro del Cromo Esavalente riscontrata nelle falde superficiali degli inceneritori di Colleferro, della quale vi avevamo già parlato, passerà al Ministero.

Il SIN non deve essere visto solo come l’affermare che il nostro territorio è inquinato, bensì esso rappresenta lo strumento istituzionale per rilanciarlo. Come Amministrazione comunale faremo tutto il possibile per aiutare lo svolgimento dei lavori. Nel frattempo è necessario pensare allo sviluppo del territorio ed al rilancio delle attività produttive e lavorative nel nostro sito industriale. Lo sviluppo della città passa per il recupero del sito industriale, il SIN è la garanzia che ciò avvenga.

F.to Assessore all’ambiente - Giulio Calamita

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