Fiuggi, Andreotti “visto da vicino” da Massimo Franco con i suoi libri: “sono postumo di me stesso” e "La vita di un uomo politico" (foto)

Il sen. Giulio Andreotti “torna” alle terme di Fiuggi, fonte Bonifacio VIII, attraverso i libri di Massimo Franco di fronte ad una sala piena di gente.

Il sen. Giulio Andreotti “torna” alle terme di Fiuggi, fonte Bonifacio VIII, attraverso i libri di Massimo Franco di fronte ad una sala piena di gente.

Così, il notista politico del “Corriere della Sera” ha partecipato all’incontro promosso da “Terme e Società” ed ha ricordato aneddoti, interviste e incontri con il Presidente Andreotti, che aveva già scritto nei suoi libri “Sono postumo di me stesso” - Potere, Vaticano, donne, inferno e Paradiso negli aforismi di Giulio Andreotti edito dalla mondatori del maggio2013 e del libro “Andreotti - La vita di un uomo politico, la storia di un’epoca” editato nel 2008 sempre da Mondatori e ristampato nel 2010.

Un Massimo Franco a tutto campo che si è sottoposto volentieri alle domande del Direttore del “Fiuggi” (giornale con ben 108 anni di vita) Pietro Martini, del giornalista Pino Pelloni ed all’interessante dibattito che si è svolto con il folto pubblico al quale ha partecipato anche il Sindaco Fabrizio Martini.

Pietro Martini ha ricordato i suoi molteplici incontri con il Sen. Andreotti che era un abituè della città termale del Lazio, tanto da essere il Presidente della Fondazione Fiuggi che insieme al Sen. Ciarrapico, avevano fondato per dare corpo al Premio Fiuggi. Insomma, aneddoti, ricordi, battute al fulmicotone di Andreotti hanno serpeggiato per tutta la mattinata alla fonte Bonifacio VIII e noi siamo riusciti tra un saluto e l’altro a fare qualche domanda al giornalista Massimo Franco.

Lei lo ha conosciuto benissimo il Presidente Andreotti? “Si l’ho conosciuto bene, non avevo un rapporto di amicizia però si è instaurato un rapporto cordialee professionale. Sono stato l’unico giornalista ammesso a casa sua quando è morto. La moglie non l’ho vista perché stava in un'altra camera”.

Come mai Massimo Franco non sorride mai? “faccio già tanta fatica a non arrabiarmi, poi visti i tempi… !"

Lei ha visto Andreotti molto da vicino. Lui ha scritto molti libri “visti da vicino” Lei come li scrive questi libri “visti da vicino”? L’ho visto come una persona. Però bisogna togliere via dalla mitologia, intanto è stato un professionista della Politica. Una persona molto controversa per i rapporti che aveva, un politico che è stato plasmato dal Vaticano e dalla guerra fredda ed è stato secondo me, l’emblema della Democrazia Cristiana di governo. Un amministratore dello Stato più che un uomo di partito. Anche, in qualche modo, l’esponente di maggiore spicco della Democrazia Cristiana, nella Curia Romana e come diceva l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga: “Andreotti era il rappresentante del popolo del Papa dentro la DC”.

Quali rapporti personali ci sono stati tra Lei e il Presidente Andreotti?

“Sono stati rapporti di tipo professionale. Rapporti cordiali non di amicizia ma di correttezza sono un giornalista che cercavo di capire attraverso Andreotti quello che succedeva e Andreotti, quando poteva e quando voleva mi faceva capire fino a quando lui desiderava che si capisse. Il resto dovevo un pò capirlo da solo. Ricordo, quando la prima volta gli portai la biografia, lui dopo averla letta mi diesse : “quì c’è tutto” io risposi: presidente se Lei mi dice così probabilmente non c’è tutto. Ricordo anche che gli dissi che un suo amico cardinale mi aveva detto che Lui era una persona pericolosa e Andreotti mi rispose : “ non ho mai tolto un capello a nessuno” . Io scherzando gli dissi: magari a qualche suo amico. La sua risposta fu: “ Ma… io non conosco solo pregiudicati”.

La Repubblica una volta scrisse che il Presidente Andreotti si era contornato di gente molto chiacchierata e lui rispose: “ E’ tutto letame”. Cosa vuol dire?

"Io, non ricordo se lui disse proprio letame. Lui diceva che le sue erano un pò truppe di colore ed era come per dire che la Sua corrente era fatta di persone non alla Sua altezza. Credo che questo nascesse dalla Sua consapevolezza di essere ad un livello un pò più alto rispetto alla sua corrente. Ma anche un certo cinismo di Andreotti che pensava che una corrente fosse solo uno strumento per raggiungere i suoi obiettivi di potere. Questa è stata una caratteristica che per molti anni ha aumentato il suo mito. Quando poi è finita la guerra fredda ed è finita la funzione storica della Democrazia Cristiana questo si è ritorto contro Andreotti. Queste cosidette truppe di colore, cioè alcuni dei personaggi della sua corrente, sono stati quelli che poi hanno contruibuito a metterlo seriamente nei guai.

Però, lui non ha mai fatto correnti, o meglio non ha mai organizzato riunioni di corrente, erano gli altri che organizzano di volta in volta. Perché lui non ci ha mai creduto?

"Lui non ci ha mai creduto. Però se ne è servito. Quindi in qualche modo ha avallato la corrente. A lui, in realtà un gruppo grande all’interno della Democrazia Cristiana serviva per trattare le sue posizioni di governo di volta in volta nei congressi democristiani. Quindi Andreotti si è servito di queste componenti per ottenere i suoi obiettivi di governo che erano l’unica cosa vera che gli interessasse. Non a caso Andreotti, non ha mai avuto incarichi di partito. I maligni dicono, che nasceva dal fatto che la Democrazia Cristiana non lo volesse come leader. Lui invece sosteneva che la Sua ottica privileggiata era il governo. Era nei ministeri. Era l’amministrazione dello Stato".

Quindi il rifiuto del partito serviva a lui per amministrare lo Stato?

"Andreotti, rappresentava più che il partito l’elettorato democristiano. Andreotti era figlio di una Democrazia Cristiana degasperiana, che era un immenso partito di opinione, ma non era un partito di apparato. Questo nacque con il Centro Sinistra e con Fanfani, che vide Andreotti all’opposizione. In fondo Andreotti è sempre rimasto legato ad un’idea di Democrazia Cristiana fatta di elettorato, fatta di supporto della chiesa ma non di apparato di partito".

Tra Moro, Fanfani e Andreotti, qual è il personaggio secondo lei più….

Erano tre personaggi diversi che rappresentavano tre tipi diversi di Democrazia Cristiana. Fanfani rappresentava l'apparato della Democrazia Cristiana l’attivismo, qualcosa che nacque con il centrosinistra. Moro rappresentava il grande stratega. Quello che guardava lontano che elaborava le strategie per il futuro. Andreotti era l’amministratore di queste strategie. Era in qualche modo la rappresentaza della conservazione, rappresentava l’elettorato timoroso dei cambiamenti e che in qualche modo garantiva quanto Moro, sul versante opposto, l’unità della Democrazia Cristiana”.

Quindi un rirorno a Fiuggi di Massimo Franco per dire che cosa?

"Per tornare alle origine del potere andreottiano che ha avuto come base elettorale la Ciociaria. E’ qui che si è formato. E’ qui che è nato il suo primo potere ed è qui che ha influito sullo sviluppo di questa zona, portando negli anni 50-60 le industrie, l’autostrada e lo sviluppo in generale”.

Giancarlo Flavi

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