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Alessandro Casinelli

Alessandro Casinelli

Frosinone, Economia statica seppur in lievissimo miglioramento per la Federlazio

Una provincia statica. Politici non adeguati allo sviluppo. Con il TFR in busta ci sarebbe il Crak, mancano collegamenti veloci. Questo è quanto emerge dall’indagine congiunturale del primo semestre 2014 effettuata dal Centro studi di Federlazio...

Una provincia statica. Politici non adeguati allo sviluppo. Con il TFR in busta ci sarebbe il Crak, mancano collegamenti veloci. Questo è quanto emerge dall'indagine congiunturale del primo semestre 2014 effettuata dal Centro studi di Federlazio fotografa alla perfezione l'attuale situazione economica regionale e locale, presentata in una conferenza stampa dal direttore Roberto Corbo e dal presidente Alessandro Casinelli.

Lo scatto che ne viene fuori è ambivalente: se è vero che le 99 aziende interessate dall'indagine mostrano l'esistenza di timidi segnali di ripresa, è altrettanto vero che questi sono ben poco eloquenti e non lasciano intravedere un futuro roseo per l'economia provinciale e regionale. Inoltre, le interviste del Centro Studi sono state proposte alle aziende nel periodo di maggio/giugno 2014, prima quindi dell'ulteriore ondata di "gelo" che ha interessato l'economia Europea ed Italiana in particolare. Ma ancora una volta è il nostro Paese a trovarsi maggiormente in affanno. Lo dimostrano i dati degli ordinativi che, in Italia, pur migliorando, restano negativi, a fronte di una crescita notevole per quanto riguarda quelli ricevuti dai paesi dell'area Ue ed extra Ue. Cresce lievemente anche il fatturato, sia interno che in area Ue ed extra Ue (in quest'ultimo caso il dato è lievemente negativo rispetto al semestre precedente, ma appare un calo fisiologico). È sui dati della produzione che iniziano ad emergere i primi segnali preoccupanti. La situazione del primo semestre 2014, infatti, è invariata rispetto ai sei mesi precedenti. Un segnale importante questo, che dimostra quello che gli economisti hanno già individuato da tempo e cioè l'esistenza di una stagnazione di fondo dell'economia locale e nazionale che non lascia ben sperare. Nonostante tale quadro, però, gli imprenditori non hanno perso completamente fiducia nel futuro, credono ancora nella possibilità di rilancio dell'economia: lo dimostrano i dati relativi agli investimenti che mettono in risalto un aumento di 12 punti base rispetto allo stesso semestre del 2013. Anche i dati occupazionali vanno analizzati tra luci ed ombre: nel secondo semestre 2013 si è assistito a un netto peggioramento del dato che poi è risalito fino a diventare leggermente positivo nel primo semestre 2014. Ma attenzione, questo non significa che il peggio è passato. Spesso infatti tale positività è data da assunzioni temporanee, stages e altro. Non è possibile affermare quindi che sul fronte del mercato del lavoro la situazione stia migliorando in maniera definitiva. Bisognerà aspettare la fine dell'anno e poi l'intero 2015 per dare un giudizio complessivo su questo, anche alla luce delle novità che saranno introdotte dal Jobs Act in corso di approvazione da parte del Governo Renzi. A questo bisogna aggiungere un dato curioso ma emblematico: nell'analisi delle problematiche riscontrate dalle aziende ci sono voci sorprendentemente non citate tra le prioritarie, come la mancanza di credito, ad esempio. Significa che non è più un problema? No, decisamente no. Significa piuttosto che le aziende rinunciano a monte a chiedere nuovi accessi, stante la totale chiusura degli istituti di credito a supportare l'economia. È, per fare un esempio, lo stesso approccio disincantato dei molti che, ritenendo quasi impossibile trovare un lavoro, rinunciano completamente a cercarlo. Insomma, complessivamente, dall'analisi congiunturale di questo semestre viene fuori un quadro che è possibile definire meno negativo rispetto al passato. Ma allo stesso modo dobbiamo anche affermare, purtroppo, che siamo ancora lontani da quella ripresa che, strumentalmente, ci hanno fatto credere essere alla portata fino a meno di un mese fa. Da tempo, infatti, abbiamo evidenziato scetticismo rispetto a questi facili ottimismi e i dati di oggi purtroppo vengono a confermarlo. A questo dobbiamo aggiungere un'amara considerazione: siamo convinti che non tutti stiano facendo fino in fondo la loro parte. Un esempio? Stiamo ancora aspettando che il governo centrale e regionale dicano qualcosa sul tanto decantato collegamento veloce Cassino-Frosinone-Roma, in grado di poter attrarre investimenti sul territorio, rilanciare l'offerta abitativa e quindi quel settore - l'edilizia - che storicamente rappresenta il volano dell'economia. Affascina molto poco il dibattito nell'approccio più o meno keynesiano sulla spesa pubblica, ma di una cosa siamo certi: con la sola politica del rigore le aziende non ce la fanno a risollevare le sorti dei territori. Una parola infine sulla classe politica di questo territorio. Ancora una volta riscontriamo come sia ripiegata su se stessa in dibattiti sterili e inutili. I dati dimostrano che la provincia di Frosinone, seppur in crisi, rimane il tessuto imprenditoriale più vivace del Lazio, con un dinamismo imprenditoriale superiore alla media regionale. Ebbene, il contraltare di questo dinamismo mostrato dalle piccole e medie imprese è una classe dirigente e politica inadeguata che ci fa assistere - basti solo pensare alla Provincia o agli enti intermedi - non ad un confronto sui programmi ma a scontri di natura quasi tribale. È per questa ragione che non siamo d'accordo con chi ha affermato di ritenere che le colpe di questo stato di cose debbano essere ripartite tra politica e imprenditoria allo stesso modo perché figli dello stesso contesto sociale. La verità è che non siamo tutti uguali: mentre gli imprenditori continuano a difendere aziende e posti di lavoro, la politica sperpera e impoverisce il territorio. La Federlazio, manco a dirlo, sta con i piccoli e medi imprenditori. Altri scelgano loro da che parte stare.
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