Labico, a Palazzo Giuliani un confronto per un aiutare chi ne ha bisogno

“Più vicini a chi ha più bisogno”. Questo è stato il titolo di una conferenza, un confronto che si è tenuto ieri, venerdì 6 maggio a palazzo Giuliani di Labico. Con l’introduzione del segretario del PD di Labico,Benedetto Paris, si comincia un...

Labico PD

“Più vicini a chi ha più bisogno”. Questo è stato il titolo di una conferenza, un confronto che si è tenuto ieri, venerdì 6 maggio a palazzo Giuliani di Labico. Con l’introduzione del segretario del PD di Labico,Benedetto Paris, si comincia un discorso che parte dalla legge 104 del 1992 (legge quadro) per arrivare alla legge 128 del 2000, passando per tutte le persone che hanno bisogno di un’assistenza, sanitaria e sociale, dall’infanzia all’età adulta.

Lo scopo è dare la piena attuazione di quest’ultima legge, piena attualizzazione rispetto ai nuovi strumenti a disposizione attraverso un “piano divisorio”, ossia un accordo di programma che prevede una serie di servizi per i cittadini più deboli a partire da un’assistenza di tipo sociale ed economico. Ad intervenire ci sono vari personaggi del territorio locale, il primo è Matteo Battisti, sindaco di Carpineto Romano, seguono poi Enzo Stendardo (presidente consiglio comunale di Colleferro), come intervento tecnico, l’assessore Scaccia di Labico, l’assessore Maria Grazia Angelucci di Valmontone e il consigliere regionale Rodolfo Lena.

Il primo di essi pone in luce un aspetto di difficoltà attuale, quale la crisi economica, che ha portato i cittadini a vivere situazioni di forte disagio, ma la regione Lazio ha deciso di riformare il welfare, lo stato sociale, attraverso questa legge. La regione infatti nel 2018 ha deciso di devolvere 280 milioni di euro l’anno perdare assistenza e garantirla.

Fino ad oggi circa il 70% delle risorse sono state devolute dalla regione, coperte per l’altro 30% dai comuni stessi che insieme sono riusciti a garantire assistenza a più di 400 persone. I soli fondi non bastano, la legge regionale non è mai stata chiara su chi si dovesse prendere cura di queste persone e come esse dovessero essere selezionate.

Questa volta ci sarà una struttura organizzata che comprende un ufficio di piano, i comuni del distretto, ed un osservatorio formato da cooperative ed aziende selezionate tramite bandi ufficiali.

“Chiediamo come territorio alla regione Lazio” afferma Battisti “di avere un modello organizzativo preciso, soggetto stabile che si occupi dalla mattina alla sera dei servizi sociali”. Ancora non basta.

Viene messa in luce, dall’intervento di Danilo Giovannoli, l’importanza della comunicazione tra i vari paesi e più precisamente tra le sedi socio-sanitarie che si occupano di questi casi, tema che viene poi ripreso anche dalla Angelucci e da Lena che sottolineano il ruolo decisivo di una collaborazione tra queste strutture e dai comuni che esse occupano per un buon funzionamento di questo piano.

Tra le varie proposte di intervento vi sono: creazione di casa-famiglia nella zona di intervento, centri diurni aperti 7 giorni su 7, al posto di 3 giorni a settimana come ora, un piano di zona che distribuisca anche ai paesi più piccoli di accedere a questi servizi, l’importanza di dare assistenza alle persone in difficoltà anche quando le famiglie non potranno essere più vicine a loro, ecc… Dopo tutte queste soluzioni, siamo sicuri che il problema sia stato centrato?

“Ciò che va contro questo ordine sociale è la società stessa” dichiara Stendardo, che dà testimonianza della sua esperienza come dipendente del dipartimento di salute mentale. La sua preoccupazione si rivolge agli individui stessi, che, spesso, sono il principale ostacolo a questo lavoro: un esempio ne è stato il trasferimento della struttura di salute mentaledurante il trasferimento a Colleferro, cosa non vista di buon occhio dai cittadini, lamentandosene.

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Sabrina Giusti (Foto e servizio)

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