Venerdì, 22 Ottobre 2021
Roma

Monterotondo, l'ospedale Gonfalone è salvo ma il piano di riordino non convince

Giudizio in chiaroscuro sull’atto aziendale con il quale la Asl Rm-G recepisce il Piano sanitario della Regione. Lo esprime l’Amministrazione comunale di Monterotondo dopo la presentazione ufficiale delle scelte strategiche che i vertici aziendali...

Giudizio in chiaroscuro sull'atto aziendale con il quale la Asl Rm-G recepisce il Piano sanitario della Regione. Lo esprime l'Amministrazione comunale di Monterotondo dopo la presentazione ufficiale delle scelte strategiche che i vertici aziendali hanno portato al tavolo del Comitato dei sindaci dei territori.

Se da un lato, ed è la notizia più confortante, appaiono definitivamente scongiurati i rischi di chiusura dell'ospedale SS Gonfalone, restano dall'altro irrisolte diverse ambiguità che ne ridimensionano nei fatti la portata.

«Abbiamo riscontrato - afferma il consigliere delegato per la Sanità Walter Antonini che ha rappresentato Monterotondo al tavolo istituzionale - diverse incongruenze tra le linee di principio esposte e le modalità con le quali queste sono state applicate. Un esempio è l'ambito della chirurgia, che perde l'unità operativa complessa a fronte del mantenimento nominale di dieci posti letto più altrettanti di day surgery, cioè interventi chirurgici o procedure diagnostiche e terapeutiche invasive o semi invasive con un ricovero limitato alle sole ore del giorno o, al limite, con un solo pernottamento. Ebbene, stando all'atto aziendale, anche i posti letto post-operatori sono riservati ad un solo pernottamento, di fatto annullando la differenziazione con quelli di day surgery. Sopratutto non si capisce per quale motivo ospedali come quelli di Palestrina e Colleferro, distanti tra loro meno di venti chilometri, mantengano entrambi l'unità di chirurgia mentre quelli di Monterotondo e Subiaco, punti di riferimento di ambiti territoriali molto estesi, nel nostro caso con un bacino di 200mila utenti, siano invece privati del reparto».

Critiche e osservazioni che Monterotondo, congiuntamente a Subiaco e a Olevano romano, hanno esposto in un documento specifico messo agli atti dei lavori del Comitato dei sindaci, nel quale si chiede espressamente se tali scelte siano da attribuirsi a precise volontà regionali o rappresentino piuttosto il risultato di una interpretazione, molto discutibile, dell'Azienda sanitaria.

Altra questione prioritaria è la soppressione del reparto di ostetricia e ginecologia, rispetto alla quale si esprime ferma contrarietà sollecitando al contempo Asl e Regione ad analizzare compiutamente i dati forniti dalla stessa Amministrazione comunale. Limitandosi addirittura ai soli tre Comuni del distretto (Monterotondo, Mentana e Fonte Nuova) quelli più prossimi al nosocomio, i dati riguardanti le nascite del 2013 dimostrano chiaramente quanto sia vasto territorialmente e densamente popolato il bacino d'utenza potenziale del Punto nascite del SS Gonfalone, tale da stimare tutt'altro che irraggiungibile la soglia dei 1000 parti annui fissata dalla Regione e quindi perfettamente ragionevole la richiesta, reiterata anche nell'occasione, di revoca della chiusura.

Sono state comunque avanzate precise richieste in ordine al mantenimento pieno dei servizi ambulatoriali che consentano di seguire le donne in stato interessante per tutto il periodo della gestazione.

Alla Asl è stato infine formalmente richiesto di mantenere integralmente attivi tutti i servizi ambulatoriali presenti a Monterotondo e, nell'auspicabile possibilità di ulteriori attivazioni nei Comuni di Mentana e Fonte Nuova nell'ambito di una riorganizzazione in ambito distrettuale, queste rappresentino un potenziamento e non una delocalizzazione.

«Continueremo a batterci contro le palesi incongruenze dell'atto aziendale - conclude il sindaco Mauro Alessandri - il SS Gonfalone merita di essere trattato diversamente. Siamo certi di poter dimostrare che, se opportunamente sostenuto con risorse economiche ed umane, l'ospedale possa enormemente crescere in termini produttivi e qualitativi, sopratutto nelle sue eccellenze come il punto nascite. Confortato dall'attenzione con la quale la città continua a seguire la vicenda dico a tutti, in particolare al personale dell'ospedale che non mi stancherò mai di elogiare per l'abnegazione e la professionalità, di non scoraggiarsi e di continuare insieme a noi la mobilitazione: la partita non è chiusa».

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