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Roma, per il futuro delle BCC c’è la proposta Federlus. Liberati: gruppi territoriali. Grignaschi: avanti con le integrazioni

Il futuro del Credito Cooperativo non può passare da un organismo unico e centrale. E’ il senso della relazione del Presidente Federlus (Federazione BCC Lazio Umbria Sardegna), che apre una nuova strada, all’interno della discussione sul progetto...

Il futuro del Credito Cooperativo non può passare da un organismo unico e centrale. E' il senso della relazione del Presidente Federlus (Federazione BCC Lazio Umbria Sardegna), che apre una nuova strada, all'interno della discussione sul progetto di riforma delle Banche di Credito Cooperativo. Il Presidente Liberati ha tracciato la strategia nel corso dell'Assemblea svoltasi al Maxxi di Roma.Una strategia che passa ineludibilmente dal percorso disegnato dal Direttore Generale di Federlus Paolo G. Grignaschi: «In attesa che la riforma diventi esecutiva secondo le indicazioni del Governo, la via prioritaria è quella di favorire i processi di fusione fra le BCC in modo da consolidare al massimo la rete. Così facendo si eviterà che eventuali criticità minimo il sistema. Un percorso a step, questo, che diventa prioritario e propedeutico a strutture territoriali che, a tendere, assumeranno il ruolo di riferimento salvaguardando il localismo».Il Presidente Francesco Liberati ha anticipato: «Non c'è dubbio che il risanamento delle BCC che versano in situazione di criticità debba essere ottenuto con una logica industriale, utilizzando gli strumenti disponibili o individuandone altri ad hoc nel rispetto delle nuove regole di vigilanza. Ma questi interventi debbono essere gestiti dalle strutture adatte allo scopo e non da aziende che hanno ben altra mission orientata alla fornitura di prodotti e servizi alle BCC». Il Presidente ha indicato quale via prioritaria, quella della qualità delle persone «a partire da coloro che sono chiamati a gestire le situazioni di crisi. I dubbi sulla qualità delle persone sono stati alla base della nostra posizione critica sul progetto del Fondo di Garanzia Istituzionale, che non è stato messo in discussione nel merito, ma proprio con riferimento a coloro che avrebbero poi dovuto gestirlo». Ha poi puntato il dito: «Ma altre componenti del Movimento hanno determinato il fallimento di quel progetto che, forse, oggi, avrebbe potuto consentirci di giungere con più efficaci strumenti di Gruppo alla svolta che siamo chiamati a gestire, ma che rischiamo di subire: la già richiamata autoriforma del credito cooperativo italiano. (?) È proprio il tema della tenuta del sistema a lungo termine nel contesto delle nuove Regole di Vigilanza e il cosiddetto "bail-in", che alimenta la propulsione verso un'unione più o meno spinta delle nostre BCC in gruppi che possano garantire la sana e prudente gestione e, soprattutto, consentire l'accesso ai mercati dei capitali nei momenti di bisogno. (?) Altro aspetto fondamentale e che non si possono far pagare ora alle BCC e alle Federazioni più virtuose i conti di coloro che hanno gestito malamente, scaricando sul sistema dissesti dovuti a politiche creditizie scriteriate. Non è possibile rinunciare ai nostri patrimoni, frutto di decenni di impegno e dedizione di migliaia di cooperatori».Le indicazioni del Presidente Liberati sono chiare: «In primo luogo sappiamo tutti che la forma organizzativa delle centrale o delle centrali cooperative SpA non può essere imposta per legge. Va quindi individuata una forma organizzativa della struttura aggregante che, da una parte, determini economie di scala per gestire problematiche che le piccole BCC non possono fare, dall'altra far sì che non si interrompa sul territorio quella preziosa funzione di raccordo creditizio e finanziario di prossimità. Il problema, in questo senso, è quello di allontanare il meno possibile il polo aggregante in forma di SpA dal territorio, facendolo essere profittevole e non perdendo le prerogative delle singole BCC. L'integrazione in gruppi su base regionale o interregionale potrebbe essere una soluzione adeguata a mitigare la distanza tra centro strategico, BCC e territorio. La Governance è un aspetto fondamentale per garantire la matrice cooperativa bilanciando, per questa via, le possibili fughe verso logiche di mercato spinte. Di qui l'opportunità di aprire con grande prudenza ai capitali esterni». Questi invece gli altri interventi: On. Massimo Causi (Componente Commissione Finanze della Camera dei Deputati)

Relativamente alla mia chiamata a vicesindaco di Roma, so al momento ciò che è stato pubblicato sui giornali. Se ci sarà un coinvolgimento ufficiale, sono pronto a dare la mia disponibilità.

Il modello delle Popolari può essere da spunto significativo per il modello di riforma della BCC. Beppe Ghisolfi (Vice Presidente ABI)

L'ABI guarda con interesse alla riforma delle Banche di Credito Cooperativo. Non esiste una ricetta ottimale. Il sistema ha bisogno di banche grandi e banche piccole. Quando il marte è in tempesta sono proprio le piccole a gestire con maggiore facilità le situazioni critiche.

Luigi Guiso (Economista)

La riforma delle BCC potrebbe avere come riferimento principale il modello francese di Crédit Agricole. Realizzando così un progetto similare a quello creato anche in Olanda. Il sistema mutualistico delle BCC è vincente per consentire un ingresso nei mercati dalla porta principale.

Andrea Crovetto (Top Manager e CEO Epic Sim)

Il sistema finanziario italiano è in evoluzione. Il ruolo dei mercati è destinato ad aumentare, occorrono quindi infrastrutture in grado di catalizzare e concentrare domanda e offerta. Il ruolo delle BCC, meglio se conservando le maglie dei localismi, può essere determinante in ciò.

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