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Roma, al Teatro Agorà in scena "Il brevetto dell'anima" di Luciano Capponi

Luciano Capponi autore e regista indubitabilmente "di frontiera", considerato da molti un autore post contemporaneo per la suacapacità di rilanciare la mente al di là dei propri ostacoli, torna al Teatro Agorà di Roma con un nuovo travolgente...



Luciano Capponi autore e regista indubitabilmente "di frontiera", considerato da molti un autore post contemporaneo per la suacapacità di rilanciare la mente al di là dei propri ostacoli, torna al Teatro Agorà di Roma con un nuovo travolgente spettacolo: Il brevetto dell'anima. Dopo lo straordinario successo di pubblico che gli ha permesso, lo scorso anno, di registrare il sold out per due settimane conIl Vasetto di Pandora, il regista e autore sarà in scena dall' 1 al 25 ottobre con un cast di sette attori.





Daniele Aldrovandi, Lollo Frizza, Giulio Brando, Valentina Scorsese, Bessy Bang, Stefano D'Angelo e Penny Brown, sono loro i protagonisti della nuova storia nata dalla penna di Capponi. I


Siamo nel Medioevo e chissà se storico o delle coscienze. Non lo sa il Re, non lo sa la regina, vagamente i cortigiani e un po' Samuel, il figlio sprovveduto del Re.


Poi c'è Gioffa, dai facili costumi, travestita da suora angelicata, che mira al letto del figlio del Re. Uno con le idee chiare c'è, ed è Alan Bicco, il buffone di corte. È lui che stravolge gli equilibri vetusti e stantii della corte consentendo al Re di morire in pace e al figlio di sedersi al trono con un nuovo cipiglio e forse una nuova coscienza.


Commedia? Dramma? Tragedia? Farsa?


Di tutto un po' e il sapore finale riflette la commistione di questi generi.


Un fantasy epocale, nella ripetizione umana e ossessiva degli stereotipi, dei luoghi comuni e delle sciocchezze di sempre, per non parlare delle violenze.


Il brevetto dell'anima sembrerebbe essere l'esame finale dopo aver superato altri brevetti strettamente collegati a quella catena inossidabile dell'idiozia umana.


Niente di mistico o di trascendentale, la cipolla di Bertoldo vige e traccia la via nella semplicità e nel buon senso.


Virtù estremamente rare, ieri oggi, domani.


Il brevetto dell'anima


di Luciano Capponi


con Daniele Aldrovandi, Lollo Frizza, Giulio Brando, Valentina Scorsese, Bessy Bang, Stefano D'Angelo e Penny Brown


diretto da Luciano Capponi


Teatro Agorà


via della Penitenza 33 - Roma


ore 21.00 - domenica ore 17.30


Prenotazioni: ibirbi-teatroagora@hotmail.com


tel. 339.19.56.076 - 06.68.74.167


Biglietti Intero 13.00 e ridotto 10.00; tessera associativa (obbligatoria) 2.00


Per info: 066874187 mail info@teatroagora80.com -- 3391956076


Ig-note di Regia


Il teatro è un attore nudo sulla scena, senza scenografia né musica.


Una luce su di lui e nient'altro.


La sua carne è l'immagine, i suoi movimenti il ritmo e la scenografia e i suoi silenzi l'anima.


E le parole verticali il contorno e il sollievo della Ragione. Ma il teatro è morto.


Ucciso dagli intellettuali, dai professori, dagli storici. Non sanno, essi, che il copione è solo un'indicazione, una possibilità virtuale senza sudore.


Non sanno che ognuno è sé stesso e non potrà mai essere Jago o Amleto o chi vi pare a Voi.


Non sanno che il mistero della "RECITAZIONE" è "NON RECITARE", e per giustificare questa nascosta ma fragorosa ignoranza hanno costruito una BABELE di pregiudizi, regole, comportamenti.


Hanno inventato la DIZIONE sostituendo con un'IMMAGINE un piatto di spaghetti al pomodoro e basilico: senza profumo né sapore e cancellando la divina salivazione che precede la prima forchettata.


Hanno reso politically-correct le scenografie che devono essere significanti, complesse e mentali ma specialmente molto costose.


E i costumi griffati, appariscenti, voluminosi e anch'essi molto cari.


E le musiche con il nome che "TIRA". Così come gli attori che "TIRANO", sennò chi ci va a teatro.


E i cartelloni sempre con gli stessi titoli. Come l'OPERA: un omaggio permanente ministeriale.


Il teatro è il sudore quantico e non ha parentele con la letteratura né con la storia.


Il teatro è condivisione della "FOLLIA" e la ricerca degli infiniti spazi interdimensionali fra le parole e i movimenti.


E in questi spazi nasce l'arcobaleno di una reale creatività e la rappresentazione permanente del "DIVERSO".


L'attore è il MESSAGGIO, è la sua vita che si manifesta, la sua libertà d'espressione, il suo fluire senza condizionamenti.


E il regista è lo "SPECCHIO", l'amico, il compagno di giochi, non "COLUI CHE COMANDA", l'inarrivabile MAESTRO.


E' un artigiano, in grado di mostrare la parte prima di te, di sudare più di te e di SERVIRE più di ogni altro.


E di aiutare l'attore ad essere semplicemente "NATURALE", la scoperta più deflagrante del palcoscenico: SE' STESSO.


Ma hanno inventato le scuole che uniformano e massificano rendendo gli attori fotocopie sbiadite della "REALTA".


Se va bene così, amen.


La mia è una posizione scomoda: l'importante è che rimanga ignota.


Per cui.....non fateci caso.

Luciano Capponi









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