Roma, maxi operazione antridroga a San Basilio con 400 agenti. Arrestati 40 spacciatori con l'ausilio di cani e dell'elicottero (foto)

Questa mattina all’alba è scattato il blitz. Personale della Squadra Mobile di Roma, personale del Commissariato di San Basilio con il supporto del Servizio Centrale Operativo, dopo oltre un anno di indagine, particolarmente complessa ed...

Questa mattina all’alba è scattato il blitz. Personale della Squadra Mobile di Roma, personale del Commissariato di San Basilio con il supporto del Servizio Centrale Operativo, dopo oltre un anno di indagine, particolarmente complessa ed articolata, ha dato esecuzione a quaranta Ordinanze di Custodia

Cautelare di cui 26 in Carcere, 2 agli arresti domiciliari e 12 di presentazione alla Polizia Giudiziaria, per associazione a delinquere finalizzata alla detenzione ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, nei confronti degli appartenenti a due distinte e separate organizzazioni criminali, radicate nel quartiere romano di San Basilio, emesse dal G.I.P. Dr. Roberto SAULINO e richieste dal Sostituto Procuratore della Repubblica Dr.ssa Barbara SARGENTI.

L’attività d’indagine iniziata nell’agosto del 2012, ha preso vita da una serie di mirati servizi che hanno permesso di raccogliere una serie considerevole di elementi indiziari circa la presenza nel quartiere San Basilio di gruppi sempre più organizzati di spacciatori, in prevalenza cittadini italiani residenti nella zona, che rappresentano un costante punto di riferimento per i tossicodipendenti provenienti da diversi quartieri della capitale e da comuni limitrofi.

Infatti la piazza di spaccio di San Basilio è risultata caratterizzata topograficamente dalla presenza di aree ben circoscritte e facilmente controllabili dai vari gruppi criminali nelle quali lo spaccio avveniva in modo continuativo e coordinato da parte di più gruppi ognuno con il proprio “angolo di strada” ed il proprio quadrante orario, ognuno con una sua identità ed un organigramma ben delineato con soggetti che si avvicendano tra loro, operando con modalità ben precise nel contesto di una specifica distinzione di ruoli (dalla semplice attività di vedetta, al primo contatto con il tossicodipendente, alla materiale cessione, alla riscossione del danaro etc.).

L’attività investigativa posta in essere, ha consentito di riscontrare come lo spaccio fosse concentrato in diversi punti, ognuno operativamente gestito da un gruppo autonomo.

La vendita nel quartiere concerneva principalmente in sostanza stupefacente del tipo cocaina, ma anche hashish e marijuana e, a seconda del luogo in cui avveniva, si concentrava nelle ore diurne, serali o notturne.

Lo spaccio avveniva sulla pubblica via in luoghi, come detto, facilmente controllabili ma non particolarmente isolati. Normalmente nei punti sopradescritti, gli spacciatori stazionavano nel corso della giornata in attesa di clienti che sovente giungevano nella zona in auto, si avvicinavano al pusher che li indirizzava in luoghi più nascosti e più controllabili dall’arrivo delle Forze dell’Ordine, acquistando così lo stupefacente richiesto.

Normalmente i venditori detenevano modeste quantità di sostanza, che in parte veniva tenuta al seguito ed in parte celata in luoghi posti nelle immediate vicinanze quali siepi, contatori della luce o del gas, bidoni dell’immondizia o altri nascondigli di fortuna. Raggiunto l’accordo con l’acquirente e ricevuto il danaro, lo stupefacente veniva recuperato e consegnato. I quantitativi nella disponibilità degli spacciatori, erano quindi di modica entità il che determinava la oggettiva difficoltà, spesso, di procedere efficacemente ad interventi in flagranza per il reato di detenzione ai fini di spaccio.

L’attività d’indagine è risultata particolarmente complessa e difficile in quanto gli ordinari dispositivi di contrasto, sono stati altresì resi difficoltosi dalla presenza, in punti strategici, di “vedette” che, a vista, segnalavano agli spacciatori l’arrivo di operatori di Polizia, consentendo loro di disfarsi rapidamente dello stupefacente o di darsi alla fuga all’interno degli androni e delle scale dei palazzi del lotto a loro volta controllati da altri giovani che restavano estranei alla cessione dello stupefacente nello specifico, ma che del sistema ne fanno parte con il solo compito di stazionare davanti proprio ai portoni o nei parcheggi per fungere da sentinelle o all’occorrenza facilitare la fuga dello spacciatore del momento.

Servizi di osservazione hanno consentito di rilevare anche la presenza di vedette che operavano in movimento, a bordo di autoveicoli.

Il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti nel quartiere di San Basilio aveva assunto una dimensione così rilevante, che è stato anche oggetto di un particolare interesse mediatico sia a livello locale che nazionale. Visto il rilevante giro di affari gestito dai due gruppi e le modalità di cessione dello stupefacente, infatti è stato più volte rappresentato mediaticamente il fenomeno descrivendo alcuni elementi caratterizzanti il mercato dello spaccio nel quartiere.

· l’attività di spaccio, strutturata come una vera e propria organizzazione di tipo militare, viene effettuata in tutte le ore della giornata;

· i clienti provengono da tutti i quartieri della capitale;

· nonostante l’attività di contrasto continua delle Forze di Polizia, il mercato è comunque particolarmente fiorente e redditizio.

L’Attività investigativa e gli accertamenti tecnici Dagli accertamenti svolti, dunque, emergeva l’insistenza nell’area indicata non di spacciatori isolati che, seppur numericamente numerosi, agivano individualmente, ma di veri e propri sodalizi criminali i cui componenti, controllando le principali vie di accesso al quartiere, operavano con margini piuttosto ampi di sicurezza ed in maniera continuativa e coordinata.

L’indagine, ha consentito di attribuire al sodalizio criminale attenzionato i connotati tipici dell’associazione per delinquere, riscontrando una particolare continuità, stabilità ed intensità dei vincoli associativi, evidenziatisi attraverso una cospicua serie di delitti commessi nel settore degli stupefacenti ed assicurata nel tempo anche mediante i comuni meccanismi di regolamento assistenziale scattati a favore dei membri detenuti, provvedendo ai loro fabbisogni economici ed al patrocinio legale.

Si è evidenziato, infatti, che gli associati, in ragione della loro spiccata potenzialità criminale, si sono organizzati secondo una netta divisione dei compiti ed ordinati con una classica gerarchia funzionale, il tutto finalizzato alla fredda, preordinata e pianificata commissione su larga scala dei delitti di specie .

Nell’ambito dell’attività svolta sul territorio, venivano individuati due specifici gruppi che avevano costituito e realizzato una fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti denominato “La Lupa” sito in via Mechelli angolo via L. Gigliotti e quello del cosiddetto “civico 29” sempre di Via Gigliotti, distante poche decine di metri dal precedente.

Le particolari modalità di spaccio al dettaglio così descritte e la conseguente oggettiva difficoltà di procedere con gli ordinari servizi di osservazione e controllo di prevenzione, rendevano pertanto opportuno porre in essere attività investigative particolari con l’utilizzo di telecamere ed intercettazioni telefoniche che consentissero di far emergere i ruoli ricoperti dai diversi soggetti attivi che operavano nella cessione dello stupefacente, in concorso tra loro ed in modo associativo, con compiti diversificati ed interscambiabili.

Soltanto grazie all’utilizzo delle più sofisticate tecnologie affiancate alla tradizionale attività investigativa, come ore ed ore di osservazione sul posto, è stato possibile capire l’organigramma, gerarchicamente e militarmente costituito, dei due gruppi criminali, oggetto delle custodie cautelari.

Il modello della piazza di spaccio di San Basilio.

Quanto rappresentato è sintomatico e prettamente significativo di come erano costituiti i due gruppi criminali che gestivano lo spaccio di sostanze stupefacenti nel centro del quartiere di San Basilio.

Caratteristiche comuni ai due gruppi, secondo uno schema ed un modello preordinato, sostanzialmente identico, erano sicuramente un organigramma di tipo piramidale e gerarchicamente strutturato, con una distinzione di ruoli e compiti ben precisa, determinante per la contestazione dell’art. 74 del D.P.R. 309/90, l’ubicazione precisa nel quartiere, in un spazio ben circoscritto gestito prettamente dal gruppo, con orari ben stabiliti e delimitati, una clientela sostanzialmente abituale, che a secondo delle necessità e soprattutto degli orari, riusciva a soddisfare le richieste, il pagamento giornaliero e/o settimanale dei consociati che, in caso di arresto veniva corrisposto comunque ai loro familiare, l’assistenza ed il patrocinio legale in caso di arresto, un ricambio costante e continuo di soggetti, per il ruolo di vedette e pusher, spesso giovani incensurati in caso di arresto o di problematiche varie.

Tutti questi elementi, così come il ciclo e la catena di distribuzione della sostanza, accumunavano i due gruppi secondo un modello tipico ed esclusivo della piazza di spaccio di San Basilio.

Una zona del quartiere storica, caratterizzata da una serie di elementi di rilievo anche sociologico.

Infatti le strade interessate, Via Luigi Gigliotti e Via Mechelli, rappresentano il cuore storico del quartiere, ove la maggior parte dei cittadini risiedono in case del comune gestite dalla società Ater, spesso occupate e/o subaffittate, che hanno reso spesso difficile la reale disponibilità di appartamenti dei solidali, spesso non anagrafati in quel contesto, zona del quartiere ove non esiste un esercizio commerciale e gli unici luoghi di ritrovo sono rappresentati dai giardini e cortili condominiali, utilizzati dagli stessi spacciatori per esercitare la loro attività illecità.

E’ utile ora rappresentare e descrivere quali siano le caratteristiche dei singoli gruppi:

Il gruppo della “Lupa”

ORGANIGRAMMA DEL GRUPPO CRIMINOSO

Questi Uffici investigativi, in riferimento a quanto accertato con specifici riscontri effettuati su strada, con l’ausilio delle attività tecniche, riuscivano a dare una esatta collocazione dei compartecipi del sodalizio criminale denominato “La Lupa” (denominazione derivante da un grande simbolo della lupa della A.S. Roma, disegnato su un muro del comprensorio di Via Mechelli), finalizzato alla vendita di diverse tipologie di sostanza stupefacente.

Il gruppo, si dimostrava essere organizzato su base piramidale con regole di comportamento dei compartecipi ben precise con la distinzione ben precisa dei ruoli suddivisi in organizzatori, trasportatori, venditori e vedette.

Il gruppo operava all’interno di un territorio ben delimitato che gli stessi promotori, organizzatori e compartecipi riconoscevano come proprio, come si evince da una intercettazione del tra due appartenenti al sodalizio criminale, quando nel loro angolo di strada è in corso un’attività di Polizia: “da stamattina ma mosso mosso mosso mosso mosso da noi è!” - si ... si” - ma proprio sulla spiaggia nostra dico non ci si può stare, proprio là dove c'avemo l'ombrelloni noi.

Promotori ed organizzatori del sodalizio criminale, sono risultati essere CIMINO Emanuele detto “Cacatone” referente del gruppo per il “permesso” ad occupare l’angolo della strada per l’attività illecita e di gestione dei ragazzi, MONTERISI Alessio detto “Dandi” e RICCARDI Fabio detto “schiaffo”, questi ultimi organizzatori dell’attività dall’approvvigionamento e dediti al trasporto, alla divisione delle dosi e dei prezzari.

PALMUCCI Marco era il custode di tutto o parte dello stupefacente, che veniva stoccato all’interno dell’appartamento o nelle sue pertinenze di via Canterano di Guidonia Montecelio. Da tale luogo, poi partiva lo stupefacente già diviso, destinazione in parte alla “Lupa” ed in parte in nascondigli individuati di volta in volta da MONTERISI e RICCARDI, come ad esempio nei campi di via Dante da Maiano o di via Pratolungo (riscontro del 03.12.2012), da questi punti ove giungeva già suddiviso in dosi, poi veniva prelevato all’occorrenza per il successivo trasporto e la vendita in via Mechelli o dagli stessi MONTERISI e RICCARDI o da ROSELLI Francesco detto “il barese” oppure da altri soggetti dell’organizzazione, ma sempre sotto la regia del trio CIMINO-MONTERISI-RICCARDI.

In ragazzi in strada erano coordinati da PAOLONI Giovanni detto “Papetti” e ROSELLI Mirco, il PAOLONI materialmente aveva la disponibilità delle dosi da vendere, mentre ROSELLI gestiva il “traffico” degli acquirenti, questi ultimi due erano coadiuvati nei compiti in strada dai ragazzi che di volta in volta gestivano gli acquirenti o facevano la cessione o fungevano da vedette o partecipavano, a seconda delle esigenze ai movimenti del gruppo, tra questo gruppo individuabile nella base della piramide si identificavano ESPOSITO Fabrizio detto “icse”, PICIERNO Fabio, CERRONI Emanuele detto “il secco”, CIPOLLONI Marcello, questi, allo stato dei fatti si accertava avessero in uso dei telefoni intestati a prestanome (o persone ignare), con cui prendevano contatti anche con i fratelli CARAPEZZA Valerio detto “pizzetto” e CARAPEZZA Fabrizio, detto “bacetto”, a cui con frasi preordinate annunciavano di avere l’acquirente pronto e di passare alla Lupa per mettere in atto poi la materiale cessione dello stupefacente in altro luogo. L’approvigionamento della sostanza stupefacente avveniva attraverso vari canali, tra i quali quello maggiormente utilizzato risultava essere quello dei “calabresi” , rappresentato da GRECO Francesco, calabrese nato a Sinopoli (RC) e residente ad Ardea, imparentato con la famiglia ALVARO di Sinopoli, al quale gli organizzatori e promotori del gruppo si rivolgevano per acquistare la sostanza stupefacente, recandosi personalmente sul litorale laziale. Acquistata la sostanza, la trasportavano fino a casa del Palmucci, ubicata nelle vicinanze del quartiere di San Basilio, ove veniva successivamente tagliata, confezionata ed occultata in luoghi nascosti nelle vicine campagne per poi essere trasportata alla “Lupa”, ove veniva immessa sul mercato.

Orari di “vendita” del gruppo

Il gruppo criminale, suddiviso in base a ruoli ed ai compiti ben definiti e consolidati, iniziava la sua fiorente attività di vendita alle ore 15.00-15.30 circa, attraverso il posizionamento fisico delle vedette e degli spacciatori. Attività che veniva ultimata alle ore 22.00-22.30 circa, a seconda della domanda di stupefacente e/o della presenza degli acquirenti. Il gruppo, ormai specializzato nel “settore” ed assolutamente conosciuto dai clienti che arrivavano da ogni quartiere della capitale e non solo, modulava l’orario di apertura e/o di chiusura dell’attività di spaccio anche in base ai giorni della settimana ed in base ad eventi di rilievo della giornata, come ad esempio la prevista partita della Roma o della Lazio, pomeridiana o serale.

Volume d’affari, costi di gestione e quantità di sostanza sequestrata

In base agli accertamenti espletati sul posto, in considerazione del numero dei clienti potenziali o effettivi che venivano monitorati attraverso le telecamere e soprattutto in base ai riscontri effettuati costantemente sul territorio, è stato possibile stimare che i sodali del gruppo della “Lupa” spacciavano di media circa 300 dosi di cocaina e circa 400 dosi tra hascish e marijuana, al giorno, per un controvalore pari a 20.000-25.000 euro. Considerando che il gruppo assicurava la continuità dello spaccio ai suoi clienti più o meno abituali, per tutti i giorni della settimana, è possibile, facendo un rapido calcolo, stimare il fatturato settimanale che si aggira intorno ai 140.000-180.000 euro settimanali.

Il gruppo naturalmente sosteneva anche dei costi di “gestione” che andavano dall’acquisto della sostanza stupefacente, da tagliare e confezionare, fino al pagamento dei soggetti, ultimi nella scala gerarchica dell’organizzazione criminale, come vedette e pusher, che guadagnavano dagli 80 ai 100 euro al giorno, vitto compreso.

Anche se questo dettaglio può far sorridere i non addetti ai “lavori”, è sintomatico e rappresentativo della modalità di gestione dell’azienda spaccio a San Basilio, ove chi comandava difficilmente toccava la sostanza stupefacente al dettaglio ma, attraverso la sua costante presenza sul territorio di competenza, gestiva e controllava quanto accadeva, riscuotendo la somma finale guadagnata durante la giornata, direttamente dal “caporale” che gestiva fisicamente i ragazzi presenti sul posto. Il caporale ed i capi si occupavano anche del vitto dei “ragazzi”, come è stato spesso intercettato telefonicamente ed immortalato dalle telecamere. Vitto che, naturalmente, veniva consumato sul posto per assicurare comunque la presenza dei soggetti impiegati negli specifici ruoli (vedette e pusher) ma soprattutto per assicurare la continuità della vendita a fronte di una cospicua e rilevante domanda.

Infatti l’eventuale allontanamento o mancanza di un punto di riferimento per il cliente, non poteva essere assolutamente tollerato dai capi per il timore che il cliente, non trovando il pusher conosciuto, potesse rivolgersi ad un altro spacciatore della zona.

E’ assolutamente rilevante indicare che, attraverso i servizi di osservazione sul posto e grazie alle intercettazioni sia telefoniche che ambientali, venivano rinvenute e sequestrate, durante l’intero anno d’indagine, considerevoli quantità di sostanze stupefacenti. Infatti venivano sequestrati circa 1,5 chili di cocaina, circa 200 grammi di marijuana (gestito prevalentemente per il gruppo, dai fratelli CARAPEZZA) e circa 11 Kg di hascish e complessivamente venivano tratte in arresto 8 persone per fatti specifici, rilevanti e fondamentali ai fini delle indagini.

Il gruppo del CIVICO “29”

ORGANIGRAMMA DEL GRUPPO CRIMINOSO

Questi Uffici investigativi, in riferimento a quanto accertato con specifici riscontri effettuati su strada, con l’ausilio delle attività tecniche, riuscivano a dare una esatta collocazione dei compartecipi del sodalizio criminale denominato civico “29” (denominazione derivante dall’indirizzo, appunto il civico “29” di via luigi Gigliotti, ove insisteva l’attivtà di spaccio del gruppo, finalizzato alla vendita di diverse tipologie di sostanza stupefacente.

La struttura associativa riconducibile alle famiglie VIGNINI-CATALDI-PASQUALE, che ha avuto per scopo l’ideazione, con conseguente realizzazione, di un disegno criminoso idoneo al raggiungimento di una serie indefinita di delitti di detenzione e cessione di sostanza stupefacente dei tipi cocaina, hashish e marijuana.

Per costoro si ritiene integrata la figura di promotori e partecipi in quanto, la condotta posta in essere, ognuna nella sua specificità, lungi dal rappresentare un semplice concorso nel reato, caratterizza un ruolo funzionale all’associazione ed alle sue dinamiche operative, quale espressione non occasionale dell’adesione al sodalizio ed alla sua sorte, con l’immanente coscienza e volontà di farne parte e di contribuire al suo illecito sviluppo.

La struttura familiare del nucleo cardine del sodalizio, basato su rapporti parentali e coniugali, rendeva ancora più pericolosa l’organizzazione. Infatti le famiglie VIGNINI-MICONI-PASQUALE-CATALDI approfittavano del legame familiare per dissimulare i comportamenti illeciti ed utilizzavano gli appartamenti nella loro disponibilità per l’espletamento dell’attività illecita e quale appoggio logistico.

Le figure che ricoprivano, senza ombra di dubbio, un costante punto di riferimento per i “pusher”, e che risultavano essere i veri catalizzatori dell’attività illecita, organizzando in maniera capillare, tutta la rete dello spaccio, erano Elvira VIGNINI (vedova MICONI) e le sue figlie Angela e Sabrina, unitamente ai fratelli CATALDI Manolo e Anthony.

Al riguardo, appare significativo indicare che il traffico di droga in tale area era precedentemente gestito da CATALDI Cristian, deceduto la notte di Capodanno a seguito della deflagrazione di alcuni fuochi d’artificio - avvenuta nel proprio appartamento di via Gigliotti 29 – il quale era coniugato con MICONI Angela, figlia di VIGNINI Elvira, figura verticistica del clan.

Nel corso dell’indagine, venivano individuate inequivocabilmente sia le basi che le procedure con cui venivano custoditi, trasportati e ceduti ingenti quantitativi di droga, sia le modalità con cui venivano gestiti i relativi introiti in denaro. Tali operazioni avvenivano sotto la costante regia dei germani Anthony e Manolo CATALDI, che nella maggior parte delle occasioni ne controllavano il perfetto svolgimento sia a bordo dei propri veicoli ovvero dai loro appartamenti, ubicati al sesto e settimo piano della scala B del civico 29. Mentre il ruolo di Angela MICONI era quello di rifornire, attraverso soggetti insospettabili, tipo ATTENNI Giuliano detto “penna bianca” del 1953 o PASSAVANTI Cinzia, il gruppo sia all’inizio dell’attività o qualora la sostanza fosse terminata durante la notte.

E’ stato appurato, quindi, che il “nucleo operativo” che si occupava del trasporto della sostanza stupefacente verso il luogo di spaccio, ovvero nel cortile del civico 29 della via Gigliotti, era costituito, oltre da colui che materialmente la occultava indosso, da almeno altri 7/8 sodali che, militarmente, bonificavano il percorso per evitare controlli delle forze di polizia.

Il ragguardevole livello organizzativo raggiunto dai membri del sodalizio si evinceva, tra l’altro, anche dagli stratagemmi utilizzati in corso d’opera: quello di lasciare tutte le sim card utilizzate per l’evenienza all’interno di un appartamento, quello di utilizzare un binocolo ad infrarossi per il controllo del territorio e, non ultimo, di conservare alcuni secchi di acqua nei pressi del water al fine di liberarsi rapidamente – in caso di irruzioni da parte delle Forze delle Polizia – della sostanza stupefacente custodita.

Quindi, ad un certo orario, iniziavano a giungere tutti i compartecipi al disegno criminoso - con ruoli di vedetta o pusher - che nel corso dell’indagine si avvicendavano tra loro, anche per un semplice discorso di momentanea disponibilità, dovuta all’eventuale periodo di detenzione singola da scontare.

Veniva appurato, durante l’attività investigativa, che i vari CAVACCHIOLI, Mario Alberto, CALINOIU Maricel, COMAN Fanica e Nicu, DOBRICA Vasile, D’AGUANO Carlo, DRAGAN Florin Alexandru, FLORIN Cristian, MARTUCCI Alessio, MULAS Stefano, POLANI Simone, POPA Ionut Laurentiu e VIRZI’ Alessandro, avevano il compito di posizionarsi all’interno del cortile del civico 29, all’altezza dell’incrocio tra le vie Gigliotti e Mechelli, ovvero “al buco”, inteso nei pressi di una rete – appunto bucata – prospicente il prato alle spalle dell’isolato in argomento. Differente il ruolo, invece, assegnato ad ANTAR, che si occupava di raccogliere il contante proveniente dalle singole cessioni di sostanza stupefacente. Ruolo spesso ricoperto, in caso di assenza dell’ANTAR, anche da PASQUALE Pietro.

Ancora più rilevante la figura di STOICA Dumitru, colui che fungeva da “starter” all’esercizio di spaccio, avendo la disponibilità dell’appartamento ubicato all’interno 4 del predetto stabile, crocevia dell’illecita attività. Nel corso delle indagini si è appurato che lo stesso, tutte le sere, proveniente da Tivoli, ove risulta residente, entrava nel citato appartamento dando effettivamente il via alle operazioni di spaccio. La medesima attività si concludeva la mattina successiva con la contestuale uscita dallo stabile del cittadino rumeno.

Appartamento in questione in cui risulta anagrafata LAGANA’ Giuditta, del 52 che ha in uso il predetto appartamento e che tutte le sere o quasi, cedeva allo STOICA Dumitru, come base logistica ed operativa del gruppo per l’attività di spaccio. La LAGANA’, ben conscia dell’utilizzo del suo appartamento, lasciava la disponibilità dello stesso allo STOICA, rientrando a tardissima notte o addirittura la mattina successiva, naturalmente dietro compenso, ricollegabile ad un “canone di locazione” direttamente corrisposto dalla VIGNINI, come organizzatrice e come una dei responsabili del sodalizio criminale.

Nel corso delle indagini, l’attività intercettiva portava ad inequivocabili elementi probatori delineando il compito dello STOICA, oltre a quello sopra descritto, come quello di vero e proprio custode della sostanza stupefacente.

Quando giungevano i clienti a bordo delle autovetture, i veicoli venivano fatti entrare all’interno del parcheggio, le vedette osservavano l’eventuale arrivo delle forze di polizia, appuravano la qualità e la quantità di sostanza richiesta dal cliente e davano l’indicazione all’uomo che si trovava al portone, il quale comunicava a STOICA Dumitru, ovvero a colui che si trovava nell’appartamento di Giuditta LAGANA’ e che deteneva la sostanza; questi la consegnava all’uomo che, salite le scale, la cedeva direttamente o tramite altro soggetto all’acquirente.

Altro soggetto, che assume un ruolo particolare nell’organizzazione, è Ivan CAPUANO, alias “Capoccione”, sicuramente ad un livello superiore rispetto agli altri pusher e vedette, infatti egli risultava il collettore degli incassi giornalieri, che poi provvedeva a depositare all’interno dell’appartamento di via Mechelli 133, da Angela MICONI, come quando, grazie ad un controllo veniva trovato in possesso di euro 2.590,00 in banconote.

In sua assenza, il ruolo veniva ricoperto anche da Cristinel STOICA, come si evince anche dalle immagini del giorno 14 agosto 2012, ove si vede il MARTUCCI prendere qualcosa da ANTAR, dirigersi verso l’ingresso pedonale di Via Gigliotti n. 29 per ricevere del denaro, immediatamente reso ad ANTAR.

Orari di “vendita” del gruppo

Il gruppo criminale, suddiviso in base a ruoli ed ai compiti ben definiti e consolidati, iniziava la sua fiorente attività di vendita alle ore 20.30-21.00 circa, attraverso il posizionamento fisico delle vedette e degli spacciatori. Attività che veniva ultimata alle ore 07.30-07.30 circa, a seconda della domanda di stupefacente e/o della presenza degli acquirenti. Il gruppo, ormai specializzato nel “settore” ed assolutamente conosciuto dai clienti che arrivavano da ogni quartiere della capitale e non solo, modulava l’orario di apertura e/o di chiusura dell’attività di spaccio anche in base ai giorni della settimana ed in base ad eventi di rilievo della giornata, come ad esempio la prevista partita della Roma o della Lazio, pomeridiana o serale.

Volume d’affari, costi di gestione e quantità di sostanza sequestrata

In base agli accertamenti espletati sul posto, in considerazione del numero dei clienti potenziali o effettivi che venivano monitorati attraverso le telecamere e soprattutto in base ai riscontri effettuati costantemente sul territorio, è stato possibile stimare che i sodali del gruppo del Civico “29” spacciavano di media circa 300 dosi di cocaina e circa 400 dosi tra hascish e marijuana, al giorno, per un controvalore pari a 20.000-25.000 euro. Considerando che il gruppo assicurava la continuità dello spaccio ai suoi clienti più o meno abituali, per tutti i giorni della settimana, è possibile, facendo un rapido calcolo, stimare il fatturato settimanale che si aggira intorno ai 140.000-180.000 euro settimanali.

Il gruppo naturalmente sosteneva anche dei costi di “gestione” che andavano dall’acquisto della sostanza stupefacente, da tagliare e confezionare, fino al pagamento dei soggetti, ultimi nella scala gerarchica dell’organizzazione criminale, come vedette e pusher, che guadagnavano dagli 80 ai 100 euro al giorno, vitto compreso e venivano pagati a giornata, immediatamente dopo la fine dell’attività.

E’ assolutamente rilevante indicare che, attraverso i servizi di osservazione sul posto e grazie alle intercettazioni sia telefoniche che ambientali, venivano rinvenute e sequestrate, durante l’intero anno d’indagine, considerevoli quantità di sostanze stupefacenti. Infatti venivano sequestrati circa 300 grammi di cocaina, circa 24 grammi di marijuana (gestito prevalentemente per il gruppo, dai fratelli CARAPEZZA) e circa 22 grammi di hascish e complessivamente venivano tratte in arresto 5 persone per fatti specifici, rilevanti e fondamentali ai fini delle indagini.

Risultati Operazione

L’operazione di questa mattina, alla quale hanno partecipato 400 uomini della Polizia di Stato, con l’ausilio di un elicottero e di cani anti droga, ultimata con l’esecuzione, a vario titolo, di 40 provvedimenti cautelari, ha consentito di sequestrare inoltre due appartamenti del valore di circa 300.000 ciascuno ubicati in zona Montecompatri, 7 autoveicoli e 7 motoveicoli.

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