Roma,  welfare: con la legge Fornero stop nelle carceri all’assegno di disoccupazione per i detenuti che lavorano a turno

Le norme introdotte dalla Riforma del mercato del lavoro (la Legge Fornero) hanno cancellato la possibilità di erogare l’assegno di disoccupazione con requisiti ridotti ai detenuti che lavorano saltuariamente. Lo denunciano, in una lettera al...

Carceri

Le norme introdotte dalla Riforma del mercato del lavoro (la Legge Fornero) hanno cancellato la possibilità di erogare l’assegno di disoccupazione con requisiti ridotti ai detenuti che lavorano saltuariamente. Lo denunciano, in una lettera al Sottosegretario al Welfare Luigi Bobba, il Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria del Lazio (Prap), Maria Claudia Di Paolo e il Garante dei Detenuti Angiolo Marroni.

Ormai da anni, Prap, Garante e INPS hanno siglato un protocollo d’intesa per assicurare, di concerto con i patronati, le prestazioni di welfare ai detenuti. Nell’ambito di tali attività, nelle carceri del Lazio è emersa, sempre più evidente, la difficile situazione causata dall’entrata in vigore delle norme della L. Fornero (la n.92/2012). Con l’introduzione della riforma sono, infatti, venuti meno tutti i requisiti di accesso, da parte dei detenuti, alle misure di sostegno al reddito.

«L’assegno di disoccupazione con requisiti ridotti - scrivono il Garante e il Provveditore - ha rappresentato uno strumento fondamentale a disposizione del carcere per garantire, in assenza della possibilità di ammettere al lavoro tutti i detenuti, un livello di reddito accettabile e di sussistenza da attribuire a quanti vengono ammessi al lavoro saltuariamente. Ciò ha rappresentato, quindi, anche uno strumento idoneo a consentire che vi fosse la possibilità di governare la forte conflittualità tipica del mondo penitenziario».

In sostanza, con tale strumento le direzioni delle carceri hanno coinvolto, a turno, un buon numero di detenuti in varie mansioni lavorative alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria. Se prima della legge Fornero, nei momenti di inattività, veniva garantito, con la disoccupazione, un sostegno minimo ma fondamentale per la dignità delle persone e funzionale per il reinserimento del detenuto, oggi con le nuove norme ciò non è più possibile.

«Tecnicamente - ha detto il Garante dei detenuti Angiolo Marroni - la MiniAspi prevede che il lavoratore/detenuto maturi un minimo di 13 settimane con un minimale contributivo settimanale di € 200,92. Un valore che oggi, con i tagli subiti dal capitolo di spesa destinato alle cosiddette mercedi (il corrispettivo per il lavoro svolto dai detenuti), è assolutamente irraggiungibile. Per comprendere la drammaticità della situazione basti pensare che negli scorsi anni, nel Lazio, è stato possibile sostenere con la disoccupazione oltre 1.000 persone, circa il 15% della popolazione detenuta. Una percentuale fondamentale a offrire una prospettiva di vivibilità della pena. Oggi, quasi nessuno avrà accesso al sostegno e il rischio concreto è quello di una conflittualità che appesantirà una condizione fortemente compromessa dalle condizioni in cui versano le carceri».

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Per tali motivi, il Garante e il Provveditore hanno chiesto al Sottosegretario al Welfare un intervento per sanare la situazione, adattando da un lato i criteri del minimale alle esigenze lavorative delle carceri e consentendo, dall’altro, agli istituti di attivare tipologie contrattuali (intermittenza e/o in somministrazione) che favoriscano il raggiungimento delle ore necessarie a conseguire il diritto alla disoccupazione.

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