Mentana, Rosselli Del Turco intervenuto al convegno sui minori di Parma

Un intervento illuminato, che ha saputo catturale l’attenzione dell’intera platea quello di Massimo Rosselli Del Turco, delegato alle Politiche sui minori del Comune Mentana, ospite al Convegno nazionale sul diritto alla tutela dei minori...

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Un intervento illuminato, che ha saputo catturale l’attenzione dell’intera platea quello di Massimo Rosselli Del Turco, delegato alle Politiche sui minori del Comune Mentana, ospite al Convegno nazionale sul diritto alla tutela dei minori, tenutosi a Parma lo scorso weekend, organizzato dlla sezione della Città emiliana dell’associazione Giovani avvocati, dall’associazione “Intesa San Martino e dall’associazione “Polis- città ideale”.

“Il problema degli allontanamenti dei minori dalla propria famiglia- ha spiegato Rosselli Del Turco nel suo intervento- in Italia non è trattato con l’importanza che merita e soprattutto non è trattato come meriterebbe fino a sfociare in una vera e propria “violenza delle istituzioni”.

Questo tipo di violenza sembra non sia riconosciuta dal nostro ordinamento e come tale grandemente sottovalutata.

È una violenza ancor più grave perché è perpetrata, in concorso fra di loro, proprio da organi preposti alla tutela dei minori.

Tipico esempio in cui spesso si risolve questa violenza è il ricovero del minore in “Comunità di Accoglienza” o comunque in affidamenti extrafamiliari, con ordinanze scaturite da relazioni stilate con una grande superficialità nel diagnosticare “le colpe” dei genitori naturali. L’autorità giudiziaria, quasi sempre, prende per buona la relazione dell’assistente sociale da cui nasce una sentenza ingiusta basata su illazioni senza prove che si definisce spesso solamente su indizi. I P.M. non svolgono alcuna indagine, virgolettano la relazione dell’assistente sociale e la inoltrano al tribunale…- ha proseguito in un’altra parte del suo intervento il Delegato ai Minori del Sindaco Benedetti- La facilità con cui oggi si allontanano i minori dalla famiglia naturale e si decide della loro vita presente e futura si concretizza spesso con l’aiuto dell’Art 403 del c.c. che nell’interpretazione, a mio avviso distorta, in uso, permette ad un assistente sociale di allontanare dalla propria casa con l’ausilio delle forze dell’ordine, quasi sempre impreparate a questo tipo di azione, i bambini che dovrebbero rimanere nella propria famiglia.

Voglio quindi a questo punto chiarire anche, e una volta per tutte, che secondo me e per la verità in quella di molte sentenze di Cassazione, la legge non consente agli assistenti sociali di decidere ex Art.403. ma è il sindaco che deve firmare l’ordine.

(Corte di Cassazione sez. III n.209228/2015 che chiarisce “Il potere del sindaco di intervenire direttamente sull’ambiente familiare ai sensi dell’Art.403 cc……..”

Essendo, inoltre, questo allontanamento un atto amministrativo deve anche essere autorizzato per iscritto.

L’assistente sociale non può decidere di effettuare nessun tipo di allontanamento, lo può effettuare dietro autorizzazione scritta della Pubblica Autorità ma in maniera multidisciplinare…Quindi i minori devono vivere nella propria famiglia, non possono essere allontanati se questa è povera e lo Stato (leggasi gli organi preposti alla loro tutela), tutti, si badi bene, non solo gli assistenti sociali, devono aiutare la famiglia in difficoltà.

Voglio concludere- ha terminato- auspicando una disamina attenta della politica italiana sul fenomeno dell’allontanamento dei minori dalle famiglie che evidenzia, purtroppo ancora oggi, come abbiamo accennato, criticità inequivocabili: una situazione che possiamo definire “a macchia di leopardo” , con enormi variazioni nel tempo e nello spazio, razionalmente inspiegabili, che stanno a definire la totale assenza di linee guida condivise.

Ovviamente questa situazione apre la porta a possibili arbitrii degli operatori, non legati a protocolli ufficiali.

L’istituzione di percorsi o linee guida d’accoglienza, devono fornire uno strumento operativo ai professionisti dei vari servizi sociali dei Comuni, alle tante cooperative che collaborano con loro alle Regioni e a tutti gli organi istituzionali per realizzare un pensare comune, prassi concrete e condivise, in grado di dare indirizzi certi agli interventi socio-sanitari nell’ambito di tutte quelle attività preposte alla tutela e alla presa in carico di minori.

Linee guida condivise quindi, ma non solo. Si potrebbe eccepire che in alcuni settori esiste una qualche condivisione, ma anche in questi casi gli operatori non sono tenuti ad osservarle perché rimangono semplici raccomandazioni e non sono codificate in leggi.

Ecco quindi la necessità che siano approntati corsi di formazione e soprattutto studi metanalitici che possano creare nuovi percorsi condivisi e, con quelli già condivisi, che siano cogenti per chi li deve seguire.

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Quindi dallo studio, alla condivisione, al progetto di legge, alla legge.

Per questo infine, visto che siamo in un ambiente universitario, rivolgo un appello a questa università che ci accoglie oggi, appello a studiare insieme a noi emendamenti alle leggi sui minori.

Per quanto mi riguarda mi farò portavoce presso il Parlamento per chiedere a deputati e senatori di proporre leggi e interrogazioni parlamentari in proposito”.

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