San Cesareo, spacciavano droga nel fortino in campagna. Arrestati due cognati trentenni

All'alba del 15 Novembre  su disposizione della Procura della Repubblica, personale della Compagnia Carabinieri di Palestrina agli ordini del capitano Grazia Centrone e della Stazione Carabinieri di San Cesareo ha dato esecuzione a due ordinanze...

All'alba del 15 Novembre su disposizione della Procura della Repubblica, personale della Compagnia Carabinieri di Palestrina agli ordini del capitano Grazia Centrone e della Stazione Carabinieri di San Cesareo ha dato esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare in

carcere, nei confronti di L.D. e C.J. (cognati trentenni) già con diversi precedenti per lo stesso reato. Sono stati eseguiti anche numerosi decreti di perquisizione. Le indagini svolte dai Carabinieri sotto la direzione della Procura di Tivoli hanno consentito al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Tivoli – dott. Mario Parisi – di ricostruire, nell’ordinanza cautelare, l’attività di spaccio reiterata realizzata nel territorio del circondario di questa Procura.

Gli indagati, appartenenti un nucleo familiare proveniente da Tor Bella Monaca e di recente trasferitosi a San Cesareo, erano divenuti un vero e proprio punto di riferimento per l’approvvigionamento della cocaina da parte dei giovani del posto. Il metodo di cessione si è dimostrato costante: l’assuntore si avvicinava alla villa di campagna in uso agli indagati, si faceva identificare attraverso frasi convenzionali, quindi si avvicinava ad una grata metallica, da cui spuntava una mano per ritirare il denaro e consegnare lo stupefacente.

Il “gruppo criminale” si era efficacemente attrezzato con impianti di video sorveglianza sia per l’identificazione degli acquirenti, sia per prevenire eventuali controlli di polizia, così realizzando un vero e proprio “fortino dello spaccio”, corredato da grate in ferro, alti muri perimetrali e una continua vigilanza posta in essere sia dal gruppo familiare che da vedette.

L’approfondita attività d’indagine dei Carabinieri ha consentito, nonostante le cautele degli indagati, di documentare la gran quantità di cessioni di stupefacente, che avveniva a qualsiasi ora del giorno e della notte, anche in favore di alcuni minori.

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La realizzazione, come ricordato, di un vero e proprio “fortino” diretto a prevenire l’intervento delle forze dell’ordine, ha richiesto particolari accorgimenti per l’esecuzione dell’ordinanza cautelare (e le perquisizioni) che ha visto impiegati circa trenta uomini (con supporto di due pattuglie cinofile). Grazie all’utilizzo del metal detector sono state rinvenute due pistole nastrate e occultate tra i terreni circostanti le abitazioni perquisite, armi su cui sono in corso gli accertamenti del caso.

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