Solamente nella metà dei Carceri del Lazio è garantita le prevenzione, diagnosi e cura per i detenuti; Frosinone latita

Nonostante le difficoltà economiche nel settore della sanità, il Lazio si conferma all’avanguardia nella tutela dei diritti dei detenuti. Nella metà delle carceri della regione (7 su14) e nell’Istituto Penale Minorile di Casal del Marmo,

Nonostante le difficoltà economiche nel settore della sanità, il Lazio si conferma all’avanguardia nella tutela dei diritti dei detenuti. Nella metà delle carceri della regione (7 su14) e nell’Istituto Penale Minorile di Casal del Marmo, infatti, le prestazioni mediche di prevenzione, diagnosi e cura per i reclusi sono oggi descritte, regolate e garantite da una Carta dei Servizi Sanitari per cittadini detenuti.

Il bilancio sulle ultime novità in tema di tutela del diritto alla salute dei reclusi nel Lazio è contenuto in una lettera inviata dal Garante dei Detenuti Angiolo Marroni al Presidente della Regione Nicola Zingaretti.

Il DPCM del 01/04/2008, che ha reso irreversibile la riforma, ha definito le modalità, i criteri e le procedure per il trasferimento, dal Ministero della Giustizia alle Asl, delle funzioni sanitarie e delle risorse finanziarie, umane e tecnologiche relative alla sanità penitenziaria. Per agevolare il passaggio tra vecchio e nuovo assetto, il legislatore ha previsto una serie di strumenti come l’Osservatorio regionale, i tavoli tecnici congiunti e, appunto, le Carte dei servizi sanitari per i detenuti (prevista dal D.Lgs nr. 230/1999) , che riepilogano le prestazioni mediche cui il recluso ha diritto, oltre alle modalità e alla tempistica per la loro fruizione.

Da mesi il Garante ha svolto un’opera di moral suasion per favorire l’adozione di tali documenti da parte delle Asl interessate e per la nascita dei Tavoli tecnici congiunti tra Aziende sanitarie, Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, direzioni delle carceri e Garante istituiti per realizzare una cabina di regia chiamata a monitorare la ricaduta della riforma sulla vita dei detenuti e sull’efficacia dell’organizzazione sanitaria territoriale.

«Ad una anno dalla prima Carta dei servizi adottata nel Lazio, a Civitavecchia - ha detto il Garante - raccogliamo i frutti di un paziente lavoro. Le Carta finora adottate coinvolgono sette carceri: le due di Civitavecchia, Regina Coeli e le 4 del complesso polipenitenziario di Rebibbia, per un totale di 4.468 detenuti sui 7.234 attualmente reclusi. E in altre quattro realtà, Latina, Viterbo, Rieti e Velletri, sono state avviate le procedure per l’adozione del documento».

Nel dettaglio, le Asl RmA (Regina Coeli), RmB (complesso di Rebibbia) e RmF (i due istituti di Civitavecchia) hanno deliberato l’adozione della Carta dei Servizi Sanitari e l’istituzione del Tavolo Tecnico di monitoraggio. La Asl di Rieti e quella di Latina hanno deliberato l’istituzione del Tavolo ed hanno avviato l’elaborazione della Carta, la Asl RmH (che ha competenza sul carcere di Velletri), sta elaborando la delibera per la costituzione del Tavolo ed anche la Asl RmE (che ha competenza sull’IPM di Casal del Marmo) ha accettato la proposta di costituire il Tavolo tecnico.

Nessuna risposta alle sollecitazioni del Garante è, invece, arrivata dalla Asl di Frosinone, che sul suo territorio ha le carceri del capoluogo (543 reclusi), di Paliano (59 detenuti) e di Cassino (310).

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«Quello alla salute - ha concluso il Garante Angiolo Marroni - è il diritto maggiormente violato in carcere. Un dato, questo, che nel Lazio assume una valenza ancor più rilevante vista la situazione in cui versa il sistema sanitario regionale. In questo contesto di emergenza, l’adozione delle Carte dei servizi sanitari per i cittadini detenuti è un segnale di speranza e di civiltà. E’ per questo che ho voluto comunicare lo stato dell’arte al Presidente Nicola Zingaretti. La completa adozione, da parte delle Asl, degli strumenti previsti dalla normativa porterà ad una ancora più stretta correlazione tra carcere e territorio, aumentando l’efficienza e l’efficacia della erogazione dei servizi sanitari e riuscendo così a garantire il fondamentale diritto alla salute anche ai cittadini privati della libertà personale».

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