San Cesareo, dal com. Difesa del Territorio un duro richiamo

Il comitato di Difesa del Territorio Colli Prenestini Castelli Romani torna a farsi sentire dopo le ultime vicende legate al no al Forno Crematorio che ha portato in strada oltre 2000 mila persone e che ha "costretto" l'amministrazione di San...

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Il comitato di Difesa del Territorio Colli Prenestini Castelli Romani torna a farsi sentire dopo le ultime vicende legate al no al Forno Crematorio che ha portato in strada oltre 2000 mila persone e che ha "costretto" l'amministrazione di San Cesareo a bloccare in fretta e furia i lavori iniziati al cimitero “La storia si ripete: come raccontato in un recente comunicato, abbiamo nuovamente scritto al Ministro Franceschini – si legge in una nota Comitato di Difesa del Territorio Colli Prenestini Castelli Romani -, come le volte precedenti, non abbiamo ottenuto risposta; abbiamo nuovamente chiesto di partecipare alla terza conferenza dei servizi e, come le volte precedenti, non abbiamo ottenuto risposta; si è nuovamente svolta la conferenza dei servizi stessa e, come le volte precedenti, il progetto è stato bocciato. Nessuno risponde ma, a quanto pare, i fatti parlano. E sono i fatti poi a contare. A volte l’impegno paga. Ma è presto per cantare vittoria: a maggio si chiude la partita con la seduta finale. Ciò che sconcerta, a parte la miopia amministrativa, è la dinamica ripetuta di alcuni comportamenti che si traducono in vere e proprie scelte politiche. Si sceglie, infatti, di praticare la mancanza di trasparenza, il silenzio, l’assenza di dialogo, il lavorio sotterraneo. Si sceglie, come pigra scorciatoia, di non confrontarsi con i cittadini, di non renderli partecipi della vita e delle sorti del proprio territorio. Ma, come spesso accade quando si pretende di fare i conti senza l’oste, il conto poi arriva ugualmente e arriva salato. E si, perchè pur di andare avanti ostinatamente e in sordina, dal 2010 ad oggi, si sta lavorando all’ennessimo progetto per la realizzazione della chiesa sul complesso imperiale di Cesare e Massenzio. E allora la domanda è: ma quanto ci costa tutta questa “progettualità sommersa”? Quanto costerà questo modo di agire? Chi pagherà tali scelte? La domanda è talmente retorica che la risposta è scontata. E poi abbiamo il forno crematorio. La Villa di Massenzio, il forno crematorio: due storie apparentemente diverse, accomunate però da precise indicazioni circa lo sviluppo che si vorrebbe imporre al paese che, invece di puntare sulla cultura, sulla storia, sull’archeologia, sul turismo e sul prestigio che potrebbe derivarne, punta sull’industrializzazione, sulla cementificazione, sull’incenerimento. Sempre con l’arroganza di chi ignora i cittadini e la loro opinione. Ma a volte basta una scintilla per far scoppiare l’incendio. E la scintilla, questa volta, è partita dalla confinante Rocca Priora. Si, perchè poi tutto il mondo è paese, e anche l’amministrazione del più alto dei Castelli Romani tentava di realizzare un progetto ad alto impatto ambientale, come la costruzione di un forno crematorio che andasse a servire un bacino di utenza di oltre 5 milioni di abitanti , senza consultare preventivamente gli abitanti. E allora si prende coscienza dell’imminente pericolo anche a San Cesareo e si reclama a gran voce il diritto di potersi esprimere in merito. E la voce si è fatta sentire a tal punto che il sindaco Panzironi si è impegnato pubblicamente a fermare i lavori per la costruzione del forno e ad aprire un tavolo di lavoro che vede coinvolti anche i rappresentanti del neo costituito Comitato contro il forno crematorio. Ma se, in uno sforzo ottimistico, volessimo vedere il famoso bicchiere mezzo pieno e, sempre rifacendoci alla saggezza dei proverbi popolari, volessimo prendere due piccioni con una fava, perchè, come già si vocifera in paese, non si pensa alla possibilità di utilizzare i locali destinati al forno crematorio, per la realizzazione della nuova chiesa di cui il paese sembra aver bisogno? La nostra è una parentesi provocatoria, ma nel nord Europa, molti sono gli esempi di chiese che, abbinate al locale cimitero, diventano insieme luogo di preghiera, di culto e di aggregazione sociale. Anche questo potrebbe essere un modo per ridisegnare un nuovo modello di architettura e di vita. Anche questa volta, però, conviene sempre fare i conti con la realtà: nel caso l’amministrazione tornasse veramente indietro e fermasse definitivamente il progetto scellerato, la ditta aggiudicatrice dell’appalto potrebbe richiedere un risarcimento dei danni...Chi pagherà? E ancora la domanda è talmente retorica che la risposta è sempre più scontata. Insomma si, la storia si ripete, ma qualcuno dovrebbe trarne insegnamento...

Clarissa Guerrieri

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