S.G.Incarico, 105 lavoratori 'in nero': indagato Salvati, due ex assessori e l'ex segretario comunale

Le indagini coordinate dalla Procura di Cassino, e portate avanti dalla Guardia di Finanza, hanno consentito di far emergere assunzioni fittizie, avvenute prima delle elezioni amministrative del 2017

Peculato e concorso in peculato. Le indagini della Guardia di Finanza del comando provinciale di Frosinone sulle presunte assunzioni “in nero” al Comune di San Giovanni Incarico hanno portato la Procura di Cassino, nella persona del procuratore capo Luciano d'Emmanuele, ad aprire un'inchiesta. Quattro persone le persone che si sono visti notificare l'avviso di garanzia: l'ex sindaco Antonio Salvati, gli ex assessori Roberto Toti e Antonio Carnevale e l'ex segretario comunale Andrea Nappi

I fatti

Il personale delle Fiamme Gialle agli ordini del colonnello Alessandro Gallozzi, nel corso di alcune verifiche, hanno visionato e successivamente dichiarato nulli ben 105 contratti a chiamata presso il Comune di San Giovanni Incarico, firmati tra il 24 aprile e il 30 giugno del 2017 quando era ancora sindaco Antonio Salvati. Le assunzioni, secondo la magistratura, sarebbero avvenute prima delle elezioni amministrative dell’11 giugno 2017. In quel frangente, però, a vincere la tornata elettorale non fu l'uscente primo cittadino ma Paolo Fallone, oggi in carica. I riscontri investigativi parlano chiaro: il Comune non avrebbe mai comunicato le assunzioni agli enti previdenziali e ai centri per l’impiego. Introvabile tutta la documentazione riguardante i periodi di lavoro e le mansioni delle 105 persone coinvolte nella vicenda. 

Il danaro pubblico

Le indagini della tenenza di Arce sono state rivolte in particolare a verificare la legittimità della stipula, a ridosso delle elezioni amministrative tenutesi nel mese di giugno del 2017 dei 105 contratti di lavoro a chiamata, conclusi con persone tutti residenti  in paese, nonostante il D.Lgs. 81/2015 già sancisse il divieto per la Pubblica Amministrazione di fare ricorso allo strumento del lavoro intermittente o a chiamata. Gli indagati, secondo quanto emerso, si sarebbero appropriati di denaro pubblico, prelevato dalle casse comunali in forza di un “artifizio”, consistito nell’adottare la delibera di Giunta relativa alla stipula dei contratti in assenza dei requisiti previsti dalla legge, al solo fine di ottenere consenso elettorale in occasione delle imminenti elezioni. 

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Il danno erariale

Poiché alla tempestività ed alla sollecitudine dimostrata in occasione del pagamento delle somme in favore dei lavoratori si è contrapposta l’“inadempienza” agli obblighi di legge in materia di lavoro e di legislazione sociale, agli indagati sono state contestate anche le violazioni conseguenti alle gravi irregolarità amministrative poste in essere in materia di contribuzione obbligatoria previdenziale ed assistenziale. Da ultimo, è stata interessata anche la Procura Regionale della Corte dei Conti per l’accertamento del danno erariale cagionato dagli amministratori locali e dal pubblico ufficiale, quantificabile allo stato in oltre 50 mila euro.

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