Si è pentito Nicola Schiavone: l'indagine della Finanza e le frequentazioni nel Frusinate

Tremano politici ed imprenditori dopo la decisione del giovane rampollo e boss dei Casalesi di 'collaborare' con i giudici della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli

Si è pentito Nicola Schiavone. Il primo dei sette figli di Francesco Schiavone - il superboss dei Casalesi meglio conosciuto come 'Sandokan' - ha deciso di collaborare con i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia. La speranza è che il giovane rampollo della dinastia criminale più temuta al mondo, decida di collaborare 'in toto', riferendo agli investigatori anche i motivi per cui, prima di essere arrestato dalla Squadra Mobile di Caserta, otto anni fa, in provincia di Frosinone era di casa. E non solo.

L'indagine 'Giada' a Cassino

Nicola Schiavone è stato 'intercettato' più volte dalle forze dell'ordine tra Cassino, Castrocielo, Pontecorvo e Frosinone. Ed è finito anche al centro di un'importante indagine della Guardia di Finanza del Gruppo di Cassino denominata 'Giada'. Un'inchiesta che ha visto assolvere, in primo grado, dai giudici del tribunale di Cassino, quasi tutti gli imputati. Quella del Ras invece è stata stralciata. La posizione di Nicola Schiavone, che si è visto notificare in carcere un'ordinanza di custodia cautelare, è ancora in fase dibattimentale presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Perché Nicola Schiavone è finito nel mirino delle Fiamme Gialle di Cassino? Il giovane capo famiglia, succeduto al padre dopo il suo arresto, venne fermato dalla Guardia di Finanza mentre viaggiava a bordo di una fiammante Testa Rossa comprata a Pontecorvo. E' l'anno 2009, dodici mesi prima del suo arresto. Un fatto che all'epoca insospetti e non poco gli uomini dell'allora comandante provinciale, il colonnello Giancostabile Salato, che decisero di avviare un'indagine e di approfondire, ogni singolo dettaglio raccolto con grande discrezione, quella strano e costoso acquisto di Nicola Schiavone.

Una Ferrari comprata a Pontecorvo

Quattro anni di investigazioni silenti che hanno portato la Guardia di Finanza a scoprire un presunto giro di riciclaggio. In quattro, compreso Nicola Schiavone, si sono visti notificare un'ordinanza di custodia cautelare in carcere; diciassette sono state invece le persone indagate per lo stesso reato. Uno tsunami giudiziario che ha vist travolgere anche personaggi di spicco del panorama locale: imprenditori ed imprenditrici accusati di esser 'teste di legno' della famiglia Schiavone. A sospettare la presenza di un'attività di riciclaggio nel Cassinate fu l'allora magistrato DDA Giovanni Conzo. A parere dell'oggi procuratore aggiunto di Benevento, un gruppo di imprenditori per evitare la rovina finanziaria dopo un momento di crisi, avrebbe accettato danaro di provenienza illecita dal clan dei Casalesi e da Nicola Schiavone. Ingenti somme che, sempre secondo le indagini, sarebbero servite a sanare i conti in rosso. Ore e ore di intercettazioni telefoniche ed ambientali unitamente a importanti riscontri investigativi hanno consentito alle Fiamme Gialle di via Verdi di completare un intrigato puzzle al quale, nel corso degli anni, erano sempre mancati dei tasselli.

L'ombra del riciclaggio

Nell’inchiesta sono state coinvolte anche persone residenti a Roccasecca, Castrocielo, San Giorgio a Liri, Villa Santa Lucia, Scampia, Monte San Giovanni Campano e Cellole in provincia di Caserta. Tutti poi assolti dai magistrati del tribunale di Cassino. Eppure gli interessi di Nicola Schiavone nel Cassinate e nel sud Pontino sono stati tanti e tali che gli investigatori hanno deciso di non 'mollare' la presa. Perché il clan, nel Frusinate e nel basso Lazio, ha sempre tirato le fila della malavita organizzata. A dirlo sono i rapporti semestrali della Direzione Investigativa Antimafia. Gli interessi sono tanti e molteplici. Vanno dalla gestione delle sale scommesse, alle false assicurazioni, dalla vendita di automobili alle attività estrattive. Tutto controllato dal clan dei Casalesi.

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I vari business del clan

C'è un altro aspetto, meno evidente, ma che più volte è stato solo 'sfiorato' dalle tante indagini ed è quello legato alla politica ed al mondo dei 'colletti bianchi'. E su questo intendono puntare i magistrati che stanno ascoltando il 'pentito eccellente'. Perché tra le attività preferite del clan c'è sempre stata quella intelligente e proficua del 'finanziare le campagna elettorali'. Nicola Schiavone in 3 mesi (tanto è il tempo concesso ad un pentito di poter parlare) potrebbe quindi stravolgere le linee politiche amministrative di tanti Comuni del basso Lazio e del Casertano. Il conto alla rovescia è iniziato.

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