Sabato, 13 Luglio 2024
La storia / Arce

"Per Serena e Guglielmo scrivete una sentenza dalle pagine belle e nobili"

Toccanti gli interventi conclusivi degli avvocati di parte civile a tutela della famiglia Mollicone: Dario De Santis, Sandro Salera, Anthony Iafrate e Federica Nardoni hanno ricostruito magistralmente l'intera vicenda

Parole toccanti, che hanno ammutolito l'aula della Corte d'Assise d'Appello di Roma dove si sta celebrando il secondo processo per l'omicidio di Serena Mollicone. A parlare ieri dinanzi al presidente e ai giudici popolari sono stati anche gli avvocati della parte civile. Sandro Salera e Anthony Iafrate, per Consuelo Mollicone, Dario De Santis per Antonio Mollicone e Federica Nardoni (foto in basso) per Armida Mollicone. Il dibattimento in Appello è arrivato ai titoli di coda e le sentenza a carico dei cinque imputati (Franco Mottola, Marco Mottola, Anna Maria Mottola, Francesco Suprano e Vincenzo Quatrale), verrà pronunciata il 12 luglio prossimo.

Dario De Santis

"Vi sono prove che escludono che l'omicidio di Serena sia stato commesso in caserma?". Lo ha chiesto l'avvocato Dario De Santis, che nel suo intervento conclusivo, ha ripercorso i presunti avvistamenti considerati "inattendibili" di Serena perché, ha spiegato, "il mio compito è eliminare possibili dubbi su prove escludenti". Che il delitto sia avvenuto in caserma, inoltre, non solo è "possibile ma è anche altamente probabile" come viene confermato dalle "prove scientifiche".

De Santis, per decenni avvocato ed amico fraterno di Guglielmo Mollicone, con la sua tenacia ha 'convinto' l'allora Gip Angelo Valerio Lanna ad approfondire 21 punti oscuri di questa vicenda. E con la riapertura delle indagini tutto ha preso una piega diversa rispetto a quelle svolte dal 2001 al 2003 quando venne ingiustamente arrestato Carmine Belli, il carrozziere di Rocca d'Arce che ha trascorso in carcere ben 18 mesi e tutti in cella di isolamento. Una pagina nera della Giustizia italiana: per quella ingiusta detenzione Belli attende ancora il risarcimento dei danni. 

Federica Nardoni

Tornando agli interventi di ieri in aula, De Santis ha proseguito rivolgendo una domanda alla Corte: "Serena è entrata in caserma quella mattina? A questa domanda dovete rispondere. Perché se è entrata in caserma è stata uccisa lì per due semplici ragioni: la prima è che non è uscita viva e la seconda è che i Mottola sostengono che non sia mai entrata. La somma di questi due elementi fa sì che sia morta lì". Il penalista ha aggiunto: "Oggi sono qui a chiedervi di scrivere una pagina di giustizia giusta e non sembri che l'aggettivo sia pleonastico perché la giustizia può essere imperfetta e però ha tutte le possibilità per scrivere pagine belle e nobili". 

L'attenzione degli avvocati Sandro Salera e Anthony Iafrate si è concentrata sulla figura del brigadiere Santino Tuzi, vero e proprio testimone chiave dopo Carmine Belli (che ha dichiarato di aver visto Serena Mollicone il giorno della scomparsa discutere con un giovane, verosimilmente Marco Mottola, nei pressi del bar La Valle ndr).

"Santino Tuzi è reso attendibile soprattutto dal corpo di Serena Mollicone, o meglio dalla sua testa, che circa 10 anni dopo dalle rivelazioni di Tuzi ci offrirà le tracce di quell’ingresso visto e raccontato da Tuzi - sottolineano i legali Salera e Iafrate -. Tracce dell’alloggio a trattativa private presenti sui nastri e fra i capelli della povera Serena che con la propria testa offre una indiscutibile attendibilità a Tuz che nel dire un orario – che dovrebbe essere inventato – non dice le 8 e 30 quando Serena stava facendo l’ortopanoramica; non dice le 9 e 30 quando viene vista alla rotonda a Isola del Liri in direzione Arce; non dice le ore 10 quando viene vista da Carmine Belli discutere con un ragazzo con i capelli mesciati; non dice le 11 e 40 quando Marco Mottola era al telefono con Davide Bove non dice le 12 quando Marco Mottola era ai giardinetti e viene visto da Elisa Santopadre e non dice tutti gli altri orari dalle 12 in poi in cui gli imputati avevano un alibi. E guarda caso Tuzi dirà, sempre inventando come sostengono gli avvocati della difesa, che dalle 8 e 30 non uscirà più dalla caserma e ciò verrà accertato dalle indagini".

"E inoltre, anche a se a Tuzi, quel 28 marzo gli avessero fornito un copione da riferire con tutti gli incastri possibili – quel giorno purtroppo per gli inquirenti – non c'erano le consulenze della dottoressa Cristina Cattaneo, dei Ris e della dottoressa Pilli che troveranno molti anni dopo, tra i capelli di Serena Mollicone, le tracce dell’alloggio. La preoccupazioni di Tuzi, messo alle strette dal comandante Caprio con il 'bluff' del finto rinvenimento da parte dei Ris, trova fondamento nella scena di quell’ingresso vissuto in prima persona - concludono gli avvocati Sandro Salera e Anthony Iafrate -. Quel marzo del 2008 gli inquirenti non avevano le tracce di legno, di colla, di resina, di vernice e di ruggine – trattenute e conservate dalla testa della povera Serena. Come anche quelle rinvenute sulla testa di Serena non sono tracce di abete – pino – mogano. Vogliamo credere che anche questa e’ un’altra incredibile coincidenza? Vogliamo credere che quello raccontato da Tuzi non è altro che il racconto di un sogno?"
 

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