Trivigliano, nella giornata AIDS un incontro in famiglia da Padre Matteo

Nella comunità "In Dialogo" una famiglia speciale presente sul territorio da ben 26 anni

Nella giornata mondiale contro l’AIDS vogliamo ricordare che la Comunità in Dialogo che da oltre 26 anni si occupa non solo di persone con problemi ti tossicodipendenza, alcolismo,  ma fornisce assistenza e vicinanza anche  a malati di hiv-aids, che altrimenti si troverebbero a trascorrere la propria esistenza negli ospedali,  attraverso la prima ed unica Casa Famiglia per malati terminali di HIV esistente nel Lazio sud.

Non bisogna abbassare la guardia

Non bisogna abbassare la guardia perché oggi aumentano i casi di contagio non solo nelle fasce a rischio. La necessità di far prevenzione sulle dipendenze e sui disagi si è discussa ieri in Comunità, la quale insieme alla Procura, alla Polizia di Stato e al Provveditorato degli Studi di Frosinone si è fatta promotrice di un evento mirato alla programmazione all’interno delle scuole di attività di prevenzione all’uso-abuso di sostanze, visto il continuo dilagarsi del fenomeno, il ritorno dell’eroina e dell’abbassamento dell’eta’ di utilizzo.

Dare più spazio ai giovani

All’incontro sono stati invitati i 17 istituti superiori della provincia di Frosinone con la presenza di due rappresentati per istituto. Tutti sono stati concordi sulla necessità di dare più spazio ai giovani rendendoli protagonisti attivi della loro vita e ognuno dei presenti ha sentito la propria responsansabilità non solo professionale ma anche umana nel dover cercare le cause di questo disagio sociale di cui i giovani sono le prime vittime.

La comunità, un insieme di persone che lottano per ritrovare se stessi

La Comunità non è stata mai intesa da Padre Matteo come una struttura, ma come “un insieme di persone che lottano per essere se stesse, per riconquistare quella dignità che fa grande l’uomo, ogni uomo, qualunque sia la sua storia, qualsiasi siano le sue ferite”. Un’esperienza di vita intensa che consente ad ognuno di ritrovare la parte migliore di sé, quella che ci fa più onesti, più sinceri, più autentici, più liberi. Ancor di più tutto questo è necessario quando si parla di chi è affetto da questa malattia, dove la solitudine e disperazione diventano più forti e il senso della vita si fa più impellente

La casa Famiglia accoglie 9 persone

La Casa Famiglia è stata realizzata nel decimo anno della Comunità, oggi accoglie nove persone, tre donne e sei uomini, alle quali dedicano attenzioni un’equipé socio-psico sanitaria che si occupa propriamente della cura della malattia e dei suoi correlati - con la collaborazione medica e umana del reparto Malattie Infettive dell’ospedale di Frosinone - insieme a giovani operatori che, attraverso il programma della Comunità, hanno riscoperto la loro sensibilità e scelto di svolgere un servizio di assistenza e animazione, facendosi testimoni della migliore espressione umana, affinché nella casa famiglia la malattia fisica non diventi anche malattia dell’anima.

Momenti formativi

Padre Matteo, inoltre, ha volutamente affiancato agli ospiti della Casa Famiglia dei giovani in programma della Comunità in Dialogo, al fine di condividere momenti formativi e di confronto, per la riacquisizione di fiducia, rispetto e responsabilità verso se stessi e gli altri. Tutto ciò allo scopo di favorire, oltre alla cura e alla promozione del benessere fisico, anche la cura e la promozione del benessere globale della persona, intesa nella sua interezza fisica, mentale, relazionale, emozionale e spirituale.

Casa Famiglia

Ecco perché “Casa Famiglia” e non “Casa Alloggio”, in quanto la prima ci sembra esprimere meglio l’attenzione alla persona, ai rapporti e alla necessaria partecipazione vitale, così importante soprattutto a chi ha sofferto solitudine, abbandono e paure e che fanno anche l’unicità e la ricchezza di tutta l’esperienza della Comunità in Dialogo.

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