Cronaca Pontecorvo

Cassino, estorsione ed usura: sei arresti eccellenti

Nell'ambito dell'operazione 'I Monatti' in carcere sono finiti anche imprenditori del cassinate

Operazione 'I Monatti'. I cattivi di manzoniana memoria. Questo è il nome dell'indagine portata avanti dai Carabinieri della Compagnia di Cassino e dai colleghi del comando provinciale di Frosinone. Gli investigatori del colonnello Fabio Cagnazzo, comandante provinciale e del capitano Ivan Mastromanno, comandante della Compagnia di Cassino hanno eseguito sei le ordinanze di custodia cautelare in carcere a firma del Gip del tribunale di Cassino, Massimo Lo Mastro. Gli arrestati, cinque uomini ed una donna, devono rispondere dei reati di “usura” (art. 644 co. 1,3,4 e 5), “estorsione” (art. 629 C.P.), “lesioni personali” (art. 582 C.P.) aggravati ed in concorso.
L’operazione è stata avviata dai militari del Nucleo Operativo di Cassino, allora diretti dal tenente Emanuele Grio, a seguito dell’incendio, avvenuto nel mese di marzo del 2016, di un magazzino adibito a deposito di materiale di gommapiuma, di proprietà di un noto commerciante di Cassino, già vittima nel dicembre 2014, di usura e di analogo attentato incendiario.

L'incendio a scopo intimidatorio

Un violento rogo nel marzo del 2016 danneggiò l’intero opificio di produzione di materassi, mettendo in pericolo alcune famiglie che si trovavano negli appartamenti sovrastanti e, l’evento stesso, ritenuto sin da subito di natura dolosa, fece avviare una specifica attività info-investigativa da parte dei militari di Cassino, coordinata dal sostituto procuratore Chiara D'Orefice.

I nomi degli arrestati

Nel corso dell’attività svolta, i militari hanno accertato e riscontrato che vi era un giro di usura condotto, a vario titolo,  dagli arrestati. La mente dell'organizzazione ed anche la 'cassa continua' era M. S., imprenditore di Pontecorvo. In carcere anche il figlio minore, poi a fare da intermediari tra le vittime e i finanziatori c'erano G. R. (titolare di una rivendita di pesce) M. M., G. B. e S. S. 

Le botte e le minacce di morte

Il gruppo criminale, nell’ambito delle attività di usura, per costringere la vittime a pagare i debiti, non esitava a minacciarle gravemente nonché aggredirle fisicamente tanto da costringerle, in alcune occasioni,  a ricorrere in cure mediche. All’interno del gruppo criminale, inoltre, vi erano due soggetti che erano dedicati proprio alla riscossione delle rate dei prestiti presso le vittime. Questi sistematicamente minacciavano i debitori quando quest’ultimi ritardavano di qualche giorno i pagamenti. Infatti, in un occasione il commerciante di Cassino, soffocato dalle continue scadenze e non riuscendo a pagare qualche rata, dopo essere stato attratto in un tranello, venne aggredito fisicamente con calci e pugni, riportando contusioni su tutto il corpo e la frattura delle ossa nasali.

Tassi d'interesse fino al 400% mensili

I tassi applicati, che partivano dal 25 - 30%, potevano anche superare il 400%. Difatti, le indagini, permettevano di cristallizzare l’attività usuraia del gruppo criminale che, a fronte di un prestito di 15mila euro ad un commerciante di Cassino, gli imponeva la restituzione di 20mila euro in un anno; in un altro episodio, per un prestito di 8mila euro lo stesso commerciante aveva pagato in un anno e mezzo circa 8mila euro di interessi. In un terzo episodio, il medesimo, per un prestito di 2mila euro, era stato costretto a consegnare oltre al capitale, euro 4mila di interessi in sei mesi. In un ulteriore episodio lo stesso commerciante, ormai in evidente difficoltà economica, era costretto a chiedere una ulteriore somma di denaro di 1000 euro ad altro noto soggetto, dietro corresponsione della somma totale di 1.600 euro dopo soli due mesi quindi con la l’applicazione di un tasso usuraio di quasi il 300%.

L'omertà delle vittime

L’attività svolta ha messo in luce uno spaccato allarmante nel cassinate dove sono scarne le denunce per usura da parte di imprenditori e commercianti.

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