Omicidio Capirchio, dopo cinque mesi i familiari in attesa della salma per celebrare il funerale

Sono passati oltre 150 giorni dal macabro ritrovamento dei resti del corpo chiusi in alcuni sacchi dell'immondizia e gettati in una cavità sui monti in territorio di Lenola. Gli avvocati pronti a presentare la domanda per la restituzione ai parenti

Sono ben cinque mesi che i familiari di Armando Capirchio, l'allevatore ritrovato cadavere in una cavità ad Imbrifi, in territorio di Lenola, attendono che la magistratura restituisca loro la salma. Il pubblico ministero dr. Vittorio Misiti, titolare dell’inchiesta, ha disposto un supplemento di indagine prima di chiudere il cerchio e richiedere il rinvio a giudizio nei confronti del pastore di 52 anni Michele Cialei, oggi detenuto in carcere per il reato di  omicidio volontario e soppressione di cadavere. Per la cronaca va detto che il figlio del pastore di 20 anni è stato iscritto sul registro degli indagati per lo stesso reato.

Le parole dell'avvocato Misserville

"Per quanto riguarda la restituzione della salma - ha riferito l'avvocato Filippo Misserville che rappresenta i familiari di Capirchio - appena ultimati tutti i rilievi di carattere tecnico disposti dalla procura, presenterò la richiesta di poter celebrare i funerali".

L'interrogatorio in carcere

Intanto proprio nei giorni scorsi il figlio di Michele Cialei, indicato come colui che avrebbe ucciso e fatto a pezzi Vincenzo Capirchio, è stato interrogato dagli inquirenti. Ma il ragazzo, accompagnato dal suo difensore di fiducia, così come ha fatto il padre, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

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La storia della scomparsa di Capirchio 

L’allevatore di Vallecorsa di 59 anni scomparso dalla sua abitazione il 23 ottobre del 2017 venne ritrovato cadavere nel marzo scorso, nel territorio pontino. Ucciso e fatto a pezzi era stato chiuso in due sacchi di juta. In uno l’omicida aveva conservato la testa ed il tronco, nell’altro le braccia e le gambe. Gli elementi raccolti dagli investigatori portarono dritti al pastore con il quale l'allevatore di Vallecorsa aveva avuto a che dire per motivi legati al pascolo. L'uomo, va detto, non avrebbe mai confessato il delitto. 

Le immagini del luogo del ritrovamento

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