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Valmontonte, entrano di notte nella scuola media, rubano pc e svuotano il laboratorio musicale

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: “Se l'Italia si cura, l'Italia è più sicura”. Con questo slogan, quasi da stadio, si chiude un annuncio “pubblicitario” su quello che il Governo italiano si ripromette di fare per il territorio nazionale e per l'edilizia...

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: "Se l'Italia si cura, l'Italia è più sicura". Con questo slogan, quasi da stadio, si chiude un annuncio "pubblicitario" su quello che il Governo italiano si ripromette di fare per il territorio nazionale e per l'edilizia scolastica.

Gli slogan, si sa, sono il forte della politica, a tutti i livelli. Intanto, i fatti sono i seguenti, la notizia è del 25 novembre scorso: all'istituto tecnico Galiani di Napoli, occupato dagli studenti, è avvenuto un furto di decine di computers, accompagnato da gravi atti vandalici contro le strutture interne della scuola. È solo l'ennesima - di decine, forse centinaia - di profanazioni che colpiscono le scuole italiane di ogni grado, perfino le materne. E ora è toccato alla nostra Zanella: la notte tra il 27 e il 28 novembre scorsi, con una facilità quasi grottesca, alcuni individui hanno sottratto tutti i pc portatili in dotazione all'istituto, più due casse di amplificazione, un amplificatore per basso elettrico, una tastiera elettrica ed il mixer, tutto materiale impiegato dalle classi di strumento musicale, senza che nulla o nessuno si frapponesse a questa scelleratezza. È esattamente come se in un ospedale venissero trafugati medicinali ed apparecchiature per la cura dei pazienti. "Che esagerazione!" direbbe qualche benpensante. Ma forse no: gli ospedali come le scuole non sono solo edifici, ma sono luoghi dove ci si cura - e qui sì - veramente; e purtroppo sono spesso accomunati da realizzazioni edilizie a dir poco discutibili, ma questa è un'altra storia. Chi servono, ospedali e scuole? Privilegiati, elitès poco numerose, entità inafferrabili? No, servono la comunità, dai più abbienti a chi possiede lo stretto per vivere, e a volte neppure quello. Appare fin troppo chiaro che la parola comunità sia stata da tempo quasi dimenticata: il fatto che chiunque possa pensare che lo smantellamento - legale o criminale - di queste due istituzioni possa essere commesso senza timore di essere puniti o fermati, è davvero un brutto segno. Si sente dire: "ci sono molti che sono disposti a tutto, anche a rubare". Strano paese, l'Italia: una distorta percezione di garantismo porta al fatto che chiunque possa fare il proprio comodo, dal devastare il territorio con inurbamenti senza precauzioni o con discariche di ogni sorta di rifiuti, all'usare violenza - anche estrema - verso altre persone, all'esercizio della ruberia su ogni tipo di grandezza, il tutto condito dall'ottima possibilità di essere al massimo - se presi - condonati, non condannati. La violazione che ha subìto la scuola media Zanella è un atto di violenza soprattutto verso i ragazzi che la frequentano, che in essa lavorano, che in essa aggiungono un pezzetto di valore alla loro esperienza e alla loro personalità, giorno dopo giorno. Se questo atto non è stato solo uno sfregio, e qualche ricettatore avrà già ricevuto il frutto di questa squallida opera, quello squallido personaggio troverà in quei computers le fatiche, le idee, i tentativi di tutti i ragazzi che sono i nostri alunni, e che su quegli strumenti stavano esercitandosi non solo alla sintassi, alla geometria, alla conoscenza dell'arte o delle tecnica, ma soprattutto alla conoscenza delle proprie capacità ed al loro ampliamento. Se ciò non riguarda tutta la comunità, di cui questi ragazzi sono le foglie più verdi, decidete voi. Noi insegnanti siamo tutti qui: nessuno di noi è stato rubato alla scuola.

Giovanni Pandolfo

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