Zagarolo, a Valle Martella rompono un vetro di un'auto per rubare un pc

Brutta disavventura per una libera professionista del settore economico – finanziario, di mezza età, residente a Valle Martella, popolosa frazione del borgo prenestino di Zagarolo,  al confine con la

Brutta disavventura per una libera professionista del settore economico – finanziario, di mezza età, residente a Valle Martella, popolosa frazione del borgo prenestino di Zagarolo, al confine con la

Capitale: nella prima mattinata, infatti, ha dovuto fare i conti (in tutti i sensi) con il danneggiamento della propria auto, parcheggiata a qualche decina di metri dall’abitazione nella quale risiede. Raggiunta telefonicamente, la signora Maria (nome di fantasia), ha affermato: «Nella notte tra mercoledì 11 e giovedì 12 gennaio 2017 dei perdigiorno hanno danneggiato seriamente la mia macchina che, come al solito, rientrando a casa dal lavoro, avevo riposto con cura nel parcheggio che si trova a due minuti dalla mia abitazione. Nel portabagagli – si sofferma la malcapitata - avevo lasciato la mia borsa di lavoro, con all’interno dei documenti e un computer portatile (vecchio) sul quale sono caricati esclusivamente programmi aziendali, utilizzabili esclusivamente per la gestione del mio lavoro. Il danno più rilevante è stato il furto dello strumento di lavoro (il computer ndr) avendo in memoria dei dati di recentissima elaborazione, non ancora “salvati” anche nei dispositivi esterni». La criminalità, dedita a tutti i furti (dai borseggi, allo scasso in abitazione o anche in un’automobile, come nel fatto di cui questo articolo narra) appartengono, purtroppo, ad una fattispecie in “ascesa” che non pochi problemi provoca ai cittadini onesti. «La realtà di Valle Martella – conclude un po’ rassegnata e con tono polemico la 50enne – da troppo tempo è vittima di un “degrado sociale” disonorevole che, giorno dopo giorno, allontana la media borghesia produttiva e di dinamica che, in quel di Zagarolo (centro incluso), è la spina dorsale dell’economia, del benessere e della quiete sociale». Un grido “d’allarme” che non va ignorato, tutt’altro: urgono risposte celeri e concrete, affinché non si verifichino più simili accadimenti.

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