Centri per l’impiego fermi al palo, la denuncia di Federlazio

"Ad esempio non si possono assumere soggetti con abilità ridotta perché il centro per l’impiego non è in grado di produrre la certificazione necessaria"

“A 8 mesi circa dallo scoppio della pandemia, il lavoro remoto non può diventare un alibi per giustificare la sostanziale paralisi dei centri per l’impiego nella provincia di Frosinone”. Questo è il grido di allarme lanciato dal neopresidente della Federlazio di Frosinone Carmine Polito.

“Le lamentele che quotidianamente giungono alla nostra associazione – aggiunge Polito – ci costringono a denunciare una situazione oramai non più sostenibile per le nostre imprese e per gli stessi lavoratori. Praticamente dal mese di marzo, a causa del Covid-19, ci troviamo con i centri per l’impiego che di fatto non sono in grado di erogare i servizi per i quali sono nati (Apprendistato, Sportello Donne, Gestione dei disabili, Tirocini ecc.).

E non basta rispondere, come recitano i cartelli all’ingresso, che tutte le pratiche continuano ad essere regolarmente svolte via mail o via telefono, quando dall’altro capo non c’è nessuno a rispondere. Senza contare che esistono poi situazioni in cui è proprio indispensabile che l’utente abbia una interlocuzione diretta con l’impiegato. Anche perché se tutti servizi potessero essere erogati in modalità remota con la stessa efficacia della modalità tradizionale, ci sarebbe allora da chiedersi perché non si smantellino tutte le sedi fisiche dei centri, passando definitivamente al lavoro agile.

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E’ evidente – conclude il Presidente della Federlazio – che non può essere così, come è altrettanto evidente che le aziende hanno oramai urgenza di usufruire dei servizi forniti dai centri per l’impiego anche per non dover incorrere in sanzioni. Ad esempio per il fatto di non poter assumere soggetti con abilità ridotta perché il centro per l’impiego non è in grado di produrre la certificazione necessaria; o ancora per non poter inserire degli stagisti, pur già individuati, solo perché non si riesce ad ottenere la documentazione entro i tempi stabiliti dalla norma”. “Perché allora – aggiunge il Direttore della Federlazio Roberto Battisti – non consentire ad esempio l’ingresso al pubblico, sempre nel rispetto delle misure anticovid, magari con un numero di accessi quotidiani contingentati, dando così la possibilità agli utenti di interloquire per le vie brevi con un impiegato? Se non riusciamo nemmeno a favorire quegli spiragli di attività che, sia pure con tutte le difficoltà, ancora si affacciano, allora veramente diventa difficile immaginare una ripartenza per questo territorio”.

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