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Economia

Le proposte dei Consulenti del lavoro al nuovo Governo

Il presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Frosinone, Carlo Martufi, spiega gli interventi prioritari per favorire l’occupazione

Riduzione del costo del lavoro, semplificazione normativa, riforma delle politiche attive, formazione e riqualificazione delle competenze sono gli ambiti sui quali l’Italia deve investire per invertire la tendenza sul lavoro. A dirlo i Consulenti del Lavoro, che partendo dalla loro qualificata esperienza e profonda conoscenza delle problematiche affrontate quotidianamente dalle imprese, possono dare un contributo importante al rilancio del Paese, soprattutto in un momento storico particolarmente difficile e ricco di incognite per il futuro come quello che stiamo attraversando. 

“Gli scenari occupazionali nei prossimi mesi saranno caratterizzati da una ripresa ancora rallentata dall’elevato costo del lavoro, dall’incertezza del quadro internazionale ed economico e dalle difficoltà che le imprese stanno incontrando nel ricercare i profili necessari”, dichiara Carlo Martufi, presidente del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Frosinone e vice presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro. 

Dopo due anni di pandemia da Covid-19, imprenditori e famiglie si ritrovano a subire ancora effetti negativi, questa volta causati dal conflitto in Ucraina, che stanno mettendo a dura prova la produttività aziendale e i redditi familiari. “Il mondo imprenditoriale è stremato dai costi eccessivi e dalla difficoltà di reperimento di materie prime. Inoltre, l’incremento dei prezzi al consumo dei beni di prima necessità sta incidendo notevolmente sul potere di acquisto degli stipendi parallelamente all’aumento dell’inflazione, che colpisce soprattutto i redditi più bassi. Lo scenario occupazionale – sottolinea Martufi – è destinato, quindi, a diventare ancora più critico nei mesi a venire se non si metteranno in atto interventi strutturali e mirati ad aiutare aziende e famiglie dal pericolo della recessione”. 

La politica degli aiuti utilizzata nell’ultima legislatura non è stata efficace, secondo i Consulenti, ma è servita solo a tamponare senza portare risultare concreti. Al nuovo Governo, quindi, la categoria chiede maggiore attenzione per le esigenze delle aziende, dei professionisti e dei lavoratori, innovando il diritto del lavoro e la fiscalità d’impresa e rendendo le leggi più aderenti alle nuove esigenze del Paese e del contesto produttivo.           

“Il lavoro e la società stanno mutando ed è necessario accompagnare le trasformazioni in corso con nuovi modelli contrattuali e nuove regole, uscendo fuori dai rigidi confini che abbiamo conosciuto finora tra lavoro dipendente e autonomo o dal dogma dell’orario per definire una piattaforma di diritti e tutele comune a tutti i lavoratori, a prescindere dalla tipologia di inquadramento”, sottolinea Martufi. 

Tra gli interventi da suggerire al nuovo Esecutivo i Consulenti del Lavoro propongono non solo la salvaguardia del potere di acquisto degli stipendi, ma anche il rilancio del contratto a tempo determinato, la valorizzazione del lavoro agile, il riordino e la semplificazione della disciplina in materia di ammortizzatori sociali. Senza dimenticare la valorizzazione del lavoro autonomo con il rafforzamento dell’equo compenso e delle tutele professionali come nel periodo pandemico e gli interventi migliorativi nell’ambito delle politiche attive per il lavoro. Su quest’ultimo punto la categoria ha proposto più volte miglioramenti al programma Garanzia di Occupabilità Lavoratori (GOL) e al Reddito di cittadinanza così come interventi volti a valorizzare i tirocini extracurriculari. 

Nell’ambito dell’occupazione giovanile i Consulenti sottolineano come i nodi da sciogliere più rapidamente siano quelli legati al divario crescente tra domanda e offerta di lavoro e allo skill shortage, ovvero la mancanza di competenze. Che riflettono le difficoltà, da un lato, di un sistema educativo che non prepara adeguatamente i giovani al mondo del lavoro e, dall’altro, di un mondo del lavoro in continua evoluzione in termini organizzativi e di domanda. La competitività delle aziende si gioca anche sulla capacità di attrarre e formare i migliori talenti, ma soprattutto di trattenerli, costruendo per loro percorsi professionali di crescita e costante aggiornamento. Ma prima che le imprese possano investire in formazione e innovazione è necessario favorire il loro recupero in termini di efficienza e produttività.

“Questo vorrebbe dire garantire alle imprese una riduzione del costo del lavoro e, di conseguenza, ai lavoratori un aumento del potere d’acquisto dei salari e delle retribuzioni”, rimarca Martufi. “Ci auguriamo che il nuovo Governo segua la strada della semplificazione normativa, della riduzione del cuneo fiscale e contributivo che grava pesantemente su datori di lavoro e lavoratori. Ma che dia anche maggiore impulso alle politiche attive per riaccompagnare al lavoro chi può ancora lavorare, investendo maggiormente sulla formazione dei lavoratori, soprattutto in quelle competenze ad oggi necessarie alle imprese e richieste anche dal PNRR”, conclude.
 

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