Roma, saremo costretti a vendere anche gli ultimi gioielli di famiglia?

Ancora non sappiamo quali saranno le linee strategiche del Governo per la prossima Legge di Bilancio per l’anno 2018 ma la strada del pareggio di bilancio, voluta per onorare i nostri impegni finanziari con l’Unione Europea, è ormai arrivata in un...

Ancora non sappiamo quali saranno le linee strategiche del Governo per la prossima Legge di Bilancio per l’anno 2018 ma la strada del pareggio di bilancio, voluta per onorare i nostri impegni finanziari con l’Unione Europea, è ormai arrivata in un vicolo cieco!

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Necessitano infatti svariate decine di miliardi se si vuole evitare che scattino le manette delle ormai note “clausole di salvaguardia” le quali consistono in un forte innalzamento delle aliquote dell’IVA. Ma come e dove reperire questi ingenti capitali senza ricorrere ad ulteriori inasprimenti fiscali? La risposta potremmo trovarla nella Relazione al Parlamento sulle operazioni di cessione delle partecipazioni in società controllate dallo Stato. Infatti, proprio nel Documento sulle privatizzazioni inviato a fine anno dai Presidenti di Camera e Senato, disponibile sul sito del Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sono ampiamente descritte, sia le recenti operazioni di vendita del nostro patrimonio finanziario pubblico, quanto, soprattutto, ciò che ancora rimane da liquidare. Diciamo subito che le operazioni di cessione e di dismissione delle società partecipate dallo Stato effettuate dal Ministero dell'Economia, nel periodo dall’ 1/1/1994 al 30/9/2016, sono ammontate ad oltre 110 miliardi di euro. Solo nell’ultimo quinquennio, dal 2012 al 2016, le privatizzazioni hanno permesso di raccogliere quasi 20 miliardi di euro, destinati a consentire una parallela diminuzione del debito pubblico che purtroppo non si è verificata. In particolare, nel novembre del 2012, sono partite le operazioni di privatizzazione, con la cessione alla Cassa Depositi e Prestiti, delle partecipazioni in SACE, SIMEST e FINTECNA per circa 8,8 miliardi di euro. Nel mese di febbraio 2015, il MEF, con la quinta tranche, ha ceduto un pacchetto di circa 540 milioni di azioni ordinarie ENEL, che ha comportato un introito complessivo pari a 2,163 miliardi di euro. La vendita è stata pari al 5,74% del capitale della Società ed ha portato la percentuale al 75%: resta pertanto ancora una partecipazione pari al 25% ancora da cedere. Dalla Relazione, inoltre, emerge come il Ministero dell’Economia abbia avviato il processo di collocamento, invitando a presentare le proprie offerte, in qualità di investitori istituzionali, 14 primarie banche, tra cui Goldman Sachs International, Mediobanca–Banca di Credito Finanziario S.p.A., Merrill Lynch International ed Unicredit Bank AG. Ne è scaturito, come si legge nel documento, che “la distribuzione geografica dell’entità degli ordini di acquisto ha visto una intensa partecipazione degli investitori istituzionali britannici (51,2%) e statunitensi (17,9%), mentre gli investitori italiani ne hanno rappresentato il 6%”: purtroppo un’altra fetta della nostra economia è stata inghiottita dalle banche estere. Nell’ottobre del 2015 è stata ceduta la prima tranche, pari al 35%, della quota di POSTE ITALIANE per un ammontare complessivo di 3,101 miliardi di euro: la quota residua del Ministero dell’Economia dopo l'operazione risulta pertanto ancora del 65%. Anche in questo caso però il collocamento ha visto coinvolti, oltre a Mediobanca–Banca di Credito Finanziario e Banca IMI, numerosi Istituti esteri, quali Bank of America–Merrill Lynch International, Citigroup Global Markets Limited, UniCredit Bank AG, UBS Limited, Goldman Sachs International, Morgan Stanley & Co. International PLC, JP Morgan PLC, Credit Suisse Securities Limited. Il risultato è stato che, anche in questo caso, la ripartizione geografica del collocamento istituzionale ha visto la Gran Bretagna attestarsi al 46%, gli USA al 12%, il Resto d’Europa al 17%, il Resto del Mondo al 9% e l’Italia al 16%, con ciò proseguendo il depauperamento delle nostre risorse economiche. Da segnalare inoltre l’ENI, il colosso energetico per il quale rimane ancora da cedere una quota di oltre il 20% e che ha fatto introitare fino ad oggi nelle casse dello Stato oltre 28 miliardi di euro. Infine da porre in luce la strategia di privatizzazione delle Ferrovie dello Stato con l’avvio formale della cessione parziale del capitale della Società ferroviaria già prevista ed in fase di attuazione. Purtroppo le stringenti regole finanziarie del pareggio di bilancio condurranno non solo all’inevitabile vendita delle residue quote delle predette Società, privatizzandole definitivamente e spogliando il nostro Bel Paese delle ultime perle di un tesoro esaurito, ma lasceranno anche il forte amaro in bocca soprattutto per la destinazione oltr’Alpe di quote importanti dei nostri ultimi gioielli di famiglia.

Giorgio De Rossi

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