Genazzano, rimessa in funzione la fontana progettata dallo Scultore Massimiliano Lucci

Ieri, mercoledì 13 aprile, è stata rimessa in funzione la fontana che fu spenta nell'inverno dello stesso anno della sua inaugurazione ( 6 gennaio 2007). La fontana rappresentata  da "La Seminatrice" è stata realizzata dal grandissimo scultore...

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Ieri, mercoledì 13 aprile, è stata rimessa in funzione la fontana che fu spenta nell'inverno dello stesso anno della sua inaugurazione ( 6 gennaio 2007). La fontana rappresentata da "La Seminatrice" è stata realizzata dal grandissimo scultore Massimiliano Lucci.

Massimiliano Lucci è nato a Palestrina (RM) il 05 Aprile 1969, residente a Genazzano. Laureato con una tesi in Estetica - in Scienze Storico Artistiche, presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Che lo scultore abbia un talento fuori dal normale si evince dall’estrema chiarezza con la quale espone le sue opere, frutto di studi approfonditi.

Sono tante le sue opere, l'ultima in ordine di tempo è un bassorilievo di bronzo a forma di lunetta che rappresenta " la carità di San Luigi Gonzaga" donato alla chiesa Santa Maria Assunta in memoria dell’evento del 31 gennaio 2016 quando la Collegiata veniva investita dell’onore di ospitare la Porta Santa Giubilare.

In modo molto intimo Massimiliano Lucci parla della sua opera "Non è una fontana nel senso moderno del termine, lo è nel senso di fonte. La Seminatrice è una scultura bronzea posta su un pozzo. Io ho voluto edificare un pozzo come atto originario, come facevano i contadini per iniziare a coltivare un terreno. Al centro del pozzo ho posto la Seminatrice, la simbologia che lega questi tre concetti della terra, dell’acqua e della luna sono concetti fondamentali. L’acqua è elemento vitale, sul fondo del pozzo c’è l’argenteo specchiarsi della luna(Diana): un amico carissimo mi ha detto che il pozzo ha per lui un doppio mistero, se da una parte il buco è visto come un insondabile fosso senza fine, allo stesso modo esso raccoglie l’acqua fertile della Seminatrice che lo sovrasta. Questo mi fa piacere perché il dialogo inizia a funzionare, io credo che ci siamo allontanati di molto dal semplice sguardo che attraversa le cose, così un gesto come quello della semina diventa così incomprensibile, o quantomeno disorientante. I segni che prima significavano, che erano oggetto di un mistero, oggi appaiono vuoti e privi di quell’arcano. Dovremmo tutti domandarci dove sono andati a finire i significati delle immagini, cosa che non facciamo perché siamo tutti immersi in quelle immagini insignificanti di cui tutti i giorni veniamo nutriti. Sarebbe importante parlare di iconoclastia teoretica, dell’azzeramento totale delle immagini per ricominciare a guardare le cose con il loro significato originale. Ciò non è possibile perché l’orrore che è in atto è irreversibile, siamo mutati tutti, chimicamente e fisicamente. Una volta i nostri nonni avevano la conformazione del terreno, quelle meravigliose braccia delle nostre ansiane nonne, erano delle cime di attracco, così forti, ma non apparivano sgraziate e non compromettevano quella femminilità contadina. Quelle rughe come solchi pronti alla semina, con quella pelle delle cosce avorio. Io sono cresciuto con mia nonna, che era greca, non romana, mi ha donato la visione delle Korai e dei Kouros, mi ha comunicato il dono innato di saper guardare una falena senza perdermi nella accecante luce. Tutt’ora sto cercando di capire. È come quando ti viene lasciata in eredità una collezione inestimabile di capolavori e tu che appartieni ad un altro mondo cerchi in tutti i modi di tornare indietro, di farti restare il gusto di quegli sguardi, di quelle parole, di quelle preghiere che lei recitava davanti ad una finestra dai vetri opachi. Io abiuro l’immagine sterile nella quale siamo immersi, io ripercorro con tutto me stesso quella strada, nei miei sogni, nei miei profumi, nei miei materiali, tra le mie pietre, i tufi, la juta."

In un interessante colloquio (clicca qui) troverete una artista stimato da tutti, con una carriera alle spalle importante, che con i suoi capolavori lascia tutti esterrefatti, pieni di spunti.

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KP

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