Giovedì grasso in Ciociaria: tra leggende e tradizioni

Dalla corsa degli Bàrbere alla caccia alla bufala uno sguardo alle antiche usanze per festeggiare il Carnevale

Il Carnevale è sempre stata una festa sentita, festeggiata e ricordata in Ciociaria. Tra leggende, avvenimenti storici e tradizioni si sviluppa non solo la tipica “Festa della Radeca” a Frosinone, il giorno di martedì grasso,  ma nascono anche molte curiosità sulla tradizione del Giovedì grasso in tutto il territorio.

La corsa degli Bàrbere

Anticamente, ad inizio secolo,  infatti si svolgeva in questa ricorrenza proprio nel capoluogo la famosa corsa dei cavalli senza fantino, la corsa degli Bàrbere, con partenza da piazzale Vittorio Veneto o dalla Madonna della Delibera e arrivo a S. Antonio. La corsa affonda le sue radici nell'antica tradizione della corsa dei cavalli praticata già nell'antica Roma. I Bàrberi infatti sono i cavalli da corsa il cui nome deriva da Bàrberia, il territorio dei Bèrberi , ovvero il Marocco, l’Algeria, la Tunisia e la Libia, terre da cui provenivano gli animali migliori. Si legge addirittura in fonti dell'epoca (nel numero 4 de Il Risveglio, datato 20 febbraio 1902)"Riuscitissima la corsa dei barberi di sabato 8 febbraio: vi presero parte 6 cavalli. Diresse ogni cosa il mirabilmente il Cav. Alessandro Napoli. Il primo premio toccò ad una cavallina di Anagni del Sig. A. Ferretti ed il secondo ad un cavallo di Frosinone del Sig. Straccamore".

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La caccia alla bufala

Fino all’inizio del  secolo Morolo, Ceccano e Pofi, erano i protagonisti di un’altra usanza a dir poco spettacolare in auge sempre il giorno di giovedì grasso: la "Caccia alla Bufala", una giostra popolare simile alle corride spagnole. La presenza della bufala ci parla anche di antiche tradizioni culinarie oggi per la maggior parte sepolte e recuperate solo ad Amaseno, famosa in tutta Italia per la sua celebre e ottima mozzarella di bufala. Un tratto della strada principale dei paesi veniva sbarrato e vi veniva portata una bufala, incitata e sollecitata da gruppi  di giovani che agitavano drappi rossi di stoffa e che la pungolavano con lunghe pertiche appuntite, proprio come si fa in Spagna con il toro nell’arena. La bestia,  atterrita per il clamore della folla ed aizzata dai giostratori disturbatori, si scagliava contro gli stessi che  cercavano scampo arrampicandosi sulle palizzate create per l’occorrenza. Quando la bestia infuriata stava per raggiungerli, veniva  distratta da altri giovani. In questo modo i giostratori e la povera bufala  correvano su e giù lungo la strada. Finita la "giostra",  l’animale veniva ucciso e la carne era distribuita a tutti i paesani in festa.

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