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Gorga, il “dizionario del dialetto gorgano” di Epifanio Mazzocchi è uscito dalle stampe

Come diceva lo scrittore e semiologo Umberto Eco: “Al dialetto si ritorna, e con amore, per ritrovare il sapore e il tepore di un’infanzia perduta e le nostre radici”.

L’attuale corrente di pensiero sollecita e facilita il ritorno del dialetto e la sua riqualificazione per la peculiarità dell’immediatezza e spontaneità concettuale del pensiero e dell’azione, soprattutto sotto l’aspetto delle sfumature, dell’accentuazione ironica dei comportamenti e nel rendere più colorito, arguto ed incisivo il linguaggio, come ad esempio quello della comicità e del canto popolare. Livelli espressivi, questi, per lo più irraggiungibili con la lingua nazionale.

Tuttavia l’enorme diffusione dei mezzi audiovisivi ha talmente contaminato il linguaggio dei nostri avi che ormai risulta quasi impossibile assistere ad una conversazione in vernacolo autentico, ancora ascoltabile nel primo dopoguerra. Per non parlare poi della massiccia intromissione di termini linguistici stranieri e tecnologici, già obsoleti ancor prima di essere metabolizzati, sopraggiunti ad accrescere la nostra diglossia ed ancor più l’incomprensione generazionale.

L’opera, di 443 pagine, frutto di un lavoro di ricerca di oltre 10 anni, non si limita alla sola traduzione delle varie parole dialettali, ma è arricchita da proverbi, modi di dire, espressioni, riferimenti storici e da tre sezioni riguardanti la Toponomastica, i Soprannomi ed i Nomi di Animali.

Essa è stata fortemente voluta dal viscerale attaccamento dell’autore al suo paese natio e perché il dialetto, oltre ad essere comunicazione, rappresenta, conserva e veicola sentimenti di comune appartenenza, registra e documenta la vita, le relazioni civili e sociali, il lavoro, gli eventi, gli svaghi, i valori, le passioni, i tratti etici e le espressioni culturali, rivelandoci così la vera anima di un popolo.

Non avendo Gorga alcun corpus di riferimento, l’autore ha incontrate estreme difficoltà a portare avanti il lavoro, avendolo ideato e concepito quando il serbatoio della memoria, in cui attingere, si andava implacabilmente svuotando e le poche persone cui fare riferimento mostravano, per la loro rispettabile età, segni di cedimento già dopo i primi contributi.

Un’opera, dunque, rivolta sopratutto alla salvaguardia ed alla promozione del vero patrimonio storico/culturale del nostro amato paesello, già brulicante di vita pastorale e reso generoso del sudore della fronte dei suoi operosi contadini.

Gli interessati possono contattare il 347.8758757

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