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“Le unioni civili? Nemmeno Ottaviano le voleva!”

Roma, 26 gennaio 2016, presso la Federazione Unitaria Italiana Scrittori (FUIS) viene presentato il romanzo storico del famoso scrittore Andrea Frediani, “Sfida per l’Impero” (edizioni Newton Compton). Con l’autore intervengono Gennaro Malgieri...

Roma, 26 gennaio 2016, presso la Federazione Unitaria Italiana Scrittori (FUIS) viene presentato il romanzo storico del famoso scrittore Andrea Frediani, “Sfida per l’Impero” (edizioni Newton Compton). Con l’autore intervengono Gennaro Malgieri, noto politico e giornalista, consigliere di amministrazione della RAI, Danilo Campanella (moderatore), e Mario Sammarone (presentatore dell’evento Fliq). Attraverso le letture dell’attrice Fabrizia Scopinaro la platea ascolta le pagine del romanzo di Frediani, incentrato sulle guerre di Ottaviano Augusto contro gli altri “triunviri”, rei di volersi spartire l’impero di Roma.

Dopo la dotta dissertazione dell’on. Malgieri, noto giornalista del mondo “destrorso” (Il Borghese, Impero), il politologo Campanella si lancia in alcune considerazioni sul presente che lasciano quasi sbigottiti alcuni ascoltatori, inerenti lo statuto del matrimonio. Partendo dalla figura di Ottaviano, primo imperatore di Roma su nomina del Senato, Danilo Campanella, docente presso l’Università svizzera dell’ARSSUP, accenna al fatto che l’Imperatore, una volta salito al potere, ha necessità di conquistare culturalmente il suo popolo e, perciò, attua una serie di riforme, prima fra tutte quella sul matrimonio: “Augusto elaborò un piano, in parte attuato con le Leges Iuliae, che si suddivideva in alcuni punti fondamentali. L’imperatore tentò di innalzare sia il livello di moralità, sia il numero effettivo di cittadini delle classi superiori della città di Roma, incoraggiando il matrimonio e la nascita dei figli, Lex Iulia de maritandis ordinibus, che definirono l'adulterio come un delitto pubblico, lex Julia de adulteriis. Inoltre” continuava Campanella, “i celibi in età di matrimonio e le giovani vedove che non si risposavano non potevano ricevere le eredità, e non potevano assistere ai giochi pubblici. Si potrebbe dire che nemmeno i romani, che erano pagani, prendevano alla leggera il contratto matrimoniale che, naturalmente, non poteva essere che eterosessuale.

Non che i tradimenti, anche fra individui dello stesso sesso, fossero rari, tutt’altro. Ma i romani avevano ben chiara la distinzione tra desiderio e diritto, tra sentimento e legge, cosa che noi stiamo perdendo e questo, probabilmente, contribuirà alla fine della nostra civiltà occidentale”.

Le parole del politologo non sono certo rimaste inascoltate, tanto da oscurare per un momento la narrazione letteraria del romanzo che veniva letto in sala.

Antonio Savio.

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