Monterotondo, grande partecipazione per la Giornata di studio

La giornata di studio* del 10 novembre, organizzata dalla cooperativa sociale Il Tamburo di Monterotondo - col patrocinio del Comune - è stata ricca di spunti di riflessione, prospettive e progettualità sulle nuove risposte da fornire...

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La giornata di studio* del 10 novembre, organizzata dalla cooperativa sociale Il Tamburo di Monterotondo - col patrocinio del Comune - è stata ricca di spunti di riflessione, prospettive e progettualità sulle nuove risposte da fornire nell’accoglienza ai disabili, ma non soltanto.

Dagli interventi di docenti, operatori, rappresentanti delle istituzioni locali e regionali e dal dibattito successivo è emersa nettamente la necessità e la volontà di “Aprire le porte della mente, del cuore, di casa”, quale unica via - ancor di più in un momento di crisi multiforme - per cominciare un altro percorso attorno alle Case Famiglia e incamminarsi lungo strade non ancora battute.

Il confronto è stato aperto e tutti i protagonisti coinvolti nella gestione dell’accoglienza hanno condiviso le proprie esperienze. I rappresentanti dell’amministrazione comunale si sono impegnati a rendere permanente il tavolo di confronto e rimodulazione dei servizi con la Regione Lazio e il privato sociale; inoltre, le Case Famiglia dovrebbero essere inserite nei piani di zona.

“L’autonomia del disabile non può più essere affrontata come emergenza. La casa famiglia deve essere parte del percorso, ma sicuramente una casa famiglia vissuta e gestita con più flessibilità. La casa è un diritto, ma la casa non è solo mattone. E’ un luogo di benessere, di relazioni rassicuranti, in cui ognuno trova il proprio ritmo di vita quotidiana, il proprio spazio, anche di solitudine” ha esordito la giornalista e docente Paola Springhetti, moderatrice dell’incontro. In questa prospettiva la legge 122/2016, la riforma del Welfare della Regione Lazio e il Servizio civile universale dovrebbero aver creato una congiuntura favorevole, una cornice più opportuna per operare i necessari cambiamenti.

Il presidente del Consiglio comunale di Monterotondo Ruggero Ruggeri e l’assessore alle politiche sociali Antonella Pancaldi hanno fatto notare che “le richieste della popolazione sono aumentate nel tempo e si sono diversificate”. Anche se “non sempre si riesce a rispondere a tutti e nei tempi”, il Comune di Monterotondo è collocato dalla Regione Lazio tra i distretti “più virtuosi”. Per la Pancaldi “lavorare insieme è la cosa più importante per riuscire a fare di più e meglio”, ribadendo che il Comune tiene le “porte aperte per accogliere e raccogliere le esigenze”. L’assessore allo sport e al volontariato sociale Alessia Pieretti, ricordando che “siamo ancora freschi delle Olimpiadi e Paralimpiadi”, si è fatta la promotrice della corsa Staffetta ‘Apriamo un’altra porta’ – l’appuntamento del 12 novembre allo Stadio Fausto Cecconi di Monterotondo – poiché “lo sport è di tutti e può dare ulteriore spessore al lavoro che portate avanti”.

Per Elena Belletti, presidente della Commissione consiliare Servizi sociali del Comune di Monterotondo, la Casa Famiglia è un “Durante Noi”, costituisce un “grande fattore di sviluppo oltre ad essere una comunità, è un valore sul quale investire”. Secondo lei, “il ‘Durante Noi’ è importante quanto il ‘Dopo di Noi’. Pertanto le due dimensioni vanno integrate e, nonostante le restrizioni finanziarie le istituzioni dovrebbero fare un salto in questa direzione per essere virtuose ma soprattutto per garantire pari diritti e pari opportunità ai disabili”.

Tiziana Biolghini, della direzione Politiche sociali della Regione Lazio, ha insistito sulla centralità del “budget di salute, quale modalità per ottenere ottimi risultati spendendo di meno”, sulla necessità di “avere il coraggio di fare delle scelte in tutta umiltà e senza autoreferenzialità per costruire insieme nuovi percorsi in grado di rispondere ad esigenze normali ma anche a quelle speciali (…) per costruire il ‘Durante Noi’ e accompagnare quello che sarà il ‘Dopo di Noi’. Strumenti e modelli nuovi che possano restituire la dignità e far rinascere sia il disabile che l’intera comunità”. Valutando quello che è stato fatto finora, la Biolghini ha riconosciuto che “non è stato mai misurato l’impatto sociale degli interventi né monitorato come i fondi sono stati spesi, causando danni alla pubblica amministrazione e ai cittadini”. La dirigente ha poi presentato i nuovi strumenti a disposizione della Regione Lazio (riforma Welfare, bandi, co-progettazione, linee guida comuni) grazie ai quali attuare “interventi integrati e inclusivi”, per “mettere finalmente la persona umana al centro” e “ridare dignità anche al terzo settore sano”. Guardando alla società in cui viviamo, Giancarlo Cursi, docente di Sociologia della Famiglia all’Università Pontificia Salesiana, ha constatato che “le porte fanno fatica ad aprirsi, non solo per i disabili, ma anche per le donne, i giovani in cerca di lavoro, i migranti (…) La coesione è in forte regresso e la società spreca tutto questo capitale umano, sociale, culturale. Aprire le porte, recuperare relazioni che spesso non abbiamo più è la strada da percorrere per riappropriarsi di questo capitale. Ricchezza vuol dire qualità. Non è quella del comprare e dell’avere, illusione costruita negli ultimi anni”. Per giunta, “l’Italia è il fanalino di coda in Europa per il diritto alla famiglia e la legislazione. La famiglia, perno esistenziale, viene troppo caricata di difficoltà e oneri. L’accoglienza non deve essere un’alternativa alla famiglia, ma deve rilanciarne le potenzialità per creare una vera e propria alleanza educativa e nella cura. Questo deve essere il nuovo orizzonte” ha insistito il Prof. Cursi.

Stessa lettura e prospettiva è stata delineata da Bruna Grasselli, docente di Pedagogia e Didattica Speciale per l’integrazione dell’Università Roma Tre, per la quale “nonostante una disinformazione violenta e la grande difficoltà ad aprire porte, in questi ultimi 40 anni si è creata una cultura dell’integrazione, un vero e proprio patrimonio. Pertanto, su un piano emotivo siamo pronti a raccogliere tutta questa ricchezza sociale e culturale”. Concretamente, ha valutato la Grasselli, significa “mettere al centro la relazione con l’Altro, costruire in autonomia uno spazio di comunicazione con lui per guardare quello che stiamo facendo e come lo stiamo facendo. Solo così potremo dare le risposte adeguate e creare una realtà capace di virtù, che non sprechi quello che già è stato costruito, ad esempio la Domus del Tamburo”. Altrettanto importante nella terapia è “dare più spazio alla pedagogia, poiché solo chi ha realmente questo desiderio di dover dare all’altro può lavorare in campo educativo” ha concluso la Prof.ssa Grasselli.

*Gli atti del convegno saranno disponibili a breve per gli addetti ai lavori e chiunque altro fosse interessato, dalle istituzioni ai media, contattando la Cooperativa sociale Il Tamburo (Lucrezia Perugini: 3451275995 – info@iltamburo.org)

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