In mostra al Victoria & Albert museum di Londra il Risorgimento Italiano e le ciociare di Gerolamo Induno

Nel contesto della mostra Opera: Passion, Power and Politics si parla di una delle opere più significative del Risorgimento "La bandiera italiana" con donne che indossano abiti ciociari

Mentre il mondo dell’arte continua a parlare del Salvador Mundi, opera del genio universale italiano Leonardo da Vinci, venduto lo scorso 15 Novembre 2017 dalla rinovata casa d’asta Christie’s a New York per la somma record di 450 milioni di dollari, al museo Victoria & Albert di Londra, considerato tra i più prominenti musei internazionali di arte e design, si ammira, nel contesto della mostra Opera: Passion, Power and Politics (Opera: Passione, Potere e Politica), un’altra opera italiana, una delle piú significative del Risorgimento: La Bandiera italiana, opera del 1865 del pittore milanese Gerolamo Induno.

La mostra Opera: Passion, Power and Politics

La mostra,  realizzata in collaborazione con la Royal Opera House di Londra, lascia riflettere il visitatore italiano che è portato ad ammirare all’estero opere che celebrano gli ideali risorgimentali di patria ed unità, in una mostra che esplora la storia dell'Opera dalle sue origini nell'Italia tardo-rinascimentale ai giorni nostri, attraverso le lenti di sette anteprime in sette città europee.  Quattrocento anni di una forma d'arte a livello europeo sono un grande argomento da affrontare. I curatori hanno dunque adottato l’approccio pragmatico di concentrarsi su sette Opere rappresentative e il loro contesto storico-sociale. Le città e le Opere esplorate sono: Venezia e L’incoronazione di Poppea di Monteverdi, 1642; Londra e il Rinaldo di Handel, 1711; Vienna e Le nozze di Figaro di Mozart, 1786; Milano ed il Nabucco di Verdi, 1842; Parigi ed il Tannhäuser di Wagner nella sua versione rivisitata, 1861; Dresda e la Salomè di Richard Strauss, 1905; San Pietroburgo e la Lady Macbeth of Mtsensk di Shostakovich, 1934. L'enorme spazio espositivo è diviso in "stanze" temporanee le cui pareti sono intonacate con informazioni sull'anno e sulle città delle loro prime, indagando su come ognuna sia risultata essere rappresentativa della storia, la cultura, la tecnologia, le ideologie ed ovviamente, la musica e l’arte dei suoi tempi. 

Una masterclass nella storia politica, sociale e culturale europea

La mostra, a cui le recenzione delle maggiori testate giornalistiche britanniche hanno dato cinque stelle, giudicandola anche “una masterclass nella storia politica, sociale e cultrale europea”, ha portando in mostra oltre 300 oggetti, tra cui libretti e costumi originali, ricostruzioni di macchine teatrali, opere pittoriche e scultoree, proiezioni ed installazioni ed immersive. L’opera di Gerolamo Induno inserita con il Nabucco di Verdi, nel contesto della Milano risorgimentale, é stata considerata in una recensione di The Times tra i sei oggetti piú significativi della mostra. Essa raffigura un momento di suspense in cui tre donne, sedute a cucire di nascosto un tricolore italiano, vengono interrotte da un rumore che proviene dall’esterno. Allertate, una di loro si alza per controllare alla porta che non ci sia il pericolo di essere scoperte. 

Le donne dipinte in costumi ciociari


Le donne, inserite in una deliziosa scena d’interni ricca di dettagli, sono rappresentate in tipici costumi ciociari da Gerolamo Induno, artista milanese appassionato del costume ciociaro. La scena tuttavia va al di là della tipica rappresentazione di genere in custume ciociaro. Siamo dinanzi ad una delle opere più celebrate del Risorgimento italiano, tanto da essere stata scelta, insieme alle opere di Verdi, dai curatori della mostra londinese, a rappresentare il binomio arte e politica nell’Italia del Risorgimento.

Il commento della curatrice della mostra

Kate Bailey, curatrice senior della mostra, parlando dell’opera di Induno, in prestito al Victoria & Albert Museum dal Buckinghamshire county Museum, ha confidato: "È stata una sorpresa totale [scoprire l’opera di Induno] e sono d'accordo che sia il dipinto perfetto per raccontare la storia del Risorgimento. Stavamo cercando arte che catturasse lo spirito dell'Italia e dell'unificazione. La ricerca iniziale ci ha portato ad Hayez ma siamo stati lieti di trovare più vicino a noi [l’opera di Induno] che mostra donne, moda, arte e unificazione nella vita di tutti i giorni".

Il movimento romantico

Gerolamo Induno e Francesco Hayez sono tra i massimi esponenti dell’arte romantica italiana. Pervasi da un profondo spirito risorgimentale e patriottico, tanto da suscitare gli entusiasmi di Giuseppe Mazzini, furono impegnati come Manzoni e Verdi nel difficile compito di “fare gli Italiani” (Massimo D’Azeglio), costruire accanto all’unità politica dell’Italia una comune identità culturale dei suoi abitanti. Il movimento romantico, nato in Germania, tardò ad attecchire in Italia a causa del teso clima politico pre-unitario in cui versava il nostro territorio. Fu solo negli anni Venti dell’Ottocento che si compì un decisivo slancio verso il romanticismo, tradotto spesso nel genere della pittura di storia, degna interprete delle istanze civili e degli ideali patriottici risorgimentali. La specificità della stagione romantica italiana risiede proprio in questo deciso impegno ideologico per l’unificazione del paese, differenziandolo dai movimenti romantici d’oltralpe. Questo spirito romantico era sicuramnte alimentato in campo artistico anche dalla censura, che spinse gli artisti più impegnati a fare uso di metafore e allegorie. Fu così che la figura femminile fu utilizzata per rappresentare i valori e gli ideali del Romanticismo; quali migliori muse per cantare tali ideali, se non le donne ciociare, che con la loro bellezza ancestrale e gli abiti tradizionali, avevano già incantato gli artisti di tutta Europa, che nel loro Grand Tour su e giù per l’Italia si lasciavano ispirare dalla terra ciociara e dalla campagna romana. Le donne di Ciociaria trasformate in muse ispiratrici degli ideali patriottici, rappresentavano l’idea di patria.

"La bandiera italiana"

La Bandiera Italiana in mostra al Victoria & Albert Museum fino al 25 febbraio prossimo (di cui si conosce l’esistenza di almeno un’altra copia del 1863), fu realizzata da Gerolamo Induno nel 1865. Soltanto pochi anni prima, il 17 marzo 1861, il primo parlamento unitario aveva proclamato il Regno d'Italia, che non comprendeva, tra gli altri, Roma ed il Lazio, poiché furono parte dello Stato Pontificio fino al 1871; ma secondo gli ideali patriottici-nazionalisti Roma era considerata la capitale morale dell’Italia. Infatti pochi giorni dopo la costituzione del primo parlamento unitario, il 25 e il 27 marzo, Camillo Benso conte di Cavour tenne il suo primo, famoso discorso alla Camera dei deputati in cui concluse il suo intervento dichiarando che Roma "è la necessaria capitale d'Italia, ché senza che Roma sia riunita all'Italia come sua capitale, l'Italia non potrebbe avere un assetto definitivo".

Cenni storici

Roma era protetta dalla Francia di Napoleone III che era, al contempo, il principale alleato e protettore del giovane Regno d'Italia. Il 15 settembre 1864 la Francia e l'Italia stipularono una convenzione con la quale l'Italia si impegnava a non attaccare i territori del Santo Padre; in cambio la Francia ritirava le proprie truppe dai medesimi territori. Nonostante ciò le forze risorgimentali continuavano a premere affinché lo Stato Pontificio venisse annesso alla Patria italiana e Roma ne divenisse la capitale ufficiale.

L'opera

A tale contesto storico bisogna dunque far riferimento nell’intepretare l’opera di Gerolamo Induno, che con grande maestria nella realizzazione della composizione, si rende portavoce delle istanze unioniste. La forza dell’opera sta proprio nell’efficacia della sua composizione scenografico-teatrale, ove nel contesto di totale realismo di un ambiente di vita quotidiana, minuziosamente rappresentato, si innesta una scena che riesce a rendere tutte la tensione emotiva della situazione, magistralmente descritta negli atteggiamenti di tensione delle tre donne, nella luce soffusa, nei colori caldi e negli oggetti e verdure frettolosamente messe a terra per liberare la tavola sulla quale realizzare la bandiera italiana. A questo si aggiunge un linguaggio pittorico altamente qualitativo e l’allegoria della Patria italiana affidata alle donne in costume ciociaro.  Ovviamente protagonista indiscusso è il tricolore, in posizione centrale, illuminato da una luce soffusa e che diventa un tutt’uno con le vesti indossate dalla donna seduta in primo piano.

Induno, artista militante

Induno, artista militante, che aveva vissuto i momenti fondamentali della storia italiana del periodo prendendo parte alla Cinque giornate di Milano, alla guerra di Crimea e alla Repubblica Romana, ha portato  il suo attivismo anche in questa sua tela, in cui sembra incitare i romani a cucire il tricolore, ovvero ad unirsi alle lotte risorgimentali per “cucire” il nascente stato italiano ed allo stesso tempo galvanizzare le forze risorgimentali mostrando loro il supporto del popolo pontificio, unito alle lotte per la realizzazione dell’ideale comune di Patria italiana. L’opera inoltre sembra insinuare la lotta anche in chi la guerra non la fa, in chi sta a casa ed aspetta e allo stesso tempo dà speranza e incoraggiamento: accanto alla tensione c’è il tricolore che, come protagonista della scena, fa da monito ed incita a resistere e combattere.

Questa opera è uno splendido esempio della produzione artistica del Risorgimento italiano, di una pittura di genere non fine a sé stessa, ma impegnata nella trasmissione di valori ed ideali.  Proprio questo binomio tra arte e politica, arte come strumento di propaganda politica, usata sia da regimi che da movimenti sovversivi, è uno dei temi che la mostra londinese esplora con tanta maestria ed efficacia, grazie anche al ricorso a quest’opera di Induno, ammirata sulle note del Va Pensiero.

(Nota ed osservazioni di Federica Velardo)

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